Rom, chiude l'ex cartiera di via Salaria

Su 348 persone, 180 minorenni, la maggior parte ha ritenuto idonee le alternative proposte e le ha accettate. In strada, senza un tetto, ne sono rimaste ancora 38

Cancelli chiusi per l'ex cartiera di via Salaria. Dalle ore 10 di oggi il centro al civico 971, destinato dal 2009 ad accogliere soli rom, un ghetto etnico ridotto in condizioni vergognose con spazi asfittici e senza finestre, non esiste più. Sul posto per le operazioni gli uomini del gruppo SPE della Polizia Locale e dell'unità organizzativa territoriale. L'immobile è di proprietà del Poligrafico dello Stato, che ha richiesto al Comune di Roma, con il quale è in atto un contenzioso, un risarcimento di circa 4 milioni di euro. 

Le famiglie presenti sono state trasferite dalla struttura tramite un percorso di dialogo e confronto avviato dalla Sala Operativa Sociale settimane fa. Su 348 persone, 180 di minore età, la maggior parte ha ritenuto idonee le alternative proposte e le ha accettate. In strada, senza un tetto, ne sono rimaste ancora 38. 

"Sono dovute uscire dalla struttura in assenza di un’alternativa idonea. L’unica soluzione proposta dai rappresentanti del Comune di Roma comporterebbe infatti la separazione del nucleo famigliare con l’accoglienza all’interno di un dormitorio pubblico". E' quanto testimoniato dall'associazione 21 luglio, sul posto durante le operazioni di chiusura di questa mattina. Gli attivisti si sono detti soddisfatti "perché il lungo lavoro di pressione ha portato oggi i suoi frutti". D'altra parte la soddisfazione non è altrettanta per "una consultazione con le persone residenti non sempre adeguata e che non ha tenuto conto delle fragilità di cui ogni singolo nucleo è portatore"

Da qui la raccomandazione: "Le autorità locali riprendano il dialogo con i nuclei esclusi dalla ricollocazione al fine, soprattutto nei casi di maggiori fragilità, di individuare a breve una collocazione idonea". Perché "chiudere una struttura di accoglienza per ricollocare le persone accolte in baraccopoli istituzionali o in altre strutture emergenziali non può certo rappresentare la prassi per il superamento delle strutture riservate ai rom, perché non coerente con quanto previsto dalla Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom". Sempre sperando che la chiusura di via Salaria faccia da spartiacque. 

"Ci si augura pertanto che, in forza di tale esperienza possano presto avviarsi progetti di chiusura per le sette baraccopoli istituzionali per soli rom ancora presenti nella Capitale, così come il centro di raccolta di via Amarilli, attraverso processi di ascolto e condivisione e percorsi inclusivi sostenibili, rispettosi dei diritti umani e dell’infanzia"

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