Affittopoli, il circolo Pd di via dei Giubbonari chiude i battenti: "Delusione e tristezza"

L'ultima assemblea il 26 ottobre. La segretaria: "Cari iscritti, i primi giorni di novembre riconsegniamo le chiavi". Orfini: "Rispettiamo la legge, ma vogliamo partecipare a un bando"

Il circolo Pd di via dei Giubbonari (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Alla fine il momento è arrivato. Il circolo Pd di via dei Giubbonari chiude definitvamente i battenti. Dopo una lunga battaglia giudiziaria avviata dopo l'approvazione della delibera 140 del Comune di Roma "che non riconosce la titolarità a rimanere nei locali" a due passi da Campo de' Fiori, la sentenza del Consiglio di Stato del 22 settembre scorso pone la parola fine per l'ex casa del Fascio traformata subito dopo la seconda guerra mondiale in una sezione del Pci. "Cari iscritti, nei primissimi giorni di novembre dobbiamo consegnare le chiavi della sezione al Comune di Roma" scrive la segretaria del circolo Giulia Urso su Facebook. L'ultima assemblea si terrà mercoledì 26 ottobre e per l'occasione saranno presenti anche il commissario del Pd Matteo Orfini e quello del partito del primo municipio Elisa Simoni.

Tutto è partito dalla delibera 140 approvata dall'amministrazione di Ignazio Marino, un provvedimento che aveva l'obiettivo di mettere ordine all'utilizzo del vasto patrimonio comunale e che coinvolge decine di spazi sociali in tutta la città. Il circolo si era rivolto al Tar ma la vicenda giudiziaria non è finita in suo favore: il Consiglio di Stato il 22 settembre scorso non gli ha riconisciuto il titolo a restare nei locali. Il braccio di ferro è partito in merito all'ammontare del canone con il Comune che ha stimato una morosità di 130 mila euro. Lo sfratto è stato reso esecutivo dall'ex commissario Tronca e nelle prossime settimane arriverà a compimento. 

Nello storico circolo Pd, un tempo sezione del Pci di Regola Campitelli sorta dalle ceneri di un'ex Casa del Fascio, intitolato a Guido Rattoppatore, operaio e partigiano fucilato dai nazifascisti nel marzo 1944, hanno fatto attività politica tanti iscritti conosciuti, da Giorgio Napolitano a Fabrizio Barca, da Luigi Zanda a Monica Cirinnà all'ex assessore Maurizio Pucci. 

"La notizia già nota a molti di voi ha sparso incredulità, delusione e tristezza profonda" continua Urso. "Dal primo giorno che sono stata eletta segretario della sezione mi sono adoperata per tentare di sanare il contenzioso amministrativo e, supportata da tutti voi, ho impostato e svolto il nostro agire politico in modo da creare una realtà viva e importante per una intera Comunità e non solo di Partito. Non è stato sufficiente. E i motivi sono tanti" continua nella lettera. "Ho ovviamente il cuore colmo di amarezza, ma credo anche che, se ci è dato vivere questo, dobbiamo affrontarlo con l'orgoglio e la consapevolezza politica che questa storia ci ha donato. Soprattutto non sarà banale gestire questo cambiamento di sede e di prospettiva, ma tutti ce ne faremo carico. Ne sono certa". 

Sulla vicenda si è espresso anche Matteo Orfini: "È un momento triste per tutti noi. Ma credo sia utile chiarire alcune cose. Quando divenni commissario uno dei primi atti che feci fu scrivere al Comune chiedendo di essere convocato per concordare modalità di pagamento dei debiti che avevo trovato" scrive. "In 18 mesi nonostante numerose e ripetute richieste non siamo mai stati formalmente convocati. Né dall'amministrazione Marino né da quella Raggi. Un solo incontro assolutamente interlocutorio lo dobbiamo al commissario Tronca. Ciò nonostante in questi mesi abbiamo comunque versato circa 35.000 euro. L'incontro che chiedevamo serviva per confrontarci sull'entità complessiva del debito, a nostro parere assai inferiore a quanto riportato dai mezzi di informazione e sulle modalità di una eventuale rateizzazione" continua. 

"Il Comune ci ha sfrattato non per il debito, ma perché saremmo sprovvisti di titolo di locazione. Una tesi contro la quale abbiamo ricorso - perdendo - al Tar e al Consiglio di Stato. Siccome siamo un partito che crede nella legalità rispetteremo la sentenza e lasceremo la sede" continua. "Ma un minuto dopo chiederemo al Comune con che modalità intenda assegnare quell'immobile. E siamo pronti a partecipare a eventuali bandi per l'assegnazione".

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