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Il Centro Baobab chiede risposte sul tema dell'accoglienza migranti

"Il comune di Roma aveva promesso di trovare soluzioni alternative al momento dello sgombero ma così non è stato"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

COMUNICATO AMICI DEl BAOBAB -- Gli amici di Baobab chiedono alle istituzioni che venga aperto un tavolo di lavoro sul tema dell'accoglienza, come era stato promesso al momento dello sgombero del 6 dicembre 2015.

"Da parte del Comune ancora silenzio e inerzia rispetto ad un'emergenza umanitaria che presto riesploderà anche a Roma. Tempo prezioso è trascorso senza che le istituzioni aprissero un tavolo di lavoro (con noi volontari?) sul tema dell'accoglienza come si erano invece impegnati a fare al momento dello sgombero del Centro Baobab.

Un silenzio che per noi equivale ad un crimine.

Siamo stati pazienti. Molto, troppo. Sono passati più di due mesi dall'ultimo incontro con il sub-commissario Vaccaro e l'individuazione di una struttura per l'accoglienza, che avevamo richiesto non c'è stata, né il 15 dicembre come promesso, né ad oggi, 24 febbraio. Abbiamo lasciato che chiudessero il dormitorio (CENTRO BAOBAB? non era solo un dormitorio) ricollocando gli ospiti, collaborando pacificamente con il Comune, che avrebbe dovuto risolvere già a monte le spinose questioni dell'emergenza prima e dell'accoglienza.

Lo abbiamo fatto alla sola condizione che i migranti fossero trattati come esseri umani e ricevessero un'accoglienza degna. È stata una fiducia mal riposta, evidentemente, se dopo due mesi le istituzioni continuano a tacere; i migranti in transito e i richiedenti asilo sono stati ancora una volta un problema nostro, perché la processione di vite in difficoltà è continuata, davanti al presidio di via Cupa, e la Sala Operativa Sociale del Comune sa bene che spesso la soluzione al problema alloggiativo di queste persone lo abbiamo fornito noi come gruppo di volontari.

Le abbiamo fornite peraltro resistendo alla tentazione di riappropriarci dell'immobile (o meglio, di una parte di esso visto che a pochi giorni dallo sgombero l'area diurna del centro era già diventata uno squallido garage) anche quando era necessario per l'emergenza freddo. Abbiamo individuato una sede che logisticamente e strutturalmente poteva essere idonea, ma le risposte anche su questo piano tardano ad arrivare. Come ci è stato richiesto in sedi di incontri istituzionali per poter avere un ruolo ufficiale di interlocutori, ci siamo strutturati in associazione, nonostante evidenti criticità ed abdicando in parte alla natura spontanea della mobilitazione, ma è una trasformazione che non sappiamo se avrà una funzione utile ai fini della ricerca di una soluzione alloggiativa per i transitanti, visto che finora nessun passo in avanti in concreto è stato compiuto.

Nello spirito che ci ha guidati in questi mesi, sarebbe per noi intollerabile, alla ripresa dei flussi, non garantire gli standard minimi di accoglienza di popolazioni in fuga, per questo saremmo costretti, qualora le istituzioni continuassero a tacere, ad allestire un campo provvisorio, a ricercare spazi alternativi, ed in questo chiediamo con forza a cittadini, associazioni, Ong e Alla società civile supporto e sostegno materiale, certi di non essere delusi.

Sgomberare un centro di accoglienza, che nonostante le molte criticità è stato preso come modello di accoglienza a livello europeo, senza offrire alternative concrete è un atto criminoso. Silenzio e inerzia equivalgono a complicità nell'abbandonare a sé stesse queste vite fuggite dal pericolo. Noi, come Baobab Experience e come cittadini europei, non lo possiamo e non lo dobbiamo permettere".

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