Sfiducia a Zingaretti, Cavallari salva tutti. La svolta l'ipotesi Durigon come candidato alla presidenza

L'ex leghista annuncia il suo no e fa tirare un sospiro di sollievo anche a chi la mozione l'aveva presentata. Il retroscena dietro il no alla sfiducia

Cavallari libera tutti. Sono le 11.50 del mattino quando sulle agenzie compare la nota stampa dell'esponente del gruppo misto in regione Lazio. Lui, ago della bilancia nella mozione del centrodestra insieme all'ex forzista Pino Cangemi, scioglie la riserva: "Non voterò la sfiducia". Un tana libera tutti che ha svelato il bluff del centrodestra. "La classica situazione sfuggita di mano", raccontano i più negli uffici della Pisana, con il centrodestra che si muove per stanare i grillini e i due transfughi nel gruppo misto e che finisce in trappola. A liberare tutti da imbarazzi e paure è proprio lui, Enrico Cavallari, ex assessore della giunta Alemanno ed ex leghista.

Si racconta che fino a lunedì sera l'ex leghista fosse pronto al voto della mozione, convinto a tornare nei ranghi per non restare con il cerino in mano. Si raccontava che Salvini in prima persona l'avesse cercato per convincerlo a tornare nei ranghi. Chiacchiere, voci, che hanno trovato la smentita questa mattina. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Secondo quanto risulta a RomaToday sarebbe stato il retroscena uscito ieri su Il Messaggero a portare Cavallari sulle posizioni di oggi.

A colpirlo non tanto l'ipotesi dell'entrata in giunta del Movimento Cinque Stelle, quanto il nome del possibile candidato leghista, ovvero Claudio Durigon, deputato pontino sempre più potente nella Lega romana. Un nome inviso a Cavallari e che, stando ai soliti ben informati, avrebbe convinto l'esponente del gruppo misto a prendere coraggio e a dire: "No, la mozione non la voto". Il diretto interessato non parla e quindi non conferma, ma chi è riuscito ad avvicinarlo non ha dubbi. Che tra i due non corra buon sangue del resto non è un segreto: una guerra che ha portato proprio Cavallari lontano dalla Lega, nonostante sul suo profilo compaiano ancora foto con Salvini.

Una posizione che nel giro di poche ore è suonata come un tana libera tutti. Il primo ad approfittare della strada segnata da Cavallari è stato Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia. Interpellato dalla Dire è stato chiaro: "Adesso chiamerò il mio capogruppo e gli dirò che vista la posizione di Cavallari è inutile andare a fare delle figure del genere in Consiglio. Loro avevano dato per certo che Cavallari avrebbe firmato la mozione di sfiducia, ma davanti alle parole di Cavallari ci conviene di più a fare una battaglia sul bilancio e dare risposte certe ai problemi nei comuni e nelle imprese che a discutere di una mozione che non ha i numeri".

Proprio in Forza Italia c'erano i maggiori dubbi relativamente alla mozione. C'era infatti il timore di tornare alle urne e di ritrovarsi con un contenitore svuotato dall'ascesa della Lega. La quota di cinque consiglieri sarebbe diventata un miraggio in caso di nuova tornata elettorale. Da qui la posizione di Fazzone.

La nota di Cavallari fa tirare un sospiro di sollievo anche al Movimento Cinque Stelle che approfitta subito dell'occasione per raccontare l'implosione del centrodestra. E' Roberta Lombardi a parlare di mozione come autogol per il centrodestra: "Un vero e proprio autogol che, nato dall’intento del centro destra di stanare le altre opposizioni, tra cui il M5S, ha finito invece col rivelare per l’ennesima volta le loro divisioni interne. Un esito ancora più paradossale se si considerano i fantasiosi retroscena apparsi in questi giorni su più testate giornalistiche su un possibile Governo del Cambiamento tra la Giunta Zingaretti e il M5S, unica forza di opposizione a dichiarare e a sostenere fermamente sin dall’inizio la propria disponibilità a votare la sfiducia", continua Lombardi. 

"Visto che anche Forza Italia ha dichiarato che non ci sono più le condizioni per presentare la mozione di sfiducia, chiedo al centro destra di ritirarla, perché abbiamo già sprecato una settimana di lavoro per questa buffonata rivelatasi una presa in giro per le Istituzioni e cittadini. Se il centro destra si rifiuterà di ritirarla, noi non ci presenteremo in Aula".

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