Case all'asta, dal Comune piano B per le famiglie a rischio sfratto: "Tuteleremo tutte le fragilità"

Prima di procedere con l'asta, fanno sapere, verificheremo caso per caso

L'incontro tra sindacati al termine dell'Assemblea capitolina

Un analisi caso per caso per valutare le posizioni di ogni famiglia. Con una assicurazione: le ‘fragilità’ verranno tutelate e nessuno finirà per strada. Mentre dalla maggioranza pentastellata in Aula Giulio Cesare si chiede una pausa alle opposizioni, con il rinvio della mozione dem a settembre, sul caso delle famiglie a basso reddito che vivono nelle case del patrimonio disponibile di Roma Capitale destinato ad essere messo in affitto all’asta a prezzi di mercato insieme a circa 500 alloggi si stanno muovendo anche gli uffici del dipartimento Politiche Abitative.

Sotto i riflettori, in particolare, gli stabili di case popolari compresi nel quadrante tra piazza Testaccio e via Ginori in cui 64 appartamenti rientrano nel patrimonio disponibile del Campidoglio e quindi destinati ad essere messi all’asta con affitti a che partono dai valori di mercato. Come denunciato da Romatoday nei giorni scorsi, tra quanti sono stati portati lì dal Comune ormai oltre vent’anni fa in seguito a sgomberi e quanti hanno avuto queste case in assegnazione direttamente dalle liste dell’edilizia pubblica, la maggior parte di questi inquilini finirebbe per strada. Non solo. In quegli immobili vivono anche le famiglie superstiti dal crollo della palazzina di via Vigna Jacobini del 1998 che, dopo il dolore e le difficoltà economiche seguite alla tragedia, rischiano di perdere nuovamente la propria casa. 

Il video - Le famiglie: "Non siamo scrocconi"

Dall’assessorato però fanno sapere a Romatoday che “nessuno verrà lasciato per strada e che gli uffici procederanno all’analisi delle singole posizioni per prendere in carico le situazioni di fragilità”. Sulla decisione di mettere all’asta gli affitti di tali case, però, nessun passo indietro: “Gli effetti della delibera che pone fine ad affittopoli” fanno sapere dall’assessorato “vanno a vantaggio di tutta la cittadinanza”. L’obiettivo è “restituire chiarezza ad una situazione trattata nel grigiore più totale”. 

Intanto giovedì scorso in Consiglio comunale anche dalla maggioranza a Cinque Stelle in Assemblea capitolina si è aperto uno spiraglio al dialogo. La mozione del consigliere Pd Orlando Corsetti, che chiedeva di sospendere gli effetti della delibera e di tenere in considerazione i redditi di quanti vivono in queste case, è stata rinviata a settembre. Il motivo: l’apertura, seppur timida, della presidente della commissione Patrimonio Valentina Vivarelli e di quella alle Politiche Sociali Agnese Catini ad aprire un ragionamento in merito al provvedimento. Dichiarazioni rilasciate al gruppo di residenti e di sindacati presenti in occasione della votazione.

In particolare, per assistere alla discussione della mozione, erano presenti i sindacalisti Emiliano Guarneri (Sunia), Guido Lanciano (Unione Inquilini), Paolo Rigucci (Sicet), Yuri Trombetti, responsabile Politiche abitative del Pd di Roma. Anche in quell’occasione è stato ribadito l’allarme dei sindacati in merito alle possibili conseguenze nell’applicazione della delibera: “Ci auguriamo che la Presidente Vivarelli possa intercedere con l’assessora Rosalba Castiglione per l'apertura a fine estate di un tavolo di trattative risolutive” le parole di Lanciano. 

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