Affittopoli, in Tribunale il Campidoglio fa marcia indietro su 80 appartamenti messi all'asta

Depositata una proposta di delibera che stralcia gli alloggi di Testaccio e via Giolitti dal provvedimento che alza gli affitti in 488 immobili

Era stata annunciata come la fine di affittopoli. E invece la delibera che ha messo all’asta a prezzi di mercato i canoni di locazione di 488 immobili di proprietà comunale ha rischiato di sferrare un colpo basso al disagio abitativo della città. Circa 80 di questi appartamenti sarebbero infatti case popolari. Portato in tribunale da un gruppo di inquilini di Testaccio, residenti negli alloggi da valorizzare, il Campidoglio ha fatto un passo indietro. All’udienza del 25 settembre 2019, infatti, l’avvocato di Roma Capitale ha depositato una proposta di delibera che stralcia un lungo elenco di beni “ascrivibili al patrimonio indisponibile” ovvero di edilizia residenziale pubblica inseriti tra quelli da valorizzare. La sua approvazione, scrive il giudice, “determinerebbe la cessazione della materia del contendere”. Così l’udienza è stata rinviata al 24 marzo 2021.

Stiamo parlando della delibera 133 del 2018, presentata il 12 luglio dello stesso anno dalla sindaca Virginia Raggi, dall’ex assessora a Patrimonio e Politiche Abitative, Rosalba Castiglione, e dall’ex consigliera che ha preso il suo posto, al tempo presidente della commissione Patrimonio, Valentina Vivarelli. Gli introiti per 488 immobili (non tutti sono appartamenti) sarebbe dovuto passare da 1,1 milioni di euro a 7. La parte più succulenta di questa operazione è nel I municipio: 240 immobili inseriti in una zona della città dove i valori immobiliari sono alle stelle. Tra quest’ultimi anche i palazzi di via Ginori e piazza Testaccio, per metà assegnati come case popolari per metà inseriti nel patrimonio indisponibile da valorizzare. Le 64 famiglie coinvolte hanno però raccontato di essersi trasferite lì tramite la graduatoria per un alloggio Erp o su indicazione del Comune che ne aveva certificato lo stato di disagio abitativo. Nella stessa situazione anche una quindicina di appartamenti di via Giolitti, nei pressi della stazione Termini.

Il video - Dentro le case di Testaccio

Con il timore di finire in mezzo a una strada, gli inquilini di Testaccio hanno aperto così un contenzioso con il Comune che si è preparato a stralciare queste abitazioni dall’elenco. Il 2 luglio 2019, quando ancora l’assessora era Castiglione e direttore Aldo Barletta, il dipartimento Patrimonio e Politiche abitative protocolla una proposta di delibera per stralciare 63 appartamenti a Testaccio e 15 in via Giolitti dall'elenco del patrimonio disponibile da affittare tramite un'asta. Queste case “sembrano potersi ascrivere” al “patrimonio indisponibile”. Si legge ancora: “Probabilmente per errore dovuto anche ad un utilizzo disomogeneo negli anni da parte dell'amministrazione di tali alloggi, i beni sono stati ascritti al patrimonio disponibile”.

Nel documento viene citata una delibera consiliare del 1984 con la quale il Consiglio comunale ha autorizzato Cassa depositi e prestiti a concedere un mutuo ai Comuni per opere di edilizia residenziale pubblica. Il Campidoglio ha usato una parte di questa quota per acquistare immobili sparsi per la città, tra cui gli indirizzi di Testaccio e dell'Esquilino. Viene citata poi una legge regionale del 1987 in base alla quale “alloggi acquisiti con contributo pubblico e utilizzati per finalità proprie dell'edilizia residenziale pubblica sono da considerare alloggi da assegnare a coloro che hanno diritto ad un alloggio appunto di Erp”. La proposta di delibera, depositata in Tribunale così da far slittare di un anno e mezzo l’udienza, non è ancora stata approvata dall’Aula Giulio Cesare. 

“Ora attendiamo che questo provvedimento venga approvato dal Consiglio”, il commento di Yuri Trombetti, responsabile Casa del Pd di Roma, che ha sostenuto gli inquilini di Testaccio. “È assurdo che i cittadini abbiano dovuto avanzare ricorso per fare in modo che anche il Comune riconoscesse che si tratta di una delibera sbagliata. Questi inquilini sono stati destinatari di un atteggiamento vessatorio da parte dell’amministrazione comunale, senza considerare che per anni hanno versato affitti non parametrati ai loro redditi proprio perché i loro appartamenti erano considerati parte del patrimonio disponibile”.

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“Abbiamo posto un problema serio sul tema del patrimonio comunale”, commenta Angelo Fascetti, di Asia Usb che ha raccolto la denuncia degli inquilini di via Giolitti. “Da un lato la conservazione della funzione del patrimonio pubblico, dall’altro impedire un processo speculativo che favorisce i processi di espulsione dal centro storico. Siamo felici che alla fine abbiamo avuto ragione”.

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