Casal Bruciato, urla "ti stupro" contro rom: "Non l'ho detto e non sono di Casapound". Filmati al vaglio della Digos

La difesa del giovane che dice di non appartenere al movimento di estrema destra. Ma alcune immagini lo smentiscono. Il questore: "Manifestazione del pensiero dev'essere pacifica"

Frame dal video dell'agenzia Dire

Con un video fatto girare sui social dichiara di non averlo mai detto. Quel "troia, ti stupro!" documentato dai cronisti non sarebbe mai uscito dalla sua bocca. Casapound da parte sua si dissocia e il ragazzo stesso lo precisa: "Non sono un militante". E' il tentativo di difesa dei neofascisti, quelli che martedì scorso spalleggiavano un gruppetto di residenti in rivolta contro una famiglia rom legittima assegnataria di una casa popolare del Comune. Siamo a Casal Bruciato, boccone della prima periferia romana, cornice dell'ennesimo episodio di violenza che prende di mira "gli zingari". Ecco i fatti, riassunti in breve. 

Parte lunedì con le prime tensioni il presidio delle tartarughe frecciate. Imer e Sedana, padre e madre di 12 bambini, di origine bosniaca, non lasciano la loro casa, quella che la legge gli consente di abitare. Restano barricati, impauriti, tra le urla di qualche residente e molti estremisti che fomentano i presenti. Megafoni, slogan, il classico dei classici "prima gli italiani", e ancora "andate via". Non va meglio martedì. Il clima si fa incandescente. Casapound si dà un nuovo appuntamento sotto le case di via Satta. A scortare Sedana con la sua bambina ci pensa un cordone di poliziotti. Ma basta entrare nel cortile condominiale del palazzo, per far montare la furia dei manifestanti. Si crea la ressa intorno alla donna. Gli insulti si accavallano l'uno sull'altro. Ma ce ne sono due che finiscono in un video dell'agenzia di stampa Dire. Frasi choc che fanno il giro del web e dei titoli stampa il giorno dopo, a tutta pagina sui giornali cartacei: "Ti stupro". Poi ancora: "Troia". 

Nel video vengono attribuite a un giovane, ritratto come attivista di Casapound. La polemica monta. Sono parole intollerabili per tutti. Le condanna anche la destra. E gli stessi neofascisti provano a smarcarsi: "Le frasi pronunciate a quanto pare da qualche residente sono sbagliate e da condannare, ma figlie dell'esasperazione. Se i residenti di #CasalBruciato, e delle altre borgate di #Roma, avessero servizi e trasporti queste tensioni non si verificherebbero" twitta Mauro Antonini, il numero uno di Casapound a Roma. 

Finché anche il giovane, Daniele, o almeno così dice di chiamarsi, che nel video tra labiale e sonoro si vede imprecare contro la donna, prova a gettare acqua sul fuoco con un altro filmato diffuso sui social dagli stessi vertici romani dei neofascisti: "Non ho detto ti stupro, ho detto altre cose delle quali mi scusa con la signora". Poi, "io non appartengo a Casapound, non sono iscritto. Ero lì da semplice cittadino. Io mi accosto a determinate cose, ho preso parte a loro iniziative. Ma non sono un militante". Ma della sua adesione al movimento di oltranzisti di destra parlano diverse immagini su facebook, nella pagina di Casapound V municipio, che lo ritraggono presente, con indosso il fratino de La Salamandra - associazione di volontariato legata al movimento - durante una colletta alimentare (vedi in basso, il secondo da sinistra).

A fare chiarezza sull'accaduto, penseranno gli inquirenti. Le immagini della protesta sono state acquisite dalla Digos. E nelle prossime ore sarà pronta una prima informativa che verrà depositata all'Autorità giudiziaria.

Sul caso si è espresso in mattinata il questore di Roma Carmine Esposito: "Per me vale solo il principio che deve essere rispettata la legge da parte di chiunque: i beni costituzionalmente protetti devono essere salvaguardati. La libertà di manifestare ma nel contempo il rispetto della legge. Naturalmente tutto quello che è accaduto a Casal Bruciato è al vaglio degli inquirenti, ci sono situazioni che sono state sottoposte alla autorità giudiziaria, ci sono delle denunce perché gli eccessi sono eccessi. La manifestazione del pensiero, non lo dico io, ma la Costituzione, deve avvenire in maniera pacifica. I cittadini devono essere liberi di manifestare ma nel rispetto della legge. Ci tengo a ringraziare i 'miei' poliziotti, che sono un baluardo per la democrazia"

Intanto nella giornata di ieri Virginia Raggi si è recata a Casal Bruciato. Anche lei ricoperta di insulti dai presenti: "Mafiosa, zozzona, non sei la nostra sindaca". Ha fatto visita alla famiglia rom insieme al direttore della Caritas. E stavolta, non come a Torre Maura o ancora a Casal Bruciato settimane fa, sembra aver scelto la linea dura: "I rom restano qui. Di quella casa hanno diritto. Rispettiamo la legge".

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