"La Casa delle donne va sgomberata": l'allarme lanciato da Lucha y Siesta. Comune e Atac fissano la data

La Casa delle Donne 'Lucha y Siesta', con una lettera, spiegano: "La brutale accelerazione delle procedure di sgombero fa supporre che esista già un acquirente"

Foto di Sara Cervelli

La Casa delle donne Lucha y Siesta sarà sgomberata. E' quanto spiegano da via della Lungara con un lungo post dove si legge anche una data, quella del 15 settembre, in cui è stato annunciato anche l'interruzione delle utenze.

"Comune, Atac e Tribunale hanno deciso. La gravissima decisione ci è stata comunicata ieri con una lettera che ci avvisa dell'immediato sgombero dello stabile. È così che Comune, Atac e Tribunale vogliono decretare la fine di una delle esperienze socio-culturali più preziose in città, e la soppressione del Centro e della Casa rifugio per donne che vogliono uscire dalla violenza più grande di Roma e della Regione Lazio", scrive Lucha y Siesta.

Il 15 settembre la luce si spegnerà. "La brutale accelerazione delle procedure di sgombero, nonostante le inconsistenti rassicurazioni dell'ultimo anno, oltre a causare sconcerto e apprensione per il futuro tra chi vive nella struttura (15 donne e 7 bambini), fa supporre che esista già un acquirente", si legge nella lettera firmata da donne, attiviste e femministe della Casa delle donne Lucha y Siesta che continua: "Da una parte quindi, il Comune di Roma, che fa della violenza sulle donne una vetrina politica, sceglie la precarietà dei bandi e lo svuotamento dell’approccio femminista al contrasto di questo fenomeno senza tutelare la prevenzione, la sostenibilità dei percorsi di fuoriuscita e la cultura che lo alimenta. Dall'altra l'Atac, affogato dai debiti per una storica cattiva gestione, svende il patrimonio a favore dei soliti noti speculatori".

"Dobbiamo pertanto mettere in conto che non solo le interlocuzioni avute si sono rivelate, alla prova dei fatti, solo bugie e manipolazioni, ma che questa città allo sbando è in mano a liquidatrici e a tribunali fallimentari. La politica ha abdicato alla sua funzione pubblica per nascondersi dietro procedure giudiziarie e burocratiche, preoccupandosi come sempre degli interessi di pochi piuttosto che del benessere di milioni di persone che ci vivono. - conclude la missiva - Oggi viene presentato il governo della discontinuità ma noi da qui, Roma - Pianeta Terra - non registriamo alcun cambiamento se non ingiustizia, accanimento e la solita incompetenza e incapacità politica. Da Lucha y Siesta non ce ne vogliamo andare, perché è necessaria più dell'aria".

A sostenere la battaglia anche le opposizioni. "Le notizie che giungono dalla Casa delle donne Lucha y Siesta sono allarmanti. Non è possibile procedere allo sgombero immediato senza tener conto del ruolo che la Casa ha nella Capitale e della presenza di 15 donne e 7 bambini nella struttura. L'assenza di una direzione politica nella vicenda, che avrebbe dovuto anteporre la funzione del centro alle esigenze economiche, è un chiaro segnale del fallimento e dell'assenza di una visione per la città. Questa brusca accellerazione del tribunale per il risanamento di Atac non può avvenire sulla pelle delle donne e di una esperienza socio-culturale che, negli ultimi dieci anni, ha lavorato anche attraverso risorse regionali", sostiene in una nota la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti.

"Atac e Campidoglio rivedano le scelte e non si rendano complici di azioni contro chi offre solidarietà ai pià deboli. Sfrattare definitivamente Lucha y Siesta significa negare una mano tesa a chi soffre. Avevamo già lanciato un campanello d'allarme con un'nterrogazione e una mozione nelle quali chiedevamo gia' nei mesi scorsi di intervenire, ma la sordita' sulla questione della maggioranza capitolina èstata disarmante. La sindaca intervenga, interrompa le procedure in atto e mostri il volto solidale della nostra città". Cosi' in una nota il gruppo capitolino del Pd.

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