Casa Internazionale delle donne e Lucha y Siesta in protesta in Campidoglio: "Torniamo in piazza"

All'appuntamento fissato per il pomeriggio di martedì 18 febbraio anche il movimento Non una di meno

Immagine di archivio

"Torniamo in piazza". Lo hanno annunciato le donne sotto sfratto di Lucha y Siesta, della Casa Internazionale e di Non una di meno. L'appuntamento con la piazza "aperta" è fissato per il pomeriggio di martedì 18 febbraio, alle ore 16.00 in piazza del Campidoglio. L'incontro anticipa di alcune settimane la mobilitazione dell'8 marzo e lo sciopero femminista del giorno successivo.

"Perché si deve riconoscere la loro autonomia e il valore sociale, politico ed educativo che riversano intorno, sulle scuole, nelle associazioni e per le strade di tutti i quartieri. Noi siamo valore sociale, politico ed educativo" hanno detto in una nota congiunta le donne della Casa Internazionale, di Lucha y Siesta e di Non una di meno. 

La Casa delle donne: "Ecco perché scendiamo in piazza"

"Rischiamo lo sfratto ogni giorno. Da agosto 2018 il Comune di Roma ha revocato la convenzione ma le associazioni della Casa continuano a svolgere i servizi per tutte le donne, senza riconoscimento del loro valore sociale, senza alcun finanziamento da parte del Comune - hanno detto a  pochi giorni dalla manifestazione cittadina- Si cancellerebbe un luogo storico e simbolico del femminismo romano, patrimonio della storia dei diritti e delle libertà delle donne ma anche di tutta la città". Nei giorni scorsi le commissioni affari costituzionali e bilanci, riunite insieme in Campidoglio hanno dichirato inammissibile l'emendamento che avrebbe dovuto salvare la Casa di via della Lungara. 

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Il distacco delle utenze per Lucha y Siesta

A scendere in piazza martedì anche le donne di Lucha y Siesta: per loro, il 20 febbraio è previsto il distacco delle utenze "Per volere di Atac spa con il sostegno del Comune, nella procedura di concordato per evitare il fallimento della municipalizzata più indebitata d‘Italia, nonostante la Regione Lazio abbia avviato le procedure per partecipare all’asta e acquistare l’immobile" si legge nella nota congiunta. "Si vuole chiudere così un presidio sociale e politico contro la violenza e un luogo prezioso con 14 stanze in una città drammaticamente carente di posti in case rifugio e ben al di sotto degli standard previsti nella Convenzione di Istanbul" hanno aggiunto. 
 

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