Cartelloni, la giunta approva i piani di localizzazione: ora la palla passa al commissario

L'assessore Marta Leonori riavvolge il nastro della lotta a cartelloni e "cartellonari". Il piano regolatore, la sanatoria cancellata, le rimozioni. "Lasciamo un'eredità importante a chi verrà dopo di noi"

Metratura ridotta a un terzo del totale, cinquemila impianti tornati abusivi con la cancellazione della sanatoria e quindici piani di localizzazione approvati dalla giunta con annesso rilancio del bike sharing. Un percorso virtuoso quello di regolamentazione degli impianti pubblicitari romani che la giunta Marino lascia in eredità ai successori. Il rischio? Che il commissario e il suo "dream team" non portino a termine gli ultimi step necessari a far partire la gara pubblica. E che il prossimo governo scelga di percorrere strade diverse, vanificando il lavoro. 

"Siamo andati avanti con determinazione, grazie alla collaborazione di tutti i livelli istituzionali. Abbiamo messo fine alla giungla dei cartelloni romani. Un percorso dal quale non si dovrà tornare indietro". Marta Leonori, assessore al Commercio uscente, riavvolge il nastro della lotta a cartelloni e "cartellonari", per anni invocata da cittadini e comitati nati ad hoc per combattere il fenomeno della pubblicità senza regole. Ripercorre le tappe di quanto portato a casa e di quanto lascerà in mano ai prossimi amministratori. Lo fa alla Casa della Città di via Moletta, dove tra slide, numeri e nuove normative, racconta di un piccolo grande successo. 

LO STATUS ANTE - Circa 233mila metri quadrati di cartellonistica che imbrattavano Roma quando la giunta Marino si è insediata. Un dato abbattuto del 70% grazie al piano regolatore, il Prip, approvato in Aula il 30 luglio 2014 in occasione del bilancio, e alla cancellazione della delibera 116/2013, una sorta di sanatoria per circa 5mila impianti privi di autorizzazioni che sono tornati abusivi (già 2mila sono stati rimossi dalle stesse ditte).

LE NOVITA' INTRODOTTE - Oggi lo spazio previsto sul territorio per ospitare le pubblicità è di 62mila metri quadrati, con impianti ridotti non solo nel numero ma anche nel formato, e quindici piani di localizzazione (uno per ogni municipio, redatti da Aequa Roma) che serviranno a individuare sul territorio numero, posizione esatta e dimensioni di ogni impianto. Un completamento del percorso avviato con il piano regolatore e un mezzo importante per fornire la localizzione certa dell'impianto e definire così i lotti della gara. 

Insomma, una rivoluzione particolarmente apprezzata da blogger e comitati paladini di decoro e legalità, gli stessi che per anni hanno denunciato l'anarchia vigente in materia di pubblicità. E ultima speranza per il bike sharing, che a Roma, si sa, non è mai decollato. Con i lotti da definire per le prossime gare verrebbe regolata anche la gestione del servizio di biciclette condiviso, da affidare alle ditte in cambio degli spazi pubblicitari ceduti. Peccato che il tutto rischi di restare appeso alle dimissioni del quasi ex sindaco Marino e a una legislatura che si interrompe a metà, esattamente come il nuovo corso dei cartelloni "sostenibili". Sì, perché quanto fatto fin'ora non è sufficiente per cantare vittoria. 

COSA MANCA - La giunta ha approvato in prima istanza i piani dei municipi, avviando il percorso di partecipazione nei parlamentini. La finestra di tempo è di 30 giorni, quindi il termine del 2 novembre, l'addio di Marino, si sfora ampiamente. Passato il mese per la discussione con i minisindaci, i piani dovrebbero tornare in giunta per l'ok definitivo. Solo allora avremo le basi per far partire gli appalti. 

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"Ci auguriamo che il Commissario possa portare avanti tutta questa eredità che lasciamo" chiude Leonori, quasi commossa al termine dell'intervento tra saluti e ringraziamenti per il lavoro di squadra. La speranza è che lo facciano i municipi che resteranno in carica. "Ci pensiamo noi a spingere per completare l'iter". E' Andrea Santoro, minisindaco del IX, a rassicurare chi teme lo stop con il commissariamento, e l'eventuale cambio di rotta. Un passaggio di testimone, perché almeno su questo la città non debba ricominciare da zero. 

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