Carlo Calenda: "Prefetto commissari Roma. Per il dopo Raggi lavoriamo a costruire forza civica"

A RomaToday parla Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico. Una parte del Pd lo vorrebbe come candidato alle amministrative nel 2021

L'ex ministro Carlo Calenda e la sindaca Virginia Raggi

Su Virginia Raggi esprime un giudizio tranchant, "non è capace", al punto da aver annunciato la presentazione di una richiesta di commissariamento per il Comune di Roma, diretta al Prefetto. Carlo Calenda, europarlamentare, ex Pd, fondatore del movimento Siamo Europei, entra a gamba tesa nel dibattito politico romano. Già in rotta con il Movimento Cinque Stelle della Capitale quando era ministro dello Sviluppo economico, il suo attivismo sulle questioni cittadine, a meno di due anni dal voto, farebbe pensare a un progetto in embrione su Roma. Accetterebbe una candidatura a sindaco? "In questo momento mi sto occupando di altro a livello nazionale". Ma, tra le righe, non lo esclude. E comunque avverte gli ex colleghi del Partito democratico: per riprendersi il Campidoglio ci sarà bisogno di una spalla civica, "noi siamo pronti a costruirla".

Onorevole, negli ultimi tempi ha speso molte delle sue dichiarazioni su Roma, alcune durissime specialmente contro l'amministrazione M5s. Perché tutta questa attenzione improvvisa per le condizioni della Capitale?

In realtà ci ho già lavorato molto quando ero al ministero dello Sviluppo economico, già allora mi sono reso conto di avere davanti un misto di incapacità e presunzione senza eguali. Un esempio plastico, ricordo un incontro con una rete di aziende romane, saltai il Consiglio dei ministri per essere presente, Raggi invece pensò bene di dare forfait e mandare un tecnico. Ora il quadro in generale delle condizioni della città è drammaticamente peggiorato.

A questo proposito ha parlato di una proposta da avanzare per il commissariamento di Roma. Ci spiega meglio?

Stiamo preparando una richiesta al Prefetto per le dimissioni del sindaco e il commissariamento dell'ente. La prefettura ha il potere di imporlo in casi di emergenza, nello specifico parliamo di emergenza sanitaria legata ai rifiuti. Raccoglieremo poi le firme dei cittadini, on line e tramite banchetti. È importante dare loro uno strumento per mettere in pratica la mobilitazione. Il commissario dovrà essere dotato di fondi e poteri straordinari, ma prima servono le dimissioni di Raggi, qualunque potere e qualunque fondo nelle sue mani non funzionerebbero perché realmente non è capace. 

Ha già sondato la disponibilità di altre forze politiche a sostenere la sua proposta?

Lo chiederò a tutte le forze in campo. Anche perché il silenzio del Partito democratico sulla Raggi è inaccettabile, come è inaccettabile che Lega e centrodestra che non si sono mai interessati realmente a Roma ora si buttino sulla preda solo e soltanto perché intravedono la possibilità di aggiungere alla collezione un altro "scalpo". Serve un periodo di commissariamento perché non si può arrivare a fare la campagna elettorale in mezzo ai rifiuti e in queste condizioni disastrose. 

Il Pd ha avuto un buon risultato a Roma per le elezioni europee, primo partito con il 30,6%. Stando a quel dato il centrosinistra ha buone probabilità di riprendere le redini della città. Molto dipenderà, è opinione comune, dal volto del candidato sindaco. Che profilo dovrebbe avere secondo lei? 

Il 90% del funzionamento di una città dipende dalla capacità gestionale amministrativa di chi la governa. Non bisogna cercare dei simboli, bisogna che sia una persona che sappia come si gestisce una struttura complessissima. Serve un profilo di qualità, dalle grandi capacità gestionali, in grado di far funzionare le migliaia di processi che rendono un caos la pubblica amministrazione romana. Che il centrosinistra non si faccia incantare dal fatto che le prossime elezioni si possano giocare solo a livello ideologico destra-sinistra. 

Il suo nome circola tra i papabili. C'è chi proprio nel Partito democratico sarebbe pronto a sostenerla. Accetterebbe una candidatura a sindaco?

Oggi sono impegnato in un progetto diverso, nazionale. Sono poi in parlamento europeo quindi la questione è fuori dall'attualità. E su Roma la battaglia odierna dev'essere sul commissariamento. Dopodiché penso, il Pd stia attento a contare su quel 30% delle elezioni europee. Lo dimostrano i risultati di oggi in Umbria (elezioni regionali, ndr), l'alleanza con il M5s non paga. Nel 2021 il Pd avrà bisogno di una grossa spalla civica, che metta insieme centrodestra e centrosinistra moderati. Siamo pronti a costruirla. 

Quindi oggi no, ma domani chissà. Potrebbe accadere che scenda in campo...

Tutto può accadere. 

Da amministratore di questa città, nei suoi primi 100 giorni, a cosa darebbe priorità?

Ci sono due cose senza le quali una città non esiste: il decoro urbano e i trasporti. Per sistemare i due fronti, e mettere quindi sotto controllo i processi che riguardano questi settori, servirebbero almeno un anno, un anno e mezzo. Fatto quello, passerei agli altri assi di sviluppo della città, turismo, impresa, servizi. Roma ha delle eccellenze. 

Ecco, parlando di rifiuti, qual è per lei la soluzione? 

Abbiamo bisogno di una discarica di appoggio, questo è il dato di partenza. La situazione non può essere risolta senza quella. Poi serve un cambio di paradigma radicale sul cosa si fa con i rifiuti, sul piano della loro valorizzazione, con impianti e siti deputati al riciclo. In tutto questo sono anche per la costruzione di termovalorizzatori, ce ne sono di altissimo livello con tecnologie all'avanguardia nelle grandi capitali. Da noi è una discussione idiota.  

Aziende partecipate. Condivide la scelta della messa in liquidazione per Roma Metropolitane?

Io sono dell'idea che le partecipate vadano messe a gara, tutte, con criteri molto stringenti sul controllo pubblico del livello del servizio offerto. Finché rimangono partecipate pubbliche restano imbrigliate in una connivenza malata tra sindacati e politica, un legame perverso che non riesce a far funzionare le cose. Da una parte la politica che cerca consenso in quella fetta di elettorato, dall'altra i sindacati che difendono a spada tratta anche comportamenti inaccettabili dei lavoratori. 

Parliamo di un bacino di 30mila dipendenti circa. Che fine farebbero?

Qui il problema non è quello. Gli strumenti straordinari per proteggere i lavoratori esistono e il sistema si può costruire in quel senso. Quel che è inaccettabile è continuare a mettere soldi in carrozzoni che non funzionano. Perché la conseguenza sono i disservizi continui ai danni dei cittadini, e tra questi anche delle persone più fragili. Va bene la protezione dei lavoratori, ma quella dei cittadini viene prima. 

Si aspettava una presa di posizione così netta contro Raggi da parte dei sindacati?

Sì, perché era la cosa più facile da fare, hanno visto che la situazione era fuori controllo e invece di ragionare sulle proprie responsabilità e fare proposte costruttive, hanno fatto la cosa meno utile che si può fare: uno sciopero, di venerdì. 

Diceva che con la Roma a Cinque Stelle ha già avuto molto a che fare. Il famoso Tavolo per Roma, un litigio continuo con la sindaca... Come andarono le cose? 

Lo richiesero i sindacati per ragionare e pianificare di un piano di sviluppo per la Capitale, specie a fronte alla tante delocalizzazioni di aziende allora in corso. Misi a disposizione uno staff del ministero per creare un coordinamento tra livello nazionale, regionale e comunale. Incontrai subito l'ostilità della sindaca che nemmeno rispondeva al telefono, oltre a un grado di preparazione imbarazzante. Discutevamo di una forma di cofinanziamento per gli autobus, lei non aveva idea di dove stavano i soldi nel bilancio comunale. 

Raggi diceva che in realtà i fondi annunciati per le opere non erano stati stanziati. 

Il punto non erano i fondi. Noi arrivammo come ministero a definire una serie di priorità per la città. Dai progetti l'illuminazione della strade, a lavori per il rifacimento delle scuole con uno stanziamento diretto del Mise, al decoro del centro storico, ai bus. Una mappatura con precise scadenza di cose da fare che il Comune ha completamente ignorato. Semplicemente non produsse nessun atto. Nulla di nulla. 


 

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