Rebibbia, detenuto da 23 anni prende il dottorato: è il primo in Italia

Ha ricevuto il premio nazionale "Sulle ali della libertà". Presente anche il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli

Foto Agenzia Dire

Ha 46 anni ed è in carcere da 23, il primo detenuto a ricevere il premio nazionale "Sulle ali della liberta". Alessandro, recluso a Rebibbia dal 1995, è il primo in Italia ad aver conseguito alla Sapienza un dottorato di Ricerca in carcere. 

Dopo la laurea con lode in Sociologia nel 2013, Alessandro ha infatti preso il dottorato in Sociologia e Scienze applicate, con il titolo 'Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria 'Alta sicurezza' in Italia: percorsi di vita, aspettative e reti sociali di riferimento". A lui è andata quindi la prima edizione di questo premio, promosso e ideato dall'associazione 'Isola solidale', che consiste in un buono per l'acquisto di libri pari a 1.000 euro.

A presentare il premio sono stati, tra gli altri, la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, e il presidente dell'associazione Isola Solidale, Riccardo Vita Turrini. Mentre i ministri dei Beni culturali e della Salute, Dario Franceschini e Betrice Lorenzin hanno invitato un messaggio in cui si sono complimentati con Alessandro per il premio ricevuto. Quest'ultimo - che a breve conseguirà anche una seconda laurea in Servizio sociale - attraverso un video dal carcere di Rebibbia ha espresso soddisfazione per il riconoscimento, augurandosi che "possa essere in futuro di aiuto anche per gli altri detenuti".

"Se un individuo che proviene da ceti sociali bassi, durante il periodo della pena riesce ad istruirsi - ha aggiunto - una volta rientrato nel suo contesto difficilmente riuscirà ad interagire con i 'vecchi amici'". A quel punto, quello stesso individuo "potrà iniziare la sua vera riabilitazione e potrà essere considerato, in un determinato arco di tempo, definitivamente recuperato". Alessandro, durante la video intervista con il presidente Turrini, ha anche affermato "che in carcere ha trovato più opportunità rispetto alla società civile".

Parole queste che "devono far riflettere" secondo la ministra Fedeli che ha auspicato "un impegno anche delle altre associazioni nei prossimi anni e un impegno concreto e piu' diretto dello stesso ministero dell'Istruzione, che vada oltre il semplice patrocinio".
"Investire nell'istruzione nelle carceri - ha concluso Fedeli - va nell'interesse della collettività. Puntare sul diritto all'inclusione è la leva per costruire una cittadinanza democratica".

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