Rom, nessun nuovo campo: "Bando è proroga camuffata per il Camping River"

L'unica offerta in risposta alla procedura di gara è di Isola Verde, la stessa coop che ha gestito il camping di via della Tenuta Piccirilli. Nessun dubbio per la 21 Luglio che si è rivolta ad Anac: "Escamatoge per aggirare l'assegnazione diretta"

Campo rom

Il Camping River sarà aperto ancora fino al 30 giugno, il Comune cerca da mesi un altro campo dove spostare le famiglie, a luglio scorso pubblica un bando di gara per il "reperimento di un'area attrezzata nel municipio XV", lo sospende, poi lo riconferma e il 31 marzo apre le buste: l'unica offerta pervenuta è dello stesso soggetto (Isola Verde Onlus) che ha gestito la struttura pronta a chiudere. Un corto circuito che per l'associazione 21 Luglio scanserebbe ogni dubbio: "I rom resteranno nel vecchio insediamento grazie a un bando redatto in modo da escludere altri potenziali concorrenti". 

Nessun nuovo campo, semplicemente un'escamotage per prorogare la struttura aggirando i precetti di Anac. Le procedure negoziate senza bando che hanno tenuto in piedi per anni il camping non sono più permesse. Da qui il confezionamento di un appalto che di fatto consente a Isola Verde di ottemperare a tutte le richieste dei capitolati riproponendo il medesimo servizio. Questa la tesi dell'associazione, che attacca: "Il Comune di Roma, anziché provvedere a un ventaglio di soluzioni abitative alternative per le 109 famiglie rom, come raccomandato dalla Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, ha optato per il reperimento di una nuova area attrezzata per 15 mesi per un importo complessivo a base di gara di 1.549.484,26 euro". Il caso è all'attenzione dell'Authority Anticorruzione nell'esposto presentato dalla 21 luglio il giorno stesso dell'apertura del plico. 

L'ESPOSTO AD ANAC - Vi si segnala come la gara d’appalto sembri essere stata redatta in funzione dell’unico concorrente, da anni affidatario del servizio di gestione nel villaggio River, "unico soggetto, questo, avente i requisiti strutturali, la capacità economica e finanziaria e le competenze tecnico-professionali espressamente richieste dal bando di gara". Poi si sottolineano le somiglianze tra i requisiti strutturali, le prestazioni e i servizi richiesti e forniti fin'ora nella struttura di via della Tenuta Piccirilli, e quelli previsti dal recente bando. 

"In quest’ultimo - è scritto nell'esposto - le restrizioni territoriali (XV Municipio o municipi limitrofi), quelle legate alla capacità tecnica (esperienza simile negli ultimi tre anni), quelle relative alla capacità economica (fatturato degli ultimi 3 anni non inferiore al 20% dell’importo a base di gara) sono tali che è possibile affermare che al di fuori della Cooperativa in oggetto non vi siano altri concorrenti, né nel territorio del XV municipio né in quelli limitrofi, in possesso né di una struttura rispondente ai requisiti strutturali previsti […], né aventi le capacità tecniche, economiche e finanziarie richieste dal bando oggetto del presente esposto"

Insomma, "si paventa il forte sospetto – si conclude nell’esposto presentato da Associazione 21 luglio – che la gara sia stata strutturata in modo tale da permettere la partecipazione della sola realtà appartenente al terzo settore" e pertanto "si ponga in violazione della normativa di settore e in dispregio dei basilari principi di concorrenza, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità in quanto volta a celare dietro il ricorso a procedura aperta, palesi distorsioni del mercato".

Del resto che non si trattasse realmente di un nuovo campo è scritto anche nella determina dirigenziale che ha sbloccato il bando a inizio marzo: "La gara non prefigura la creazione di un nuovo insediamento rom nel territorio cittadino, dal momento che analogo servizio, svolto su area privata di proprietà dell’affidatario, è da anni già attivo ed affidato fino al 30.06.2017 ad organismo del terzo settore". Un passaggio da specificare date le forti accuse provenienti in questi mesi da realtà associative e partiti di opposizione, in Campidoglio e nel parlamentino di via Flaminia. Condanne su tutti i fronti per la scelta di aprire una nuova baraccopoli proprio quando l'imperativo è chiuderle (lo impone l'Europa). 

Lo stesso assessore Laura Baldassarre lo ha ripetuto alla stampa e ai consiglieri in aula Giulio Cesare: "Non si tratta di un nuovo campo". La difesa da viale Manzoni è sempre stata questa. E sempre interpretata come a voler dire: un villaggio aprirà (temporaneamente), è vero, ma un altro nel frattempo chiude. La risultante è zero. Invece il campo, tra sospetti e coincidenze, potrebbe essere proprio lo stesso. 


 

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