Bruciate nel camper, il mondo rom ai margini della città e il silenzio del Campidoglio  

Dalla bozza per chiudere i campi (senza tempi nè costi) al bando per aprirne uno nuovo, cosa ha fatto la giunta Raggi in dieci mesi a tutela dei rom in perenne precarietà abitativa, dall'altro i cittadini, che chiedono decoro e sicurezza

Alle parole di cordoglio, come da prassi, ci ha pensato la sindaca, presente sul luogo della tragedia. Le dichiarazioni dei politici poi non sono mancate. Solidarietà, vicinanza, abbracci virtuali ai superstiti sui social network. Altra cosa però sono le azioni concrete del Campidoglio, a riflettori spenti. Tre sorelle rom bruciate vive tra le fiamme dentro un camper, sul tetto di un centro commerciale. Gesto razzista (al momento escluso dagli investigatori) o regolamento di conti interno tra famiglie, poco cambia: i fatti di Centocelle rivelano ancora una volta le condizioni di vita di chi vive ai margini e il silenzio di un'amministrazione Cinque Stelle che non si è ancora distinta per discontinuità rispetto al passato. I campi, a tutt'oggi aperti nonostante i moniti dell'Europa, insieme ai micro insediamenti abusivi per chi dalle baraccopoli viene allontanato o si allontana volontariamente, continuano a riempire le periferie delle città. Con conseguenti conflitti sociali tra chi vive in strada e chi vorrebbe per il suo quartiere maggior decoro e sicurezza.

DALLA BOZZA PER CHIUDERE I CAMPI... - Le baraccopoli, 7 attrezzate e 11 tollerate, verranno chiuse. Questa è la promessa, ineludibile se si vuole rispettare la tutela dei diritti umani richiesta all'Italia dalle istituzioni europee. Attualmente esiste una bozza di piano per lo smantellamento definitivo, firmato dall'assessora al Sociale, Laura Baldassarre, incentrato su una prima fase di sperimentazione che dovrebbe riguardare i villaggi La Barbuta e Monachina. 

Un abbandono graduale degli insediamenti, dopo una serie di incontri informativi con le famiglie (solo se residenti), reperimento di "strutture adeguate" alternative, con eventuale autorecupero di immobili. E assistenza sul fronte lavorativo con "forme di accompagnamento" all'impiego. Un piano giudicato vago da più parti, privo di indicazioni su tempi e costi. 

Intanto l'amministrazione ha contato gli interessati. Secondo un primo censimento, vivono in condizioni di precarietà abitativa 4500 rom. Numero contestato dall'associazione 21 Luglio che stima invece la presenza di circa 7mila persone, considerando anche i tanti microinsediamenti diffusi a macchia d'olio nei quartieri, nascosti nel verde, sotto i cavalcavia, o sul tetto di un centro commerciale, come quello della famiglia Halilovic incendiato nella notte. 

AL BANDO PER APRIRNE UNO NUOVO - In parallelo poi è stato redatto un bando di gara per un nuovo campo a Roma nord, in vista della chiusura del Camping River. Una mossa aspramente criticata dalla stessa 21 Luglio, perché in palese contraddizione con l'intenzione di eliminare le distese di baracche: si lavora a un piano per chiuderle, ma nel frattempo si redige un bando per aprirne una nuova. L'appalto è finito nel mirino di Anac, che ha rilevato "profili di illegittimità".

"La realtà è che siamo di fronte a politiche prive di visione e programmazione" spiega il presidente della 21 Luglio, Carlo Stasolla. Da mesi la onlus denuncia l'inadeguatezza di quanto fatto dall'assessore Baldassarre, accusata di perpetrare le vecchie azioni del sindaco Alemanno recuperandone l'approccio securitario. Era il 2011 e la cosiddetta "emergenza nomadi" fu tra gli assi portanti delle politiche del centrodestra che governò Roma. Alcuni campi nacquero proprio per "ripulire" le periferie, come l'ex primo cittadino aveva promesso dai palchi elettorali. Era il 2011 e quattro fratellini rom morirono nell'incendio di una baracca sull'Appia. "E' un quadro simile a quello di oggi - conclude Stasolla - e la paura che l'evento di Centocelle possa accelerare un cambio di rotta, una nuova presunta emergenza a cui rispondere togliendo le persone dalla strada e riportandole nei campi è reale". Rischiando così un enorme passo indietro

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