Campi rom, il piano Raggi per superarli: "Un fallimento annunciato"

Confusionario, contraddittorio, molto simile a quello dell'ex sindaco Alemanno (che non ha portato risultati), ma soprattutto - denuncia la 21 Luglio - "lesivo dei diritti umani"

Modulo abitativo nel campo La Barbuta

Altro che Strategia d'Inclusione. Nel piano della giunta Raggi c'è poco o nulla degli impegni presi dal governo italiano per l'integrazione dei rom. "Saranno attuate le misure già previste dalla Comunità europea, come recepite dal governo, relativamente al progressivo superamento dei campi". E' scritto al sesto punto del programma elettorale della sindaca. Ma a nove mesi dall'insediamento, quanto fatto per trasformare le parole in azioni sembre andare in direzione contraria. A lanciare l'allarme l'associazione 21 luglio. Carte alla mano gli attivisti analizzano il percorso intrapreso dall'amministrazione per chiudere le baraccopoli (QUI I DETTAGLI). Impietoso il giudizio finale: il piano, allo stato attuale, "è un fallimento annunciato". 

La critica centrale tocca il principio che sembrerebbe animarlo: la "scrematura" sulla base del merito. Il percorso avviato è rivolto a circa 4.500 rom presenti negli insediamenti formali (frutto del censimento i cui risultati sono stati annunciati dall'assessore Baldassarre il 14 marzo), ma lascia fuori gli altri 3mila che -secondo i dati della 21 luglio- sarebbero presenti nelle baracche informali e tollerate. Su quei 4.500 viene fatta un'ulteriore selezione delle famiglie beneficiarie dell'assistenza: soggetti regolari con residenza anagrafica, nuclei che avevano già dimostrato la volontà di uscire dal campo, che avevano fatto richiesta per un alloggio o per il contributo all'affitto, quelli in stato di effettivo e documentato bisogno e quelli disponibili a partecipare a piani individualizzati di inclusione sociale, subordinando l'adesione all'adempimento degli obblighi scolastici. Stimando che le famiglie in possesso di tutti e suddetti quattro requisiti non superino il 25 per cento del totale, si arriverebbe a una selezione di circa 1500 rom. 

Dopo aver individuato i meritevoli, si passa alla terza tappa, l'inserimento in strutture intermedie per l'accoglienza temporanea come - si legge nella bozza - "caserme dismesse, alberghi, campeggi". Oppure altri campi. Lo dimostra la procedura avviata per la realizzazione di una nuova baraccopoli a Roma nord che ospiti le famiglie del Camping River, struttura privata in chiusura. Per l'amministrazione "solo un villaggio momentaneo per aiutare i nuclei che altrimenti resterebbero per strada". Per la 21 luglio un pericoloso copione di un passato, quello dell'apertura dei "ghetti" già ampiamente condannato, perché "un nuovo campo - spiega Stasolla - nasce sempre per accogliere rom di altri campi". E sempre, anche stavolta, con costi elevati. L'insediamento costerà alle casse comunali più di un milione e mezzo di euro, con spesa per i processi di inclusione sociale quasi nulla. 

Ancora "un aspetto inquietante che cogliamo nelle diverse azioni del Comune di Roma è quello di muoversi all'interno di una visione profondamente discriminatoria perché viene accentuato il solco che separa l'accesso alla casa di un cittadino non da rom da quello rom". Il riferimento è all'episodio delle due famiglie non rom ricevute in Campidoglio da Andrea Mazzillo (titolare al Bilancio) per scongiurare il loro trasferimento in un campo a seguito dello sgombero di un immobile. Con un post su Facebook l'assessore sembra quasi gridare allo scandalo, sottintendendo le pessime condizioni di vita dentro i campi, inadattate alle famiglie italiane.  "La realtà è che i servizi sociali del municipio avevano prospettato questa soluzione perché risultava che tutte le famiglie fossero di etnia rom. A seguito dell’attività di ricognizione svolta ci si è resi conto che nell’edificio, ridotto in condizioni fatiscenti e carente dei minimi requisiti igienico-sanitari, vivevano anche alcune famiglie italiane". 

Alla luce delle criticità rilevate sono tre le richieste specifiche alla giunta Raggi"La sospensione di ogni azione così come prevista dal percorso di superamento dei campi rom; la presa di contatto con la Regione Lazio per ripartire, così come previsto dagli schemi di governance riportati nella Strategia, da quanto emerso negli incontri del Tavolo Regionale che nei mesi scorsi hanno visto la partecipazione di comunità rom e associazioni, l’approvazione della Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi sottoscritta da 6.000 cittadini romani e presentata dalle 9 organizzazioni del Comitato Accogliamoci che il 30 marzo prossimo verrà discussa nell’Assemblea Capitolina".

La delibera, il cui testo era stato fatto proprio anche dall’allora consigliera comunale Virginia Raggi, "potrebbe rappresentare un punto di svolta ma anche un momento di verità in cui comprendere fino a dove il Comune vuole realmente spingersi per superare la vergogna delle baraccopoli nelle periferie romane".  O se l'impegno sia destinato a restare tale anche nell'era a Cinque Stelle.


 

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Commenti (2)

  • Il problema deve essere risolto a livello nazionale, l’azione deve partire dal governo

  • i Rifiuti Organici Maleodoranti metteteli in casa di quelli della 21 luglio

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