Baraccopoli addio: il 2018 anno chiave della strategia Raggi per chiudere "i campi mangiatoia"

Tutte le azioni fatte in un anno e mezzo di governo e quel che attende le famiglie rom per il 2018

Via Salviati

Il 2018 sarà l'anno dell'addio ai campi rom. Finalmente l'amministrazione capitolina risponderà ai dettami dell'Europa in termini di diritti umani (ampiamente violati negli ambienti insalubri delle baraccopoli ancora in piedi) e alle proteste dei tanti cittadini che lamentano fenomeni vari di illegalità diffusa nei quartieri limitrofi agli insediamenti. O almeno, così ha assicurato la sindaca Raggi: "Con noi la mangiatoia dei campi è finita, al termine della legislatura saranno un lontano ricordo". Ma, per mantenere le promesse, nel 2018 dovrà necessariamente prendere corpo quanto ad oggi è stato solo fissato sulla carta: la chiusura di due dei sette campi rom della città, la Barbuta e Monachina, e quello del Camping River, villaggio nei pressi di via Tiberina. Per farlo serve un'accelerata e forse più di una modifica in corso d'opera, perché a nove mesi dalla presentazione del piano, le azioni messe in moto lasciano dubbi sul rispetto dei tempi stabiliti e sulla riuscita della strategia. Vediamole una per una. 

Il piano rom

A marzo 2017 la presentazione in pompa magna: un piano rom "innovativo", perché riduce in modo netto rispetto al passato il ruolo di organismi intermediari, quali cooperative e onlus, e perché verrà attuato con fondi per la prima volta europei. Per dirla con la sindaca, "non con i soldi dei romani". Al 31 dicembre 2020 è fissato il termine ultimo per la chiusura di entrambi, uno a Ciampino, l'altro nel municipio XIII, con un percorso di accompagnamento delle famiglie verso un'autonomia alloggiativa (i nuclei sono invitati a cercare da soli una casa, con un bonus affitto fino a 800 euro per gli aventi diritto) e lavorativa, con gli operatori sociali di viale Manzoni a fare da "consulenti". 

I bandi di gara

Per l'iter di chiusura dei due villaggi sono stati stanziati tre milioni e 800mila euro, cifra che dovrebbe servire al soggetto aggiudicatario per tutto quello che concerne la gestione del progetto: dalla mappatura del capitale sociale all'attività di mediazione tra le famiglie e il mercato del lavoro e abitativo, alle iniziative per l'accompagnamento ai servizi socio-sanitari e scolarizzazione dei minori. Ma il bando è stato pubblicato a luglio, a ottobre sono state aperte le buste, e il lotto per la Monachina è andato deserto. L'altro, per la Barbuta, è stato assegnato alla Croce Rossa. Che ancora però, come appreso da RomaToday, è in attesa di comunicazioni ufficiali dal Campidoglio. Siamo fermi alla teoria. Nel frattempo si è tentata una prima sperimentazione (fallita) sul Camping River, insediamento di via della Tenuta Piccirilli, a Roma nord. 

Storia di un fallimento

Doveva chiudere il 30 settembre ma uomini, donne e bambini non sono riusciti a trovare una casa sul mercato privato, nonostante le garanzie fornite dagli uffici tecnici di viale Manzoni. Difficile per una famiglia entrare in un'agenzia immobiliare e ottenere un affitto senza garanzie economiche alle spalle, se non un buono casa comunale che però viene elargito solo a contratto firmato. E così la stragrande maggioranza delle famiglie, circa 90, sono rimaste lì, dormono ancora nei container. La promessa di non rinnovare il contratto con la cooperativa Isola Verde che aveva in appalto il servizio però, è stata mantenuta. Il risultato è che i rom del campo non solo non hanno un tetto, ma non possono contare nè su sportelli sociali nè su un sistema di vigilanza. Per un periodo limitato di tempo, prima di Natale, hanno fatto a meno anche dell'acqua."Ci vorrà tempo e le famiglie rom devono collaborare. Chiudere un campo non è un'operazione che si può fare dall'oggi al domani" ha commentato Raggi. Vedremo se l'anno appena partito le darà ragione. 

Ma è forse proprio perché non si fa dall'oggi al domani che il lavoro svolto in un anno e mezzo di governo non lascia ben sperare. Le fondamenta poste in 18 mesi sembrano tutto fuorché solide. Al 2 gennaio 2018 abbiamo: fondi per soli due campi su sette, un bando andato deserto e uno appena assegnato ma ancora intrappolato negli iter burocratici. E l'unico insediamento che sulla carta risulta chiuso, è nei fatti ancora in vita.


 

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