Rom, il decreto Salvini moltiplica gli irregolari: in centinaia in strada e fuori dal piano Raggi

L'allarme in commissione Politiche sociali, già certificato da una nota dell'Ufficio rom di un anno fa. Catini (M5s): "La colpa è di Salvini". Ma il Campidoglio non ha soluzioni

Campo rom di Castel romano (immagine d'archivio)

Per le operazioni di chiusura di Castel Romano è stato aggiudicato il bando. Per Salviati e Lombroso si garantisce la partenza dei lavori entro il 2020 con gara da espletare entro giugno. A Barbuta poi, spiega il Campidoglio, sarebbe addirittura possibile accorciare i tempi, se non fosse che il cronoprogramma all'Europa (che finanzia l'operazione) è già stato comunicato e cambiarlo in corso d'opera è complesso. I tecnici del dipartimento Politiche sociali fanno il punto sul piano avviato da Virginia Raggi per chiudere i campi rom. Comunicano una stretta e plaudono ai risultati fin'ora ottenuti. Ignorando però, come sembra ignorarlo la parte politica, che centinaia di famiglie, una dopo l'altra, si stanno trovando senza permesso di soggiorno e senza il diritto alle misure di inclusione previste nel piano stesso. È l'effetto dei decreti sicurezza dell'ex ministro Matteo Salvini. Ma facciamo un passo indietro.

Risultati, obiettivi e criticità del piano, compreso l'allarme su chi è destinato a finire sul marciapiede, sono emersi oggi in un'apposita seduta di commissione Politiche sociali. Presente il dottor. Claudio Zagari, a capo dell'Ufficio rom sinti e caminanti. "Lo scorso 21 gennaio è stato aggiudicato il bando di gara per affidare la chiusura del campo Castel Romano, ha vinto un Ati composta da Astrolabio, Spesa e Arci. Il superamento è previsto entro novembre 2021" ha spiegato Zagari. I lavori quindi nella baraccopoli della via Pontina, compresa la presa in carico delle famiglie presenti e la ricerca per loro di un alloggio alternativo e di un percorso occupazionale per i membri adulti, dovrebbero entrare nel vivo a brevissimo. 

Anche per i campi di via Salviati, tra V e IV municipio, e via Cesare Lombroso in XIV, ne dà notizia Zagari, siamo in dirittura d'arrivo. "A giugno si aggiudicheranno entrambi i bandi, l'affidamento durerà 12 mesi". Restano in corso le operazioni a Barbuta e Monachina dove opera la Croce Rossa Italiana, aggiudicatrice dei precedenti appalti. Qui, tra le forti difficoltà nel trovare un'abitazione che sostituisca le baracche specie percorrendo la strada dell'affitto sul mercato privato, ci si è appoggiati soprattutto sulle case popolari (29 gli alloggi Erp assegnati a Barbuta su 46 nuclei presenti), strumento comunque tra i diritti di qualunque cittadino in emergenza abitativa. 

E agli ostacoli già insiti nel piano in corso, si aggiunge un macro problema in cima alla lista: sono scaduti, e stanno scadendo, decine di permessi di soggiorno dei residenti nei campi, senza possibilità di rinnovo secondo quanto stabilito dal decreto bandiera dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, licenziato dall'allora governo nazionale gialloverde con l'avallo quindi anche del Movimento Cinque Stelle. I permessi per motivi umanitari sono stati soppressi e il nuovo governo non ha rimesso le mani sulla normativa. Quella tipologia di documento lo avevano in tanti tra gli abitanti delle baraccopoli provenienti dalle aree, extra Ue, dell'ex Iugoslavia, in seguito a un accordo raggiunto nel 2008 tra il Campidoglio e l'allora prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, quando venne proclamata a livello nazionale la cosiddetta "emergenza nomadi". 

"E' un allarme importante e non recepito dal Comune di Roma" dichiara il presidente dell'associazione 21 luglio Carlo Stasolla, presente alla commissione di oggi, tra gli autori di un ricco report presentato lo scorso gennaio alla Camera dei deputati: 40 pagine di numeri con attacchi a Raggi e a al suo piano, definito un flop su tutti i fronti. "Vorremmo capire che fine faranno le persone destinate a restare per strada e quali saranno le conseguenze a cascata sull'intero piano rom". Una questione sì determinata da un'azione intrapresa a livello di Governo centrale ma che il Campidoglio non sembra aver nemmeno posto tra i problemi. 

A certificarlo infatti c'è già una lettera di un anno fa, pubblicata dal nostro giornale nei suoi stralci salienti, inviata dall'allora direttrice dell'Ufficio rom Michela Micheli anche alla presidente della commissione Politiche sociali Agnese Catini, che oggi però sul punto sembra non sapere niente. "Quel passaggio ci è sfuggito - commenta - interpellerò i nostri parlamentari sul tema, perché certo è una situazione che grida vendetta". Sul punto interviene il delegato alla Sicurezza della sindaca Marco Cardilli: "Sul punto è stato chiarito dal ministero Lamorgese che presto il Governo interverrà. Resta comunque per tutti la possibilità di un'accoglienza nei circuiti ordinari". 

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Quanti sono in totale gli irregolari senza più diritti all'assistenza del piano rom? Un dato ufficiale dai presenti non viene fornito. La nota di un anno fa parlava di 109 a Barbuta più un numero definitivo "elevatissimo" che sarebbe emerso a breve. "Il numero che ho oggi su Barbuta è di 39 senza permesso" dice Zagari, subentrato nel frattempo a Micheli. Cifra che però non è chiaro se sia comprensiva dei minori e falsata da chi il campo lo ha abbandonato di sua spontanea volontà: da 91 nuclei ora sono 46, dimezzati in un anno. Una fuga che sta riguardando tutti i campi della Capitale, in parte imputabile anche, appunto, al mancato rinnovo dei permessi. 

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