Campi rom, il Comune ammette il caos: "Tantissimi irregolari per colpa del decreto Salvini"

La lettera della dirigente: "A loro Roma Capitale non potrà fornire assistenza nè ospitalità nei campi". Resteranno esclusi dal piano di chiusura delle baraccopoli

Campo di Castel Romano (foto Ansa)

Entro fine agosto, 109 persone del campo rom La Barbuta saranno escluse dal piano di chiusura dell'insediamento, per effetto del decreto Sicurezza. La stessa sorte, scrive il Comune, toccherà a un "numero elevatissimo" di abitanti degli altri campi romani. Si ritroveranno tutti senza permesso di soggiorno per motivi umanitari, quindi privi di documenti e completamente irregolari sul territorio. A loro "Roma Capitale non potrà più fornire assistenza e ospitalità". Con pesanti ricadute a cascata sull'intero progetto di smantellamento delle baraccopoli licenziato due anni fa dalla giunta di Virginia Raggi. A certificarlo una relazione sullo stato di attuazione del piano rom nell'insediamento al confine con Ciampino, firmata dalla dirigente Michela Micheli, fino allo scorso aprile (poi ha lasciato il posto) a capo dell'Ufficio speciale Rom, Sinti e Caminanti.  

E' datata fine febbraio, e tra le criticità rilevate nell'applicazione delle misure di inclusione per le famiglie rom, emerge chiaro il caos relativo ai documenti di soggiorno, imprescindibili per attuare qualunque percorso di inserimento lavorativo o abitativo. La base di partenza è già critica: decine di persone risultano prive di titolo di permanenza perché mai richiesto, perché non iscritte all'anagrafe del paese di provenienza, apolidi di fatto, perché non hanno la residenza e nemmeno un passaporto valido. "L'ente ha tentato tutte le strade possibili - si legge nella relazione - compreso l'accompagno presso l'ufficio stranieri di via Patini, ma in assenza di un accordo dell'amministrazione capitolina con la questura di Roma non si sta raggiungendo l'obiettivo dell'ottenimento di un documento". 

A questo si aggiunge il decreto bandiera del ministro dell'Interno Matteo Salvini, licenziato dal governo nazionale e approvato alle Camere a novembre 2018, che ha messo il carico da novanta sopprimendo il rilascio del permesso per motivi umanitari. Lo hanno, o avevano, in tanti tra gli abitanti delle baraccopoli provenienti dalle aree, extra Ue, dell'ex Iugoslavia, in seguito a un accordo raggiunto nel 2008 tra il Campidoglio e l'allora prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, quando venne proclamata a livello nazionale la cosiddetta "emergenza nomadi". Quel permesso però non è più rinnovabile. 

Così, a La Barbuta, "entro la fine del mese di agosto - è riportato ancora nella nota dalla dottoressa Micheli - alla scadenza di quasi tutti i permessi vigenti, saranno presenti nel campo 109 persone totalmente irregolari sul territorio italiano". Sulle quali il Campidoglio non potrà più intervenire con nessun tipo di sostegno, né continuare a garantire la permanenza nel campo mentre proseguono le azioni per la chiusura dello stesso. Centonove invisibili che finiranno per strada. E non solo a Ciampino. 

Lo stessa fotografia va estesa "numericamente a tutti i campi cittadini, dove saranno presenti un numero elevatissimo di irregolari". E che, è l'allerta lanciata nero su bianco, "potrebbe portare inevitabili ripercussioni su tutto il sistema di ospitalità nei campi, anche considerando che questi cittadini non avranno più una copertura sanitaria, la possibilità di lavorare e di prendere in locazione un appartamento". 

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