Campi rom, il buono affitto è un flop e il Comune alza bandiera bianca: si punta tutto sulle case popolari

Lo dice il dipartimento Politiche sociali. L'unica via sono gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. A La Barbuta nessuna famiglia ha trovato casa sul mercato privato

Campo rom La Barbuta (immagine d'archivio)

Doveva essere la vera novità delle politiche abitative rivolte alle famiglie rom. E invece è un fallimento conclamato. A bocciare la strada del buono affitto, contributo mensile fino a 800 euro al mese erogato dal Campidoglio per aiutare i nuclei a uscire dai campi, ci pensano i numeri. Nessun abitante de La Barbuta, l'insediamento dove da quasi un anno e mezzo è in corso il piano per la chiusura firmato M5s e gestito dalla Croce Rossa di Roma, ne ha potuto usufruire. Zero nuclei su circa 80 che hanno accettato di collaborare con il Comune per lasciare le baracche e ricevere assistenza, ha trovato una casa in locazione sul mercato privato. 

Perché la casa popolare è l'unica via 

Chi è riuscito a ottenere un tetto sulla testa, quattro famiglie in un anno, ha fatto domanda per una casa popolare. Perché il bando, per chi vive nei campi, "è particolarmente favorevole". E' scritto in un report redatto dal dipartimento Politiche sociali che RomaToday ha potuto visionare, un punto della situazione sui risultati delle azioni che dovrebbero portare allo smantellamento del "villaggio attrezzato" previsto dal cronoprogramma della sindaca Raggi per il 2020. 

"Quasi 26 punti solo per la presenza nel campo (18 per l'attestazione di presenza al campo e fino a 8 per l'insalubrità) una particolare attenzione ai nuclei con più di tre minorenni (14 punti) e ai disabili (16 punti) determinano posizioni in cima alla graduatoria" si legge nella lettera firmata dall'ex dirigente Michela Micheli poco prima di lasciare il posto. "Molte famiglie hanno deciso di abbandonare l'ipotesi di affitto privato". Perché, a conti fatti, è molto più complessa se non al limite dell'inapplicabile. 

Il flop del buono affitto

Rivolgersi a un'agenzia immobiliare o a un privato e trovare un appartamento senza una stabilità economica a garanzia - se non quella dell'ente pubblico che, se tutto va bene, versa le quote a contratto firmato, mese per mese e senza alcun anticipo - è impresa ardua. E i canoni, nel perimetro del Raccordo, sono comunque alti rispetto al bonus stanziato dal Comune: 10mila euro per due anni a famiglia, che sarebbe 800 al mese. Ma una parte va per il finanziamento di corsi di formazione necessari per trovare un lavoro. Chi li utilizza per quella finalità, se ne ritrova molti meno per pagare la locazione. E non basta il lavoro di intermediazione fatto dalla Croce Rossa. Solo 3 agenzie su 63 contattate hanno accettato una sorta di "partenariato". Solo 3 immobili sono stati visionati. Nessun contratto stipulato. 

Un fallimento, come d'altronde avevano già ampiamente testato le famiglie del Camping River, l'insediamento sulla via Tiberina chiuso lo scorso giugno in fretta e furia perché il Campidoglio doveva risolvere il contratto con i privati che lo gestivano. Anche qui, la via della casa in affitto non aveva dato risultati. E infatti si optò per il rimpatrio volontario nei paesi d'origine dell'Unione europea e per centri di accoglienza del circuito ordinario. 

La speranza, con più tempo a disposizione, era che a La Barbuta andasse diversamente. E invece il bilancio è una sonora stroncatura. L'unica possibilità restano le case popolari, per stessa ammissione della dirigente del dipartimento che firma la lettera. Una possibilità che già esisteva prima di avviare il piano di chiusura, diventata ora più accessibile grazie all'aiuto degli operatori della Croce Rossa, che stanno seguendo da vicino la compilazione delle domande, spesso scartate perché errate nella formulazione. Sono loro a confermarci il quadro delineato dalla dirigente. 

La Cri: "Ce la stiamo mettendo tutta"

"Su 80 nuclei familiari, poco più di 20 stanno aspettando la consegna della casa e risultano assegnatari" spiega a RomaToday Giacomo Iachetta, membro della Croce Rossa che sta seguendo da vicino le operazioni a La Barbuta. Per gli altri 60 si seguirà la stessa strada, anche se il buono affitto, secondo Iachetta, resta comunque una possibilità da non scartare a priori. "Possiamo anche rivolgerci a privati fuori Roma, dove gli immobili costano meno".

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In tutto questo il traguardo del 2020 per la chiusura del campo è realistico? "Ce la stiamo mettendo tutta, abbiamo raggiunto risultati importanti per quanto riguarda il lavoro - racconta ancora Iachetta - avviando corsi professionali che stanno consentendo di affacciarsi sul mercato con qualifiche di livello". Al mese di febbraio, sempre stando ai dati forniti dal dipartimento, si contavano 27 partecipanti a percorsi formativi vari, 21 nel settore delle pulizie. Numeri migliori rispetto a quelli che riguardano il settore abitativo, ostacolo più grande nel percorso di integrazione di chi vorrebbe uscire dalle baraccopoli. 

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