Atac e il pasticciaccio dei bus israeliani: scatta la caccia al colpevole. Raggi e Meleo: "Errori inammissibili"

Il caso oggi in commissione Mobilità. Atac: "Immatricolazione in carico al fornitore"

La sindaca Virginia Raggi durante la presentazione dei 38 bus noleggiati dalla Cialone

Atac potrebbe citare in giudizio il fornitore, il fornitore ha già bussato al Tar contro il Ministero, il M5s fa partire la caccia al responsabile con un'indagine interna. E' il grande caos dei bus arrivati a Roma da Tel Aviv ma non utilizzabili perché violerebbero le normative comunitarie sulle emissioni inquinanti. Un mezzo giallo, che ha coinvolto la partita di 70 bus noleggiati da Atac ma mai entrati in esercizio, rimasti fermi nei depositi perché, ufficialmente, non immatricolabili. 

"Per la Capitale è stato un gravissimo danno di immagine" ha commentato l'assessore alla Mobilità Linda Meleo, presente nell'apposita commissione convocata per far luce con le parti in causa sull'accaduto. "E' nostro dovere individuare i responsabili, verrà avviata un'audit su questo. Qualcuno questo danno a cittadini e amministrazione lo pagherà". Stesso concetto è stato rilanciato poco dopo sui social dalla sindaca Virginia Raggi, che ha parlato di "errori inammissibili e non più tollerabili". Già, ma cosa è successo esattamente e perché l'operazione di noleggio degli autobus israeliani non è andata a buon fine?  

Il caos immatricolazione

Una certezza c'è: il problema riguarda l'immatricolazione dei veicoli, fabbricati in Europa ma registrati in Israele, dove sono entrati per la prima volta in circolazione. Nel caso di specie - i bus della Basco srl di Como - si tratta di veicoli usati Euro 5, e secondo il ministero dei Trasporti, che ha stoppato le procedure, non possono circolare prima di un'ulteriore, apposito e costoso iter di omologazione che li trasformi in Euro 6, classe obbligatoria per le nuove immatricolazioni dal 2015. Qui la grande questione: com'è possibile che Atac non fosse al corrente dell'ostacolo? 

Atac: "Immatricolazione in carico al fornitore"

"Da contratto l'immatricolazione è tra i servizi a carico del fornitore" chiarisce Franco Middai, Responsabile Servizi generali Atac. Quindi il fornitore, è il senso, se la doveva sbrigare da solo. Avrebbe dovuto fornire il pacchetto comprensivo di bus funzionanti, testati, e, appunto, immatricolati. Middai poi lo ammette senza girarci troppo intorno: che ci fossero questi ostacoli normativi "non lo sapevamo e non siamo stati messi al corrente della cosa". Nonostante siano stati fatti tutti i sopralluoghi del caso a Tel Aviv.

Anche perché la questione ruoterebbe intorno all'interpretazione delle direttiva comunitarie sulle emissioni inquinanti che i diversi Paesi dell'Unione applicano a maglie più o meno larghe. In Italia, nel caso di specie, pare sia stata applicata retroattivamente: i mezzi della Basco devono adeguarsi alla normativa in vigore anche se sono vetture usate, non nuove immatricolazioni. L'iter è più semplice in Germania, dove infatti i primi undici mezzi forniti dalla Basco sono poi transitati per aggirare l'ostacolo di casa nostra, salvo fermarsi comunque una volta rientrati in Italia. A spiegarlo fornendo la propria versione dei fatti è il legale dell'azienda, avvocato Barbara Pontecorvo. 

L'avvocato: "I nostri bus possono circolare"

"Noi siamo vittime della pubblica amministrazione esattamente come Atac" esordisce. "Abbiamo impugnato la decisione del ministero al Tar, i nostri sono mezzi fabbricati in Europa seppur immatricolati fuori e hanno tutte le carte in regola per circolare sulle nostre strade. Anche perché le direttive su Euro 6 si applicano ai mezzi nuovi, non usati". Infatti inizialmente la procedura era andata a buon fine, poi è stata revocata dal Mit. E una volta che i mezzi sono rientrati, immatricolati, dalla Germania, "il ministero ha annullato l'appuntamento fissato in precedenza per il collaudo, senza dare alcuna spiegazione". In tutto questo, un altro bus della stessa partita, racconta l'avvocato, "è stato poi immatricolato a Roma". Il che significa che "si può assolutamente fare e si dovrà fare anche se non non abbiamo idea a questo punto delle tempistiche". Insomma, un grande intreccio di carte bollate, pec, diffide, procedure poco chiare sullo sfondo della solita, maledetta, burocrazia. 

Atac pagherà danni? 

D'altra parte l'azienda romana dei trasporti rassicura: l'anticipo versato sull'importo di noleggio (500mila euro al mese in totale per 70 bus) è coperto da fideiussione, quindi almeno sulla carta non ci dovrebbero essere perdite per Atac. Che aveva annunciato giorni di essere intenzionata a risolvere il contratto con la Basco. Pratica che però, fa sapere Pontecorvi, non è ancora stata avviata. 

La politica a caccia del colpevole

Intanto dalla maggioranza M5s scatta la caccia al colpevole. In Atac qualcuno doveva prevedere ed evitare. E' il messaggio lanciato dall'assessore Meleo, dalla stessa sindaca Raggi, dal presidente della commissione Mobilità Pietro Calabrese: "Per quanto ci riguarda l'azienda deve individuare i responsabili, e metterli nelle condizioni di non commettere più errori". Una scena già vista, tutte le volte che un bando di gara, per un motivo o per un altro, presenta falle che compromettono il servizio pubblico. 

Di quei 70 bus poi Roma aveva un disperato bisogno, date le condizioni dei mezzi che viaggiano in strada. Ma Meleo su questo rassicura: "Stanno per arrivare quelli della Consip", 227 acquistati da Roma Capitale. Manca ancora il contratto di usufrutto con Atac. Ma "ci siamo, è questione di giorni". 

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