Casa, prende forma il 'buono all'affitto del M5S: avrà durata di tre anni

Il nuovo regolamento andrà a sostituire quello emanato nel 1998 e ancora vigente

Comincia a prendere forma il nuovo bonus affitto triennale pensato dal Movimento Cinque Stelle in Campidoglio per il superamento dell'emergenza abitativa a Roma. Stamattina una riunione della commissione capitolina congiunta Politiche abitative e Politiche sociali ha esaminato gli emendamenti relativi alla proposta di iniziativa consiliare a prima firma delle due presidenti di commissione, Valentina Vivarelli e Agnese Catini, intitolata 'Regolamento per l'erogazione del sostegno economico finalizzato al superamento delle emergenze abitative di Roma Capitale', che dopo vent'anni andrà a dare seguito alla deliberazione del Consiglio comunale n. 163 del 6 agosto 1998, che prevedeva proprio l'approvazione di un nuovo regolamento dell'intervento assistenziale. 

Nell'idea del M5S, come ripoerta l'agenzia Dire, il contributo avrà durata triennale, coprirà fino al 90% dell'immobile preso in affitto con una percentuale a scalare per accompagnare persone e nuclei in difficoltà fino all'indipendenza, e a differenza del passato verrà erogato direttamente al proprietario. Alla scadenza dei tre anni, se verranno riscontrate difficoltà oggettive e insormontabili al raggiungimento dell'autonomia, verrà assegnata una casa popolare. Ogni anno i beneficiari dovranno inviare al proprio Municipio di riferimento una autodichiarazione che attesti la permanenza dei requisiti di accesso al bonus e, in caso, comunicare ogni variazione degli stessi, pena l'interruzione dell'erogazione. Il contributo sarà comunque bloccato qualora la persona o il nucleo eccedesse del 15% il tetto massimo di reddito previsto per l'accesso.

"Chi prende il contributo regionale non può accedere a quello comunale" ha sottolineato la presidente Vivarelli, puntializzando però che "il progetto è invece legato al Rei, il Reddito di inclusione: contributo economico e progetto sociale sono uniti. Per la parte sociale, se il nucleo è già preso incarico il Municipio non dovrà realizzare un nuovo progetto ma il contributo sarà inserito nel percorso già in atto". Per l'erogazione "abbiamo recepito i parametri patrimoniali Erp e chiediamo che i soggetti presi in carico abbiano già fatto domanda Erp. Le eccezioni sono per divorziati e altri soggetti che risultano in possesso di una casa ma non possono usufruirne". 

Dal contributo è escluso il versamento della caparra iniziale, il cui meccanismo di recupero al termine del contratto di locazione sarebbe risultato complicato alla poco agile macchina burocratica capitolina: "Versare la caparra era complicato, mentre le prime due mensilità sono anticipate interamente fino a un massimo di 1.500 euro" ha detto Vivarelli. "Per gli ultra 65enni il contributo del 90% del canone resta per tutti e tre gli anni senza andare a scalare: parliamo di soggetti che già accedevano al contributo e non ce la siamo sentita di toglierglielo". Inoltre "l'Isee inferiore a 10mila euro dà diritto anche alle spese di trasloco, ma riguarda solo la gestione del contributo e non l'assegnazione, che resta sui parametri dell'Erp".

"Parliamo di un contributo all'affitto per categorie come padri separati o donne vittime di violenza: a oggi bisogna essere stati sgomberati o vittime di calamità naturali per accedere al contributo, così alcuni Municipi hanno assimilato a esso anche ad esempio una sentenza di divorzio in cui si intima l'abbandono del tetto coniugale. Dal '98 le situazioni e la società sono mutate, ci sono esodati che non riescono a pagare il mutuo o l'affitto, giovani coppie che non trovano lavoro e sono in graduatoria per l'Erp ma nel frattempo non hanno una casa", ha spiegato Catini.

Inoltre, ha proseguito la presidente M5S della commisione Politiche sociali, "non sempre viene verificato l'esatto ed effettivo utilizzo degli importi, che vengono erogati direttamente alla persona richiedente e non al proprietario dell'immobile, come invece avviene per il buono casa. Pensiamo per esempio a controlli aggiuntivi come quello dello stato patrimoniale, perché se dobbiamo dare un sostegno dobbiamo essere sicuri che venga erogato a qualcuno che ne abbia davvero bisogno". 

“Esprimiamo un giudizio parzialmente positivo sul provvedimento e ora speriamo che l’Aula lo approvi il prima possibile” commenta Fabrizio Ragucci, segretario romano di Unione Inquilini. “Lo riteniamo un provvedimento necessario perché la norma che risale al 1998 andava aggiornata”. Tra gli aspetti positivi, “l’ampliamento dei soggetti che possono accedervi, il vincolo del contratto concordato e il fatto che venga specificato l’importo erogato. Critichiamo invece il mancato coinvolgimento della città: sarebbe stato più utile arrivare all’approvazione di un testo condiviso con le realtà sociali. Secondo Unione Inquilini, per evitare il ripresentarsi dei problemi riscontrati con il buono casa, sarebbe stato utile creare un database degli alloggi da destinare a questo provvedimento tramite un protocollo di intesa tra gli enti coinvolti. Siamo comunque soddisfatti dell’accoglimento di alcune delle proposte avanzate dalla nostra organizzazione”. 

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