Il pasticcio dei buoni spesa: il Comune di Roma ne perde 25mila scegliendo la ditta francese

La ditta scartata nella procedura di affidamento del servizio diffida il Campidoglio. La replica: "Da Edenred offerta migliore, sconto da Repas arrivato in ritardo"

Persone in fila al supermercato (foto Ansa)

La corsa contro il tempo, i ritardi, le polemiche, una parte di fondi bloccati in eterni iter burocratici e ora, come se non bastasse, intorno ai buoni spesa da erogare alle famiglie per sollevarsi dall'emergenza coronavirus, è partita anche la battaglia legale. Già, perché - è l'accusa diretta al Comune -  i ticket da spendere al supermercato, già in parte distribuiti in queste ore, potevano essere 25mila in più. 

Così sostiene l'avvocato Gianluigi Pellegrini, legale della ditta esclusa dall'affidamento del servizio, che con una diffida indirizzata al Campidoglio contesta l'iter e l'esito del bando di gara. In ballo uno spreco di risorse che ammonterebbe a mezzo milione di euro, valore dei carnet di buoni aggiuntivi che il Comune avrebbe potuto ottenere. "Con nostra sorpresa è stato tradito l'obiettivo di dare quanti più buoni possibili ai cittadini" attacca l'avvocato, interpellato sul caso da RomaToday. Ma andiamo con ordine. 

A metà marzo con il decreto Cura Italia Palazzo Chigi stanzia fondi diretti ai comuni per andare incontro alle esigenze delle famiglie. C'è chi non riesce ad arrivare alla prossima spesa. A Roma toccano 15 milioni di euro che andranno a finanziare buoni spesa e parte subito la corsa a organizzare la macchina amministrativa nel più breve tempo possibile. Tra le polemiche di chi accusa il Campidoglio di ritardi, il 2 aprile il dipartimento Politiche sociali affida con apposita determinazione dirigenziale il servizio di erogazione dei buoni. Siamo in piena emergenza, è consentito andare in deroga alle gare d'appalto ordinarie e procedere con un più rapido affidamento diretto. 

Il 1 aprile arriva l'offerta della francese Edenred srl: 600mila buoni spesa al costo di 11 milioni di euro e uno sconto applicato del 20%. L'altra offerta in parallelo è della Repas Lunch Coupon srl, azienda già fornitrice dei buoni per i dipendenti capitolini. Lo sconto in questo caso è inferiore, del 10%. Il Campidoglio sceglie per Edenred, che aggiunge anche la possibilità per i cittadini di utilizzare una app dove scaricare i buoni, gestire il saldo, effettuare i pagamenti. "Si ritiene conveniente avvalersi di Edenred Italia S.r.l. che, a parità delle altre condizioni, ha proposto uno sconto di gran lunga superiore" è scritto nella determinazione. 

In realtà, il 2 aprile la Repas aveva modificato l'offerta - come indicato nella stessa determinazione dirigenziale su citata - allineandosi al 20% della concorrente. "Il preventivo ci era stato accordato" spiega l'avvocato. Sostenendo come, con lo sconto del 20, l'offerta di Repas fosse di gran lunga migliore. "Edenred ha chiesto 7 euro a buono spesa per la consegna, con Repas era gratuito, e lo sconto di Edenred è stato applicato sul numero dei buoni e non sulla fornitura complessiva". Risultato? "Hanno perso 25mila buoni spesa da 20 euro - sostiene il legale - non affidando a Repas il servizio". 

La replica dal Campidoglio

Contestazioni che sono finite in una diffida indirizzata al dipartimento alle Politiche sociali, con cui si chiede di subentrare all'azienda vincitrice. Di queste ore la risposta degli uffici del Comune in difesa della scelta fatta: lo sconto proposto dalla Repas - nonostante venga indicato nella determinazione dirigenziale dove si ricostruisce l'iter di affidamento - sarebbe arrivato fuori tempo massimo. D'altronde, ribattono ancora i tecnici capitolini, non si trattava di una procedura d'asta diretta a chi nel tempo offriva le migliori condizioni ma di una richiesta immediata di condizioni vantaggiose. E poi, altro elemento che ha fatto propendere per la Edenred, la app sugli smartphone per facilitare le fruizioni dei ticket. 

Un braccio di ferro che va avanti da giorni e non promette di placarsi. Sul caso infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, starebbe indagando anche la Corte dei Conti. Sul piatto un possibile spreco di risorse da 500mila euro, valore dei 25mila buoni spesa da 20 euro che, secondo l'accusa mossa dalla Repas, sarebbero andati persi. 

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