Giro d'Italia fermo per buche, Frongia nega tutto: "Racconti stampa senza alcun riscontro"

L'assessore allo Sport: "Solo titoli strillati". Con buona pace di immagini, foto e testimonianze di corridori adirati

A cinque giorni dalle polemiche sul Giro d'Italia "fermo per buche", il Campidoglio, per bocca dell'assessore Daniele Frongia, si smarca da ogni accusa e ribalta la narrazione dei fatti: "I titoli strillati sulla corsa chiusa e il percorso pericoloso, che hanno monopolizzato la stampa italiana dando un peso mediatico del tutto negativo, non trovano riscontro alcuno". Come a dire, non è successo niente. E poco importa che la stessa Raggi abbia avviato un'indagine interna tra gli uffici del dipartimento Lavori pubblici, che ci siano immagini, video, dichiarazioni di chi ha percorso il tracciato e lo racconta come "orribile". O che lo stesso assessore Margherita Gatta si sia preoccupato di effettuare ulteriori sopralluoghi a poche ore dalla gara "per verificare - ha dichiarato in una nota stampa - l’effettivo stato dei luoghi" . Un check finale perché c'era preoccupazione sulla tenuta dell'asfalto, e consapevolezza sui pochi strumenti (fondi e risorse) a disposizione per interventi a regola d'arte. Invece a vincere, per l'ex vicesindaco, è la negazione totale dei fatti, e non la loro spiegazione ai cittadini. 

Ma facciamo un passo indietro e riavvolgiamo il nastro. Davvero non c'è "riscontro alcuno" di strade non esattamente pronte a ospitare un grande evento? La tappa, l'ultima, del 27 maggio, è stata interrotta prima di raggiungere il traguardo. O meglio, i corridori sono arrivati in fondo ma dopo tre giri hanno chiesto che venissero, in gergo, "neutralizzati" i tempi. Niente cronometro ai chilometri finali, per non bruciarsi i risultati già raggiunti nelle gare precedenti. La ragione? Il vincitore Chris Froome ha parlato di "strade pericolose", e l'irlandese Sam Bennett ha detto che "la superficie stradale era orribile". Un ciclista spagnolo rivolgendosi adirato alle telecamere (in un video pubblicato su Eurosport.nl): "Non c'è rispetto per i corridori"

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Via del Corso in particolare e la strada con gurve a gomito che scende dalla terrazza del Pincio verso piazza del Popolo, poi piazza Venezia, tra avvallamenti, toppe scure evidentemente posizionate all'ultimo minuto, crepe, sampietrini sconnessi. Niente di simile alle strade lisce come tavole da biliardo della Formula E, l'altro grande evento che ad aprile ha fatto - questo sì - da ottima vetrina alla città. In quel caso però erano intervenuti i privati. Sul Giro d'Italia, come da accordi tra le parti, alle manutenzioni ha pensato il Comune. E ha fatto abbastanza? Il 29 maggio un articolo sulla cronaca romana di Repubblica rivela un documento riservato firmato dal direttore del Simu Fabio Pacciani. Si legge che durante il sopralluogo effettuato il 23 maggio "sono emerse numerose necessità d’intervento che non erano state segnalate dagli organizzatori nel corso delle riunioni operative presso il gabinetto della sindaca del 4 maggio e del 21 maggio". 

Ma ancora prima di carte e dichiarazioni le immagini parlano chiaro. Tre giorni dopo la gara, e la figuraccia in mondovisione, anche RomaToday ha ripercorso il tracciato verificando le strade (qui la testimonianza, vedi gallery fotografiche in fondo all'articolo). E' difficile sostenere che fossero in buono stato. D'altronde che il Comune stia intervenendo per lo più tramite squadre di pronto intervento e toppe provvisorie è noto. Gran parte delle gare che interessano la manutenzione straordinaria (rifacimento di tutto il manto stradale in profondità) sono ancora da assegnare. Vedi piazza Venezia e via IV Novembre. E poi ci sono le esperienze dei ciclisti, che usano la bici tutti i giorni passando da quello stesso percorso.

"Colpisce un certo negazionismo – ha commentato Sabrina Grisoli, presidente dell'associazione Salvaiciclisti di Roma – in realtà il problema esiste e noi che siamo in strada tutti i giorni lo sappiamo bene". Da rilevare poi che, a poche ore dalle polemiche del 27 maggio, le prime dichiarazioni di esponenti M5s non negavano niente, anzi. Qualcuno ha semplicemente scaricato la responsabilità sulla scelta fatta dagli organizzatori. "Nell’ultima conferenza dei servizi — spiegava il presidente della commissione Sport Angelo Diario — gli organizzatori ci hanno dato il via libera dicendo che i ciclisti sono abituati a correre anche su strade peggiori". Una mezza ammissione tra le righe. Detto altrimenti: si sapeva. 

Insomma, quello che doveva essere un evento per rilanciare l'immagine della Città Eterna si è di fatto rivelato un boomerang. Il fatto poi che tra gli sportivi siano circolati anche comprensibili commenti positivi riguardo allo splendore dei monumenti mozzafiato che hanno fatto da sfondo alla competizione - "è stata una splendida gara" - di per sè non cancella le condizioni delle strade e quanto fatto, o non fatto, dall'ente locale per ovviare al problema. Per Frongia invece la colpa è dei giornali e di una narrazione falsata. Nessuna responsabilità, nè del Comune nè di chi si è seduto ai tavoli organizzativi andati avanti mesi. Tesi sostenuta anche in forza delle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal direttore del Giro Mauro Vegni: "Vi sfido a trovare le buche di cui si parla, c'era solo qualche avallamento. Sennò perché mai i ciclisti avrebbero fatto 3 giri a 60 kmh?". Ma a colpi di dichiarazioni non si va lontano. Perché a smentire Vegni ci ha pensato Urbano Cairo, presidente di Rcs mediagroup, organizzatore dell'evento: "Le buche, mi dispiace, andavano sistemate: si sapeva da un anno e si trattava soltanto di undici chilometri". 

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