Bilancio, terzo settore contro i tagli al sociale: "Oltre 100 milioni di euro"

Secondo il Social Pride se nel 2012 ne erano stati stanziati 2012 nella manovra attualmente in discussione sono 271 milioni di euro circa

“Non è vero che nel bilancio preventivo 2014 del Comune di Roma non sono previsti tagli al sociale”. Attaccano la manovra economica in discussione in Aula Giulio Cesare le associazioni di volontariato e del terzo settore riunite nel Social Pride che hanno presentato la loro posizione questa mattina in via delle Vergini alla presenza del capogruppo di Sel Gianluca Peciola. Per il documento economico è arrivata una netta bocciatura.  "Un bilancio insufficiente perfino per contenere le emergenze della città e che ridurrà i servizi e provocherà disagi" il commento. Il punto di partenza per le associazioni è l'elaborazione di un nuovo Piano regolatore del sociale, da prendere come "via maestra per ritrovare la capacità di guidare il cambiamento".

I NUMERI - Dichiarano dal Roma Social Pride: "Secondo il bilancio, infatti, la spesa per i servizi sociali è di 350milioni di euro, ma il patto di stabilità costringe a togliere 40milioni circa dai fondi destinati al Dipartimento Politiche Sociali e altri 39 da quelli destinati ai Municipi. La cifra reale è quindi di 271 milioni circa, a fronte dei 400 stanziati nel 2012. Ammesso che avvenga davvero l’annunciato trasferimento al sociale di 106 milioni". Conclude la nota: "Considerato che mediamente il 76% della spesa dei Municipi è destinata al sociale, il Social Pride ha stimato circa 110 milioni. Il patto di stabilità riduce la cifra disponibile a circa 71 milioni. Solo per l’assistenza domiciliare di anziani e minori e dei diversamente abili nelle scuole, i Municipi hanno speso 90 milioni e 500mila euro: ne mancano 20 per garantire il servizio minimo. Questo significa annullare, di fatto i piani di zona, e quindi la programmazione partecipata dei servizi".

IL COMMENTO - “A fronte di un aumento della povertà e del disagio (vedi recenti dati Istat) bisognerebbe investire nelle politiche sociali soprattutto nelle azioni rivolte alla promozione di un welfare non assistenziale, per questo rivendichiamo un cambio di passo nella direzione di un welfare generativo con al centro lo sviluppo locale territoriale” commenta il portavoce del Social Pride Carlo De Angelis. La riduzione delle risorse non giustifica peraltro un uso improprio della generosa e preziosa azione delle associazioni di volontariato, che non sono disposte ad accettare un’insidiosa affermazione del welfare caritatevole. “In una città che ha un'estensione seconda in Europa solo a Londra, una popolazione che invecchia, la povertà che cresce, davvero non si capisce come, in queste condizioni, sia possibile pensare servizi sociali innovativi e di qualità. Chiediamo trasparenza sui dati reali del bilancio” dice Francesca Danese, presidente del Cesv-Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio.

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