Benedetta Ciaccia uccisa dal terrorismo e dimenticata da tutti: "Promisero di dedicarle una via"

Il padre: "Non hanno mai fatto partire i lavori nella strada che dovevano dedicare a mia figlia, e quindi non è mai stata inaugurata". Benedetta è tra le vittime dell'attentato nella metro di Londra del 7 luglio 2005

I funerali di Benedetta Ciaccia - Foto da repubblica.it 2005

"Siamo tutti buoni a essere solidali a poche ore dalle tragedie. Ma il tempo passa, e le istituzioni non vanno oltre i proclami". Roberto Ciaccia invia lettere protocollate da mesi al Comune di Roma. L'ultima al commissario Tronca e al prefetto Gabrielli. La figlia Benedetta, 31enne romana, è morta nell'attentato del 7 luglio 2005, un'esplosione nella metropolitana di Londra. A lei era stato promesso un spazio nella toponomastica della città. Una piccola traversa di via di Selva Candida doveva diventare l'omaggio di Roma e dei romani alla giovane vittima. Una proposta votata all'unanimità in consiglio comunale nel dicembre 2011, e finita nelle scartoffie, a dieci anni di distanza dalla tragedia.

"Non hanno mai fatto partire i lavori nella strada che dovevano dedicare a mia figlia, mancano marciapiedi e illuminazione, e quindi non è mai stata inaugurata e non è stata mai apposta nessuna targa. Mi sono rivolto prima a Masini poi a Pucci (ex assessori ai Lavori Pubblici, ndr), ma niente". Le promesse e le lacrime sono rimaste ferme a una delibera d'intenti che nessuno ricorda. Passato il cordoglio, consumato il silenzio, spente le fiaccole, anche Benedetta fa parte delle promesse mancate.

A pochi mesi dall'uccisione nella capitale inglese, le fu dedicato un parco in via Odoardo Giove. "Andavamo tutti gli anni o l'11 Settembre o il 7 Luglio a piantare un fiore per Benedetta" racconta ancora il padre. Ma l'area da settembre 2014 rende omaggio a Nicholas Green, il bimbo californiano ucciso vent'anni fa da un proiettile, in un tentativo di rapina sulla Salerno Reggio Calabria. La targa per Benedetta se l'è portata a casa il padre, sperando almeno nel taglio del nastro per la strada promessa.

"Di fronte alla memoria corta delle istituzioni è normale che i cittadini si sentano soli, abbandonati e minacciati dal terrorismo internazionale ed il caso di Benedetta Ciaccia è un esempio emblematico di quanto le Istituzioni poco si impegnino a livello culturale per rinnovare la memoria collettiva delle vittime". A intercettare l'appello di Roberto Ciaccia, il consigliere della regione Lazio, Fabrizio Santori. 

"Oggi piangiamo tutti la nostra Valeria Solesin, come ieri piangevamo Benedetta, uccisa sotto la metropolitana di Londra nell’attentato del 7 luglio 2005. Però, oggi, a dieci anni dalla sua morte e nonostante il voto unanime del Consiglio comunale di Roma, Benedetta ancora non merita di essere ricordata nella toponomastica capitolina e a nulla sono valsi gli appelli e le richieste all’ex sindaco Marino da parte del padre di Benedetta, Roberto Ciaccia, che di recente ha inoltrato l’ennesima lettera disperata alle Istituzioni competenti". Un grido disperato, che ancora nessuno ha ascoltato.

"Coloro che hanno qualche responsabilità in questa vicenda devono sentire come macigni le parole del padre di Benedetta, perchè la ragione di questa mancanza è dovuta alla solita pessima gestione dell'amministrazione capitolina. Infatti il Dipartimento SIMU di Roma Capitale non ha ancora provveduto al completamento della strada, sprovvista di marciapiedi e di pubblica illuminazione. Questo rappresenta il reale motivo che impedisce l’affissione della targa e gli adempimenti preliminari. Faccio appello al commissario Tronca affinché, rappresentando la Capitale, dia un segnale di presenza e di vicinanza alla famiglia di Benedetta ed alla città intera, colpita dal velo di paura per la minaccia del terrorismo".

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Commenti (3)

  • Siamo un popolo di ipocriti e falsi

  • La citta e' ferma da anni. Nel mio quartiere andiamo avanti con i lavori dei volontari dei comitati di quartiere ma le strade non le possiamo rifare a spese nostre. Che vergogna. Che amministratori penosi

  • Molti luoghi intitolati a persone decedute per terrorismo, per incidenti, per attentati o per qualsiasi altro motivo, dopo l'intitolazione vengono abbandonati all'incuria capitolina, un esempio il parco IVAN SBERNOLA o il parco NOTARGIACOMO in VI municipio. Saluti Luciano

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