Caso Lattarulo, Belviso: "Persona riabilitata, un cittadino come tanti"

Il vicesindaco di Roma ed assessore ai Servizi Sociali conferma l'assunzione di 'Provolino' in Campidoglio terminata "spontaneamente" nel 2010. "Vergognosi attacchi strumentali da parte della sinistra"

Un cittadino come tanti, nel pieno dei suoi diritti. Il vicesindaco di Roma Sveva Belviso conferma che Maurizio Lattarulo ha avuto un contratto a tempo determinato con l'assessorato alle Politiche sociali del Campidoglio. Il caso è stato sollevato oggi da Repubblica secondo cui il consulente era un ex componente della Banda della Magliana e per questo condannato nel 2000. Ma il vicesindaco si dice "veramente stupita" per quanto comparso oggi sul quotidiano, sottolineando la necessità "di fare chiarezza su quanto riportato". "Maurizio Lattarulo per il reato di banda armata legata ai Nar è stato prosciolto in fase istruttoria 20 anni fa e mai gli è stato imputato alcun reato di usura così come riportato dal quotidiano - dice Belviso -. Quando l'ho conosciuto, all'inizio del mio mandato si è presentato dicendo che aveva avuto problemi con la giustizia, precisamente per un reato associativo generico, e che, a quella data, nessun carico pendente risultava in tribunale e che era iniziato il suo percorso riabilitativo, conclusosi poi nel 2010 con sentenza definitiva di riabilitazione".

PERSONA RIABILITATA - Vice sindaco allora ancora solo assessore ai Servizi Sociali che spiega quale fosse la situazione di 'Provolino' al momento dell'assunzione: "Lattarulo nel 2008, era un cittadino come tanti, nel pieno dei suoi diritti. Proprio per il suo passato, ho pensato potesse rappresentare un esempio concreto di persona riabilitata alla quale dare un'occasione nuova di vita - prosegue Sveva Belviso -. Possibilità quest'ultima, fra l'altro contenuta nelle competenze dirette dell'assessorato alle Politiche sociali previste dalla Legge 381 del 1981, dedicata proprio al reinserimento lavorativo di detenuti, tossicodipendenti ed ex detenuti. Ricordo inoltre che le politiche a favore dell'inclusione sociale sono state e sono tutt'oggi, un fiore all'occhiello dell'amministrazione capitolina che, con la delibera 60 del 2010, ha previsto la riserva del 5% (finanziamenti riservati alle cooperative di tipo B) per le persone in stato di fragilità e per le categorie sociali sopra menzionate".

PROGRAMMA RETIS - Maurizio Lattarulo assunto con uno stipendio da 1.500 euro al mese con l'incarico di occuparsi del reinserimento di ex detenuti: "E' dello stesso periodo poi anche la nascita del programma Retis, progetto che ha le stesse finalità sociale. Per quanto detto sopra - ha proseguito il vice sindaco Belviso - Lattarulo quindi è stato inserito nello staff dell'assessorato alle Politiche sociali a tempo determinato, con uno stipendio di 1.500 euro mensili con l'incarico di occuparsi del reinserimento degli ex detenuti e dei rapporti con il garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni (padre del capogruppo del Pd in Consiglio Comunale) che, conoscendo anch'egli il Lattarulo per l'incarico avuto da me, non potrà che confermare le mie parole. Lattarulo - ricorda Belviso - ha poi lasciato spontaneamente l'assessorato nel 2010, dicendo che aveva trovato una soluzione lavorativa più stabile. Attualmente non conosco il suo impiego lavorativo".

ATTACCHI STRUMENTALI - Inchiesta de La Repubblica mal digerita dal vice sindaco che conclude: "Alla luce di quanto fin qui ricostruito, appaiono dunque davvero vergognosi e strumentali gli attacchi verso il Sindaco, che non conosce Maurizio Lattarulo, oggi riabilitato di fronte alla legge e competente nell'incarico che gli era stato assegnato, da parte di una sinistra ipocrita e falsa che prima fa dell'inclusione sociale una bandiera e poi, quando una amministrazione comunale concretamente si attiva per il reinserimento sociale degli ex detenuti, non indugia a strumentalizzare l'accaduto, citando anche notizie palesemente false". "Vorrei venisse raccolto l'invito, fatto dal Sindaco la scorsa settimana - ha sottolineato infine Sveva Belviso - per una campagna elettorale dura ma leale, sui fatti concreti, senza il coinvolgimento di persone e famiglie, penso ad esempio al figliolo di 10 anni del Lattarulo, che nulla hanno a che fare con le vicende politiche".

TREDICINE - Stessi toni quelli di Giordano Tredicine, accostato dal quotidiano al lavoro svolto dal Lattarulo nella Commissione Poltiche Sociali di cui è il presidente: "Smentisco categoricamente quanto oggi riportato da un noto quotidiano perché falso e infondato. Non c'é mai stato nessun rapporto di lavoro tra il sottoscritto e il Sig. Lattarulo. Il rapporto di consulenza esterna del Sig. Lattarulo con l'Amministrazione Capitolina è intercorso presso l'Assessorato alle Politiche Sociali e non con la Commissione da me presieduta".

INCARICO IDONEO - Incarico affidato al 52enne regolare, secondo il garante dei detenuto di Roma Capitale Filippo Pegorari: "Il lavoro è lo strumento più idoneo per il reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale; chiunque ostacoli questo processo lede un diritto della persona riconosciuto dalla Costituzione. L'iniziativa del Campidoglio è, dunque, lodevole e dà piena esecuzione al precetto costituzionale che pone il lavoro come diritto inalienabile dell'uomo. Il soggetto che ha pagato l'obbligazione con la società deve procedere nel solco della giustizia - ha concluso Pegorari - riappropriandosi dei doveri così come dei diritti di cittadino".

BARALDINI - Un polverone che richiama precedenti, come commenta Francesco Storace: "La sinistra rimprovera Alemanno per un consulente ex Nar, poi finito nella malavita. Chi assunse la Baraldini? Veltroni parla. Anche perché la Belviso dice che Lattarulo è ben conosciuto dal padre del capogruppo del Pd Marroni, garante del detenuto presso la Regione Lazio".

INGIUSTO PREMIO - Caso Lattarulo che trova ancora il parere negativo da parte del Pd, come nel caso di Andrea Orlando, presidente del Forum Giustizia dei democratici: "L'ennesima vicenda che riguarda le modalità con cui il sindaco Alemanno seleziona il personale e i collaboratori del Comune di Roma sarebbe ridicola se no fosse inquietante. In una città in cui - sostiene Orlando - anche grazie alla disastrosa gestione di Alemanno, trovare un posto di lavoro è ormai da tempo quasi impossibile, esiste un solo requisito sicuro, per essere assunti dal Comune: essere un ex Nar o aver fatto parte della Banda della Magliana. Credo che queste nuovo, grottesco capitolo sulle assunzioni di Alemanno sia un irriguardoso e ingiusto premio per chi ha avuto parte attiva in un capitolo della storia romana e italiana che ha seminato dolore e violenza. E confermi anche la concezione arbitraria, partigiana e privatistica che ha sin qui caratterizzato la disastrosa gestione comunale di Alemanno".
 

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