Befana a piazza Navona, settimana decisiva: la sicurezza a carico gli ambulanti o niente festa

L'assessore Meloni con un piede fuori. Oggi l'incontro con la sindaca. Pochi i margini di trattativa

Una festa da far partire, un accordo da trovare con gli ambulanti e l'uscita dell'assessore Adriano Meloni tutta gestire. Giunta Raggi alla prova della festa di piazza Navona. Si apre oggi la settimana decisiva, quella in cui devono essere sciolti nodi fondamentali. Dentro o fuori, con pochissimo spazio alle trattative. A complicare, e non poco, la situazione le dichiarazioni dell'assessore allo sviluppo economico Adriano Meloni che venerdì, in un colloquio su whatsapp con Il Messaggero ha paventato l'ipotesi di un accordo tra Coia, presidente grillino della commissione commercio, e i Tredicine. Sempre venerdì sono arrivate le sue scuse che se hanno chiuso la vicenda da un punto di vista politico, tengono aperto il caso da un lato sui rapporti personali con Coia stesso e i consiglieri pentastellati, dall'altro azzera i margini di trattativa con gli ambulanti. 

La festa

In ballo c'è il piano sicurezza. Assegnate le postazioni, per dare il via alla festa c'è da mettere in piedi la vigilanza e tutto ciò che ruota intorno alla sicurezza dell'evento. Il bando, con chiarezza, dice che le spese sono a carico degli ambulanti vincitori. Spese ingenti, complici le ultime circolari Gabrielli seguite ai vari attentati in Europa e ai fatti di piazza San Carlo a Torino. Un conto salato da 450.000 euro che i vincitori del bando non vogliono pagare. Da qui le numerose riunioni della scorsa settimana, di cui lo stesso Meloni ha parlato. Gli ambulanti vorrebbero cambiare le carte in tavola e cioè che a pagare sia il Comune che ovviamente non ci sta. Si punta quindi ad uno sconto, ad una rimodulazione dei costi. Ora però la trattativa è resa più complessa perché qualsiasi mediazione verrebbe vista come una concessione agli ambulanti. Ecco perché il Campidoglio si è irrigidito, arrivando anche a paventare la possibilità di non assegnare i banchi e di non far tenere la festa. 

Mediaticamente un colpo duro, ma sicuramente più digeribile di un accordo che vada verso le posizioni degli ambulanti. Una soluzione potrebbe essere il piano alternativo che gli ambulanti si sono impegnati a presentare. Un piano meno oneroso che però dovrà ottenere il via libera da parte degli organi competenti. Nel frattempo c'è da registrare lo slittamento di 6 giorni. La festa infatti doveva partire il 2 dicembre. Partirà, se tutto andrà come previsto, l'8 dicembre.

Il caso politico

Resta il caso politico. L'assessore Adriano Meloni è con un piede fuori. Si sta ragionando ad un suo addio soft, modello Colomban. Decisivo sarà il colloquio con la sindaca previsto per oggi. Da tempo l'assessore allo sviluppo appare lontano dall'amministrazione pentastellata. Una lontananza fisica, ma anche programmatica. Le dichiarazioni di venerdì scorso sono solo le ultime in ordine di tempo. Prima era arrivata la distanza sulle posizioni in merito alla bolkestein, sui tempi di attuazione del piano degli impianti pubblicitari e le divergenze sul piano pullman. In quest'ultimo caso più volte si era arrivati a delineare addirittura le dimissioni dello stesso.

Divergenze che si sono concretizzate con una presenza a Roma sempre più ridotta. Nasce così la lontananza e l'antipatia del gruppo consiliare. A salvare Meloni la vicinanza con i vertici del Movimento. Davide Casaleggio è amico del responsabile del commercio capitolino. In più lo stesso Meloni è teste chiave nell'ambito dell'inchiesta a carico della sindaca. Per questi motivi non si può sacrificare a cuor leggero. L'idea è quella di una presa d'atto che così non si può andare avanti. Un comune accordo per salvare l'immagine della giunta e non buttare all'aria il lavoro svolto. Rimarrebbe la poltrona da riempire. Ma questo, ad oggi, appare il problema meno grave. 

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