Baobab, la denuncia dei volontari: "Barriere di cemento intorno al presidio. È un'apartheid"

I lavori fanno parte di un'area di cantiere di Ferrovie dello Stato. Il delegato alla sicurezza della Raggi: "Nessuna responsabilità del Campidoglio"

Operai a lavoro a piazzale Maslax

"Nuove barriere di cemento armato e una rete di oltre 3 metri. Questo è quello che oggi vedrete passando per il presidio di Piazzale Maslax". E' l'allarme lanciato dai militanti di Baobab Experience, il presidio di accoglienza per migranti transitanti sul lato est della stazione Tiburtina. I volontari denunciano la presenza di operai che da qualche giorno starebbero issando un muro di new jersey nei pressi del presidio. Allegano le foto. E commentano così: "La sicurezza fatta di cancellate senza la tutela dei diritti degli ultimi non è libertà, è apartheid". Sottolineando come la nuova barriera "impedisce di entrare con le auto, di portare agevolmente acqua e pasti, di effettuare assistenza sanitaria lontano dalla strada, di far entrare mezzi di soccorso, se necessario". Chi c'è dietro i lavori? 

Secondo quanto apprendiamo, si tratta di un'area di cantiere di Ferrovie dello Stato, proprietaria del terreno. Un intervento di riqualificazione della zona, partito il 27 agosto, che riguarderebbe un perimetro più vasto rispetto a quello occupato dalle tende. "Non è niente che sia stato stabilito dal Comitato per l'Ordine e la Sicurezza pubblica" spiega a RomaToday Marco Cardilli, delegato alla sicurezza della sindaca Virginia Raggi, chiamato in causa dai volontari perché proprio ieri il comitato si è riunito per fare il punto sulla tendopoli dell'accoglienza, a pochi giorni dalla violenza sessuale denunciata da una donna all'interno del presidio. 

I volontari attaccano da tempo il Campidoglio: "Cardilli ha rivendicato il fatto che il Comune abbia un info-point per i migranti alla stazione Tiburtina, ma l'unico info point siamo noi". E ancora accusano il Comune di "noncuranza e abbandono". "Queste persone non dovrebbero stare in strada. Dovrebbero essere accolte in strutture specifiche che invece non rispondono alle loro responsabilità. Rimarchiamo le nostre continue chiamate alla SOS (Sala Operativa Sociale del Comune) a cui sempre più spesso seguono silenzi e rifiuti".

Sul punto Cardilli ribatte: "Noi ringraziamo sempre il lavoro dei volontari, ma come Sala Operativa Sociale siamo presenti. E abbiamo i numeri: dal 1 gennaio al 30 settembre 43 persone hanno accettato il dialogo con gli operatori, 14 un posto letto nei circuiti di accoglienza del Comune". Diversa la versione dei ragazzi di piazzale Maslax: "Sono tre anni che chiediamo una struttura degna della parola accoglienza e in cambio abbiamo ricevuto solo sgomberi senza soluzioni alternative. Un parcheggio abbandonato senza acqua e bagni".

Riassumendo, le barriere in cemento che rendono sempre meno agevole l'ingresso dei mezzi alle tende, non avrebbero nessuna motivazione securitaria. Ma i volontari guardano oltre: il cantiere di Ferrovie dello Stato è compatibile con il presidio umanitario o finiranno per chiuderlo costringendo gli attivisti a spostarsi altrove? "Nessuno ci ha detto niente, con noi il Comune non parla. Gli unici nostri interlocutori su questo sono gli operai". 

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