Rimozioni, dopo la bocciatura del Tar il Comune ci riprova: entro fine anno tornano i carroattrezzi

L'annuncio del direttore generale Franco Giampaoletti dopo la bocciatura, a novembre, davanti al Tar del Lazio. Ecco come funzionerà il nuovo servizio

Entro fine anno Roma dovrebbe tornare ad avere un operatore unico che si occupa della rimozione dei veicoli in sosta selvaggia. Ad annunciarlo è il direttore generale del Comune di Roma Franco Giampaoletti, l'ultimo rimasto nel Movimento Cinque Stelle a voler mettere la faccia su una vicenda diventata un'onta per l'amministrazione grillina. Lo ha fatto nel corso di una commissione trasparenza convocata dopo che Enrico Stefàno (presidente della commissione Trasporti), evidentemente in imbarazzo dopo i reiterati fallimenti sul tema, ha ignorato la richiesta di convocazione della commissione mobilità. Assente anche l'assessora Linda Meleo, è toccato al dg spiegare quanto sta accadendo dopo la bocciatura del bando da parte del Tar. Uno stop pesante perché il modello, contestato dalle associazioni, era stato pubblicizzato, soprattutto da Stefàno sui social, come innovativo e come fiore all'occhiello dell'amministrazione. 

Ecco perché il Tar ha bocciato la gara a cinque stelle

E invece oggi Giampaoletti ha dovuto ammettere che "il sistema innovativo evidentemente, stante il pronunciamento del Tar, non andava bene. Entro qualche giorno sarà pubblicata una gara per concessione di servizi. Un unico lotto che affideremo all'operatore che presenterà l'offerta che verrà giudicata più idonea". I tempi per l'assegnazione vanno dai 6 agli 8 mesi, al netto di possibili ricorsi o problematiche imponderabili. 

Si torna quindi a quanto proposto da sempre dagli operatori. "Era il settembre 2016", racconta Rocco Lamparelli, responsabili trasporto merci del Pd, "e nell'incontrare il neo assessore avevamo proprio chiesto quanto si sta realizzando oggi". All'epoca però tali proposte furono ignorate e si scelse di seguire altre strade. 

Le critiche alla vecchia gara

A lungo il Movimento Cinque Stelle, con in testa Enrico Stefano, presidente della commissione Mobilità, e Linda Meleo, aveva deciso di puntare forte sull'afffidamento ad Atac. A giugno 2017, complice anche la decisione di utilizzare il concordato per provare a salvare l'azienda dei trasporti, si è cambiato strada. Dopo diverse riunioni e varie analisi di mercato si è giunti finalmente a bandire una gara il 31 maggio 2018. Il 9 luglio 2018 però la sospensione, poi trasformata in annullamento il 24 agosto per una serie di rilievi contabili e formali. Il Campidoglio il 31 agosto aveva pubblicato la nuova gara ma anche questa aveva subito uno stop dopo i ricorsi al Tar da parte degli operatori. A fine ottobre la bocciatura definitiva e la presa d'atto, altrettanto definitiva, che il bando andava rifatto. 

Come? Solo oggi si è riusciti a saperlo. "Certo", spiega la consigliera del Pd Ilaria Piccolo, "a conoscere prima le intenzioni dell'amministrazione avremmo potuto dare il nostro contributo, fornire le nostre idee. Invece si è ignorata la richiesta di convocazione della commissione Mobilità e solo oggi, grazie ad una commissione trasparenza, abbiamo ricevuto spiegazioni". La gara sarà appunto una concessione di pubblico servizio, ovvero si affiderà il servizio - senza spese per le casse comunali e con la possibilità anche di un guadagno - ad un operatore con un unico lotto, vincolandolo ad alcune tariffe stabilite da determina comunale e ad un servizio minimo in termini di qualità. "Tra i criteri", racconta ancora Giampaoletti, "ci sarà sicuramente la presenza di depositi all'interno del raccordo".

Proprio quest'aspetto attualmente è tra i più contestati dai cittadini. Capita infatti, dopo aver parcheggiato in sosta selvaggia ed essersi ritrovati l'auto rimossa, di doversi muovere in strutture irragiungibili nella periferia o addirittura fuori Roma. Colpa dell'attuale gestione, frutto di un accordo con la Prefettura che prevede accordi con depositi fuori dal Gra. "Oltre al criterio di prossimità", racconta Giampaoletti, "il deposito dovrà essere raggiungibile con il bus". L'obiettivo è quello di contenere i costi per il cittadino e di far sì che possano anche aumentare le rimozioni. 

Come funzionerà? Il criterio sarà simile a quello del passato. Sarà sempre la polizia locale a chiamare i carroattrezzi che arrivati saranno sempre monitorabili dalla pubblica amministrazione così come dal vecchio bando, poi bocciato dal Tar. Da quando il servizio è stato dismesso a Ctl le rimozioni in media sono diventate 18.000 l'anno contro la media di 43.000 precedente. Nel nuovo bando non c'è una previsione di quanti saranno gli interventi. 

"Si è perso tempo, due anni e mezzo", spiega Lamparelli, "per arrivare a quello che era ovvio e l'incapacità dell'amministrazione è oggi evidente. Arriveremo a fine anno per l'assegnazione della gara, tre anni e mezzo dopo l'insediamento. Si è lasciata Roma senza servizio, con la sosta selvaggia a prolifera e con 60 lavoratori che hanno svolto questo lavoro per 25 anni lasciati in situazione border line. Tutto questo ha il sapore della beffa".

Una vita travagliata quella recente del servizio rimozione auto. Era il 4 novembre 2015 infatti quando  l'allora comandante della Polizia Locale di Roma Capitale, Raffaele Clemente, per problemi contributivi risolse il contratto con Clt e fece una determina in cui chiedeva alla Italsoccorso Srl di poter usufruire dei depositi giudiziari autorizzati per poter svolgere il servizio di rimozione. I mezzi dei depositi giudiziari però possono intervenire su un numero limitato di casi, non avendo mezzi adatti in particolare per le strade più strette. Nello stesso tempo i cittadini lamentano un servizio che porta spesso a recuperare le macchine a decine di chilometri di distanza dal luogo della rimozione e con costi esorbitanti. Questo perché i depositi coinvolti sono pochi e appunto lontani. 

Ora si confida nel nuovo bando. Lo aspetta la politica, lo aspettano i vigili urbani e lo aspettano i cittadini stanchi di dover tollerare la sosta selvaggia.

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