Housing sociale nelle case dell'Ater, il Tar respinge i due ricorsi: ripartono le procedure di assegnazione

Il direttore generale Napoletano: "Siamo soddisfatti, procederemo con la convocazione degli ammessi"

Case Ater, immagine repertorio

Sospese in attesa di conoscere l'esito di due ricorsi al Tar, le procedure di assegnazione da parte dell'Ater di case in housing sociale sono state riavviate. Lo comunica l'azienda che gestisce parte degli alloggi popolari di Roma che ha spiegato con una nota come la decisione sia stata presa dopo che il Tar del Lazio ha respinto i due ricorsi. "Viene così restituita piena validazione al bando Ater che era di fatto sospeso dall'inizio di gennaio scorso".

I due ricorsi erano stati avanzati per motivi differenti. Il primo perché ammesso con zero punti per aver depositato i redditi del 2018 e non quelli del 2019 puntando il dito contro un bando "poco chiaro". Il secondo, sostenuto da Unione Inquilini, per una serie di elementi che secondo il sindacato costituivano "irregolarità" come indicare un reddito minimo per l'accesso e non solo uno massimo. Con sentenze pubblicate il 2 e il 9 marzo il tribunale amministrativo ha respinto i due ricorsi.

Il primo è stato giudicato inammissibile per "difetto di contraddittorio", ovvero per non aver individuato la persona in graduatoria che avrebbe subito le coseguenze di un eventuale provvedimento. Contattata da Romatoday, la persona interessata ha annunciato che ricorrerà al Consiglio di Stato. Con il secondo ricorso, spiega invece Ater, "il Tar ha applicato il criterio di tardività poiché il ricorso avrebbe dovuto avvenire al momento della pubblicazione del bando e non a graduatoria completata".

Il direttore generale di Ater, Andrea Napoletano, commenta così: "Lontani da ogni polemica con l’Unione Inquilini che continuiamo a considerare un fondamentale interlocutore siamo soddisfatti che le sentenze del Tar possano far ripartire il nostro bando. Con le dovute cautele che le attuali circostanze impongono, procederemo con la convocazione degli ammessi in graduatoria per l’assegnazione degli alloggi. Siamo pienamente convinti che l’housing sociale sia uno strumento innovativo ed efficace per ampliare la nostra capacità di fronteggiare l’emergenza abitativa rivolgendosi a quella ‘fascia grigia’ di famiglie che, avendo un reddito superiore all’accesso alle graduatorie Erp, non possono tuttavia permettersi affitti a prezzo di mercato".

Anche il segretario romano di Unione Inquilini, Fabrizio Ragucci, ha commentato la notizia: "Il nostro giudizio sul bando resta immutato. Continuiamo a ritenere che sia inopportuno dal punto di vista degli scopi dell'azienda e illegittimo dal punto di vista giuridico. Fare social housing con una parte residuale del patrimonio popolare va contro la promessa di incrementare questo patrimonio e impoverisce la collettività. Norme alla mano, inoltre, continuiamo a ritenere che almeno 3 o 4 punti del bando siano illegittimi. Tra questi i limiti di reddito e il fatto di non aver indicato quali siano gli alloggi destinati a questo dal momento che si tratta di assegnazioni in deroga e non tutti gli appartamenti possono essere usati per questo scopo. La nostra battaglia non finisce qui". 

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Il bando era stato pubblicato nel maggio del 2019 e prevedeva l’assegnazione di 180 abitazioni del patrimonio di edilizia residenziale pubblica con prezzi da edilizia agevolata pari all’ammontare del canone concordato con uno sconto del 30 per cento. In media tra i 300 e i 450 euro al mese. Il reddito per poter accedere è compreso tra una soglia minima di 22.697 e massima di 44.969. Al momento della pubblicazione della graduatoria provvisoria le domande escluse erano 500 a fronte di sole 307 ammesse. La maggior parte delle domande escluse, ha spiegato Ater, ha avuto esito negativo perché non è stata depositata tutta la documentazione.

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