Pugno duro di Raggi sui demolitori, la nota al Governo: "Norma regionale è incostituzionale"

Il riferimento è all'emendamento salva impianti votato in Consiglio regionale a fine dicembre

Immagine d'archivio

La sindaca chiede un intervento al Governo, perché l'emendamento natalizio salva demolitori, approvato in Regione, rischia di far saltare l'obiettivo. Raggi, quelli irregolari, li vuole fuori dal Raccordo. Non si transige. E in una lettera, che RomaToday ha potuto visionare, inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al vicepremier e titolare del Mise Luigi Di Maio e al ministro all'Ambiente Sergio Costa, allerta l'esecutivo nazionale su un provvedimento definito "inopportuno", solleva una "questione di legittimità costituzionale" e chiede di impugnare la norma appena licenziata. 

Il riferimento è all'art.21 comma 15 della Legge di Stabilità 2019 votata alla Pisana a fine dicembre, con cui "si autorizza la prosecuzione dell’attività" dei demolitori, "indicando la tempistica di delocalizzazione" che "dovrà essere effettuata entro sei mesi e attuata entro un periodo massimo di ventiquattro mesi". 

Una sorta di via libera a una nuova proroga, con ripristino dei permessi provvisori che invece il Campidoglio ha bloccato a giugno 2018, ordinando agli irregolari la chiusura delle attività (rimaste aperte solo per la compra vendita dei pezzi di ricambio), imponendo progetti di adeguamento ambientale ai sensi della normativa vigente e avviando una serie di Conferenze dei servizi per vagliare i singoli piani. In ottemperenza a quanto previsto dal decreto legislativo 209 del 2003, che sul tema dello smaltimento di veicoli dopo l'uso recepisce norme comunitarie. 

Anche la regione fa riferimento nell'emendamento allo stesso decreto. Ma fornendo una diversa interpretazione, per Raggi "estensiva" e fuori dalle competenze dell'ente locale, che dà per buone le vecchie autorizzazioni temporanee. L'indirizzo dato dalla regione (e votato da Pd, Forza Italia e Fratelli d'Italia) non ha alcun effetto immediato, come ci spiegano dal dipartimento Ambiente, perché la competenza nel rilascio delle autorizzazioni è del Comune (contrariamente a quanto avviene nelle altri regioni d'Italia). Ma si inserisce in un quadro delicato, fatto di contenziosi aperti tra le attività di demolizione e il Campidoglio. 

Al momento, su 72 impianti, sono in corso 40 Conferenze dei Servizi e 18 attività sono state chiuse (quelle su viale Palmiro Togliatti che ricadono sul parco archeologico di Centocelle). Ma i legali dei demolitori hanno dato battaglia dal primo giorno, puntando sulla mancata delocalizzazione dei centri prevista da un Accordo di Programma degli anni '90 e portando i singoli casi in Tribunale. Già un caos, a cui si aggiungono da inizio gennaio le numerose richieste di proroga pervenute al dipartimento Ambiente in forza dell'emendamento regionale. Da qui l'allerta della sindaca. 

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"La linea di fermezza attuata da Roma Capitale a cui spettano per delega regionale gli atti autorizzativi [...] ha provocato dure proteste espresse anche in termini poco consoni". La strada intrapresa dal Consiglio regionale rischia di complicare non poco le cose. Senza contare il l'ipotizzato vizio normativo e di competenza. Da qui la richiesta ai vertici: impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale. Il tempo previsto dalla norma è di 60 giorni. 

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