Atac, il tutti contro tutti che umilia Roma e i romani

E' un inizio luglio da incubo quello che stanno vivendo i romani che prendono i mezzi pubblici. Una situazione che rischia di esplodere. Da un lato i problemi di un'azienda sull'orlo del fallimento e dall'altro un braccio di ferro tra Atac e i suoi macchinisti

Rallentamenti sulla metro B, rallentamenti sulla metro A. La Roma Lido? Disagi a non finire. La Roma Viterbo, idem. E' un inizio luglio da incubo quello che stanno vivendo i romani che hanno a che fare con i mezzi pubblici. Non c'è giorno, dal 30 giugno scorso, in cui il servizio del trasporto pubblico romano sia stato normale. E neanche con la nuova settimana le cose sembrano migliorare. Atac ha spiegato in mattinata: "Sta circolando un numero di treni ridotto rispetto al programmato". Non una notizia, dicono in tanti. Il servizio infatti non è mai stato dei migliori, ma in questi giorni si stanno toccando picchi preoccupanti che portano davvero a pensare ad un punto di non ritorno per il trasporto capitolino. Proviamo a capire cosa sta succedendo. 

ATAC, AZIENDA VERSO IL FALLIMENTO - Che Atac non se la passi bene non è notizia di oggi. Già poche settimane dopo il suo insediamento, nel luglio del 2013, l'assessore alla Mobilità Guido Improta aveva lanciato l'allarme: i conti dell'azienda sono da allarme rosso. E da allora è stata costantemente una disperata corsa contro il tempo. L'azienda è a un passo dal baratro: come raccontato sulle pagine di Repubblica, il 30 giugno scorso il consiglio di amministrazione dell'azienda capitolina ha rimandato l'approvazione del progetto di bilancio 2014 per evitare di dichiarare il default. Anche 2014 ha chiuso con il segno negativo, 141 milioni di euro. Perdita di esercizio che, come scrive il quotidiano, sommata a quelle degli anni precedenti farebbe sfiorare al 'buco' la dimensione del miliardo di euro. E il 2015 non va meglio. Il crollo degli indicatori di redditività nel primo quadrimestre 2015 hanno già generato 58 milioni di passivo. Lontani dal pareggio, sarà necessaria una ricapitalizzazione da parte dell'azionista di maggioranza, il Comune di Roma, che potrebbe ammontare ad almeno 40 milioni di euro e al conferimento di treni.

A far guardare avanti, l'approvazione del nuovo contratto di servizio licenziato la scorsa settimana dall'Assemblea capitolina che affida il servizio all'azienda comunale fino al 3 dicembre 2019. Incremento del traffico, lotta all'evasione, meno incarichi esterni e blocco del turnover per i dirigenti. Non manca, naturalmente, quella che viene definita l'ottimizzazione dei turni di guida e della produttività degli autisti e macchinisti che fa lievitare le ore annuali da circa 700 a oltre 900. 

GLI ACCORDI DISDETTI – Una situazione in bilico che il clima incandescente con i macchinisti sta rendendo esplosiva. A rompere il già delicato equilibrio è stato l'annullamento da parte di Atac di tutti gli accordi di secondo livello, quelli che garantiscono una sorta di salario accessorio, stipulati dal 1962 ad oggi. Una scelta presa in maniera "unilaterale" dall'azienda che non è piaciuta per nulla ai dipendenti. La dead line per trovare un nuovo accordo scade il primo ottobre e, in assenza di nuove disposizioni, porterebbe a decurtazioni salariali che potrebbero arrivare fino a 400 euro. Basta indennità, come quella di 'galleria' per i macchinisti costretti a passare diverse ore sotto terra, si punta sulla produttività. Nel frattempo, per effetto del nuovo piano industriale, aumenterebbero anche le ore settimanali a carico di ciascun autista. 

FINE DELLA PAX SINDACALE – I lavoratori hanno vissuto questa decisione come una vera e propria dichiarazione di guerra che va ad incidere su una condizione del servizio che secondo macchinisti e autisti è già al limite: ricorso massivo agli straordinari a causa di una costante carenza di organico, pessimo stato dei treni e dei bus, manutenzione in perenne affanno che causa ogni giorno guasti e vetture ferme. La risposta dei dipendenti sta mettendo in ginocchio il trasporto pubblico cittadino. “Non chiamatelo sciopero bianco” ripetono. Quel che sta accadendo è semplicemente il frutto di una “riorganizzazione impossibile” del personale voluta da Atac e “della condizione delle vetture che non possono circolare in determinate condizioni”. In altre parole, non più disposti a collaborare, i macchinisti si difendono: “Stiamo solo applicando il contratto, i treni non in regola non partono”. Diversa la visione di Atac, che punta il dito contro il proprio personale e attribuisce il malcontento all'introduzione del badge all'inizio e alla fine del turno e all'aumento delle ore di lavoro nell'ottica di un incremento della produttività. In mezzo ci sono i cittadini ormai sfiancati da un servizio che negli ultimi giorni si è rivelato inaffidabile. 

LE REAZIONI – Intanto è partita un'indagine dell'Autorità garante degli scioperi che ha chiesto chiarimenti alla Prefettura di Roma e ad Atac per capire se i disagi degli ultimi giorni sono frutto di uno 'sciopero mascherato' oppure no. Anche il sindaco Marino, dichiarando pubblicamente “intollerabili” i disservizi, vuole vederci chiaro. Il primo cittadino punta il dito contro i macchinisti: “Temo che si tratti di comportamenti individuali di singoli macchinisti, che danneggiano con il loro comportamento l’immagine dell’azienda e la vita delle persone”. Anche per Marino il motivo è il badge: “Questo, probabilmente, accade perché ho preteso che da poche settimane i macchinisti della metropolitana timbrino il cartellino in entrata e in uscita, così come fanno tutte le persone che nella nostra città vanno a lavoro la mattina e tornano a casa la sera. Per questo motivo, ho chiesto al dottor Micheli - il nuovo direttore generale dell’Atac - di mettere in moto tutti gli strumenti necessari per scoprire la verità”.

Le dichiarazioni del sindaco non sono piaciute al segretario generale  FILT-CGIL Roma e Lazio, Alessandro Capitani intervenuto ai microfoni di Radio Roma Capitale: “Se viaggiano 7 convogli su 21, la colpa non è dei macchinisti, ma di un’azienda che, pur conoscendo queste problematiche, continua a scaricare le colpe sui lavoratori dell’azienda” ha affermato puntando il dito contro i vertici aziendali. Sulla vicenda si è espresso anche il segretario generale della Cgil Claudio Di Berardino che bollando come “sbagliato” un eventuale sciopero bianco ha affermato: “Il Comune di Roma e l'azienda Atac non possono pensare di modificare l'assetto del servizio e l'organizzazione del lavoro, senza aprire una fase di contrattazione con le organizzazioni sindacali in cui rimettere al centro il tema della quantità e della qualità del servizio pubblico offerto ai cittadini, oltre al tema dei diritti e dei doveri dei lavoratori".

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