Dagli imprenditori allarme alla Raggi: "Roma è ferma, ora ci ascolti"

Dai costruttori ai commercianti, sette associazioni chiedono un tavolo alla sindaca

Dalle associazoni imprenditoriali di Roma arriva “l’ultima chiamata” alla sindaca Virginia Raggi e all’amministrazione a guida Movimento cinque stelle: “La città è ferma, abbiamo ancora due anni di tempo per cambiare passo”. Un “grido d’allarme” quello lanciato questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal titolo ‘Rinascimento Roma’. Non una richiesta di dimissioni, “non è il nostro ruolo” precisano, ma “chiediamo di essere ascoltati, perché finora non abbiamo avuto risposte”.

Dietro al tavolo della sala all’ultimo piano del Residence Ripetta, nel cuore del Tridente, un fronte compatto che rappresenta il “70 per cento del sistema produttivo della città e l’80 per cento del suo Pil”. Il parere dei presidenti di sette delle principali categorie imprenditoriali romane (Acer, Coldiretti, Confcommercio, Cna, Confesercenti, Federlazio e Unindustria) è unanime: “È necessario intervenire subito con un vero e proprio piano anti-declino. Siamo di fronte ad un punto di non ritorno”.

Da una parte “quelle azioni basiche con un’immediata e pronta ricaduta sul territorio”. Tra queste “il decoro urbano della città”; “la riapertura delle tre fermate della metro A”; “il completamento dei lavori sulla Tiburtina” che insistono su un’area industriale che “attira ogni giorno più di 20 mila lavoratori” e quelli del “corridioio della mobilità Laurentina”. Dall’altro la visione per il futuro: “Siamo disponibili a costruire insieme un masterplan 2030-2050 che porti Roma ad essere una città competitiva e attrattiva” la proposta di Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria Roma.

Diverse le proposte emerse. Il presidente dell’Acer cittadina, Niccolò Rebecchini, ha sintetizzato: “Semplificare le procedure per sviluppare l’economia e aumentare l’occupazione e salvaguardare la coesione sociale”. E ancora: “Serve un progetto industriale per le municipalizzate della città”. A Roma “non si vedono più le gru”. Per Alessandro Sbordoni, presidente Edilizia di Federlazio, “bisognerebbe interrogarsi in che misura il piano regolatore e la legge regionale possano dare luogo ad un’azione di rigenerazione urbana”. Tra gli esempi, la realizzazione di un piano di case popolari “su aree di compensazione di proprietà dell’Ater”.

E ancora. “Non si può non considerare il turismo come asse portante per il Pil”, le parole di Simona Petrozzi, presidente di Terziario Donna della Confcommercio di Roma.  “Roma va ripensata come un brand, la reputazione è importante e deve essere una vetrina anche per il Governo”. Anche l’agricoltura “dovrebbe giocare un ruolo essenziale nella crescita della città”, ha aggiunto Niccolò Sacchetti, presidente di Coldiretti Roma. “Nel comune agricolo più vasto d’Europa, questo settore può dare una mano nella gestione del verde e nello sviluppo del turismo attraverso il ‘food’ di qualità”.

Le associazioni di categoria si sono dette pronte a collaborare per elaborare un piano per il rilancio della città. “Siamo disponibili ad assistere l'amministrazione nella esecuzione delle progettualità della città”, ha spiegato Michelangelo Melchionno, presidente della Cna di Roma. La "svolta" dovrebbe passare per la convocazione di un tavolo condiviso, “perché da quando è sindaca, Raggi non l’ha mai fatto” ha sottolineato il presidente di Confesercenti Roma, Valter Giammaria. Per tutti, infatti, l’esperienza di ‘Fabbrica Roma’, con la quale la sindaca aveva riunito le categorie produttive e i sindacati, “è il nulla”. La fiducia è per “l’intelligenza della sindaca: non farà finta di niente. Non vogliamo più vedere questo degrado. Dobbiamo fare qualcosa di più concreto e se le associazioni che sono qui oggi non ricevono risposta dovremo progettare qualcosa di più forte". Una "extrema ratio", certo, ma dietro al tavolo del Residence Ripetta questa mattina non si è esclusa nemmeno "una manifestazione di piazza". 

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