Arresto De Vito, Berdini: "Raggi si assuma la responsabilità delle sue scelte politiche"

Intervista all'ex assessore all'Urbanistica della Giunta pentastellata

“Il problema non è l’arresto di Marcello De Vito ma la linea politica assunta dal Movimento cinque stelle in questa città. Una linea che dalla più assoluta legalità è tornata in pochi mesi all’urbanistica contrattata”. Paolo Berdini osserva da urbanista e da ex assessore della Giunta di Virginia Raggi il terremoto giudiziario che ha scosso il Campidoglio pentastellato nella mattina di mercoledì 20 marzo. Il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, grillino della prima ora, nella rosa dei quattro portavoce pionieri che nel 2013 occuparono un posto sugli scranni dell’Aula Giulio Cesare, nonché primo candidato sindaco del Movimento nella Capitale, è stato arrestato con l’accusa di corruzione. E i progetti per i quali, in cambio di condotte volte a “favorire diversi soggetti privati”, avrebbe ricevuto denaro o accettato la promessa sono tutti e tre progetti urbanistici: lo stadio della Roma, al centro di un altro filone di indagine che ha già portato all’arresto del costruttore Luca Parnasi; il progetto di trasformazione degli ex mercati generali; la realizzazione di un albergo nei pressi dell’ex stazione Trastevere. 

Paolo Berdini, ancora una volta l’urbanistica è epicentro di scossoni giudiziari.

Siamo di fronte all’ennesimo, gravissimo, scandalo urbanistico. E il motivo è solo uno: in pochi mesi l’amministrazione guidata da Virginia Raggi è passata dal voto di agosto sulle aree dell’ex Fiera di Roma, tentativo di tornare alla più assoluta legalità, all’urbanistica contrattata, che per sua natura non consente trasparenza. E in un procedimento poco trasparente si possono infilare persone di dubbia moralità. Se vogliamo salvare questa città dobbiamo chiudere per sempre con l’urbanistica contrattata. Solo in questo modo possiamo recuperare la credibilità che questa città aspetta. 

A proposito, i romani si aspettavano un cambio di passo. Dopo l’arresto di Raffaele Marra, l’inchiesta sullo Stadio della Roma, arriva l’accusa di corruzione per Marcello De Vito. Cosa rappresenta questo ennesimo scossone per la città?

ùUna grossa umiliazione. I giornali di tutto il mondo dipingeranno ancora una volta Roma come luogo del malaffare. Io sono invece convinto che questa città abbia meravigliose risorse etiche e morali che non aspettano altro che essere messe nelle condizioni di cambiarla. Una città di persone in gran parte ‘per bene’ governata con metodi che permettono alle persone ‘per male’ di prendere il sopravvento. Dobbiamo tornare alla trasparenza. 

De Vito è già stato espulso dal Movimento. La sindaca Virginia Raggi ha affermato: “Chi sbaglia paga” e “il M5S ha gli anticorpi”. È troppo tardi o, secondo lei, questa amministrazione ha ancora tempo?

Il voltafaccia della Giunta Raggi è sotto gli occhi di tutti: doveva cambiare il corso dell’urbanistica romana e invece è tornata all’urbanistica contrattata. È il punto di svolta del gennaio del 2017 quando, dopo l’arresto di Raffaele Marra, l’amministrazione Raggi è stata commissariata. Per questo non so bene cosa vogliano dire le parole della sindaca. Il cambiamento sta nelle scelte politiche, non nell’allontanare le persone reprobe. 

Cosa dovrebbe fare, ora, la sindaca?

Raggi dovrebbe chiedere scusa a questa città offesa. Non solo. Dovrebbe prendere tre decisioni semplici. Prima: cancellare per sempre lo Stadio della Roma a Tor Di Valle e trovare un luogo più idoneo, in tempi rapidi. Seconda: lasciare all’interno degli ex Mercati generali a Ostiense quello spazio verde che i cittadini aspettano da decenni, al posto di coprire di cemento 8 ettari di terreno. Terzo: nelle cubature residenziali che verranno realizzate nell’ex fiera di Roma sulla Colombo prevedere una parte di case popolari per le famiglie che vivono in condizioni di precarietà abitativa. Se Raggi riuscirà a mettere in campo queste politiche potrà continuare per altri due anni, altrimenti penso che la sua esperienza in Campidoglio sia finita. 

Il problema non è la presunta corruzione di De Vito, quindi, ma l’azione politica. 

Raggi deve assumersi la responsabilità delle sue scelte. Come quelle che il M5S ha preso dopo l’arresto di Raffaele Marra, motivo per cui, a suo tempo, ho deciso di lasciare il mio posto in Giunta. Il problema non è l’arresto di De Vito, ma la linea politica. Se uno ha difficoltà a capire la differenza tra una persona corrotta, ammesso che De Vito venga giudicato tale, e la linea politica evidentemente non capisce il disastro che sta avvenendo in questa città. 

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