Arresto De Vito, dallo Stadio agli ex Mercati Generali: ecco le operazioni urbanistiche della "Congiunzione astrale"

Non c'è solo il progetto dello stadio della Roma nell'inchiesta che ha portato all'arresto di De Vito. Nell'ordinanza finiscono anche gli ex Mercati Generali, l'ex Fiera di Roma ed un albergo a Trastevere

L'arresto di Marcello De Vito e dell'avvocato Camillo Mezzocapo riaccende i riflettori sulle principali operazioni urbanistiche che interessano la Capitale. Non c'è infatti  solo lo stadio della Roma nell'inchiesta che ha fatto scattare i provvedimenti restrittivi. Oltre a Tor di Valle, nel radar della magistratura, sono finiti anche importanti interventi previsti sull'Ostiense, sulla Cristoforo Colombo ed a Trastevere.

I tre filoni dell' inchiesta "Congiunzione astrale"

Sono tre i filoni d'indagine che hanno concorso ai provvedimenti restrittivi. Il primo riguarda il rapporto che i due arrestati  avrebbero intrattenuto con il costruttore Parnasi, in relazione allo Stadio ed all'ex Fiera di Roma. C'è poi la questione degli ex Mercati Generali che chiama in causa i costruttori Toti e che riapre una vecchia ferita tra le correnti grilline.  Il terzo ed ultimo filone , denominata "congiunzione astrale" riguarda invece un intervento di riqualificazione previsto a piazzale Ippolito Nievo, a Trastevere. Per quell'operazione, che ha riguardato la realizzazione d'un albergo, l'inchiesta tira in ballo il gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto.

De Vito e lo Stadio della Roma

Lo Stadio, sul piano mediatico e politico, è probabilmente quello destinato a lasciare più il segno. Per l'ex consigliera grillina Cristina Grancio, "Questa vicenda sarà la pietra tombale sul progetto stadio varato dalla giunta Raggi". Ma di cosa è accusato De Vito? Secondo il PM Maria Paola Tommaselli, avrebbe "messo a disposizione la sua pubblica funzione" per assecondare "interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi". L'operazione dello "stadio fatto bene", per i Cinque Stelle, si sta rivelando molto più complicata del previsto. E non da oggi.  Il riconoscimento del pubblico interesse, ottenuto dall'Assemblea Capitolina il 14 giugno del 2017, è arrivato infatti sul filo di lana. Il giorno prima della deadline fissata per trasmettere il parere in Regione. Quella seduta è stata centrale e, non è sfuggito al GIP,   è stata "presieduta da De Vito".  Ma quel passaggio non ha sortito l'accelerazione che, i fautori del progetto, si erano attesi. Dopo l'inchiesta Rinascimento,  che ha portato agli arresti l'avvocato Lanzalone e lo stesso costruttore Parnasi, la realizzazione dell'intervento urbanistico ha infatti cominciato a sollevare perplessità che, fino a quel momento, erano state contenute. Tra le criticità più discusse quella riguardante la mobilità, soprattutto per l'eliminazione del ponte di Traiano. Sulla questione è stato interessato il Politecnico di Torino, chiamato a valutare l'impatto del nuovo progetto urbanistico sulla viabilità ed i trasporti. I risultati sono stati controversi. Per la Sindaca lo stadio fatto bene si farà ed i lavori inizieranno già nel 2019. Per la commissione urbanistica del Municipio IX, quello maggiormente interessato all'intervento, si deve invece bloccare tutto. Dello stesso avviso sono i consiglieri capitolini Grancio (DemA) e Fassina (Sinistra per Roma) che hanno presentato "una delibera di annullamento in autotutela" che sarà discussa proprio nei municipi coinvolti dal progetto. 

L'ex Fiera di Roma

L'altra questione sulla quale il gruppo Parnasi, secondo l'accusa, ha chiesto l'intervento del presidente dell'Assemblea Capitolina è quella legata all'ex Fiera di Roma. "In tal senso – si legge nell'ordinanza –  la funzione di De Vito assume rilevanza in relazione alla necessità dichiarata dallo stesso Parnasi  di superare la cosiddetta 'delibera Berdini' che aveva determinato una limitazione delle cubature realizzabili con conseguente compromissione del progetto globale da realizzare".  Al riquardo gli inquirenti hanno registrato un incontro, tra De Vito, l'avvocato Mezzacapo ed il costruttore, che si sarebbe tenuto il 31 maggio 2018. In quell'occasione "emerge chiaramente come l'accordo  riguardi da un lato l'impegno di De Vito a far superare la delibera  dell'Assemblea Capitolina n 10 del 09 agosto 2016 – scrive il GIP – dall'altro il conferimento di numerosi incarichi allo  studio Mezzacapo, il quale unitamente a De Vito è in qualche modo  lasciato libero di scegliere le modalità  concrete in cui entrare  negli affari per ottenere le remunerazioni oggetto dell'accordo riqualificazione". La delibera capitolina cui si fa riferimento è stata approvata su proposta dell'allora assessore Paolo Berdini. L'urbanista, che ha lasciato la Giunta in aperta polemica sulle  scelte che sono prese in considerazione nell'inchiesta, era riuscito a far invalidare la variante che, la precendente amministrazione, aveva previsto per l'ex fiera di Roma. In sostanza, per il complesso urbanistico di proprietà di investimenti SPA, con Berdini si scende dai 67 agli attuali 44mila metri quadrati di superficie. Una decisione contro la quale la proprietà si è appellata, perdendo l'arbitrato contro il comune di Roma. La delibera potrebbe essere aggirata dal ricorso al Piano Casa. Una possibilità che però è tutta da valutare.

Gli ex Mercati Generali

Il secondo filone d'inchiesta riguarda invece un'altra operazione urbanistica, fortemente contrastata da Paolo Berdini, che è avvenuta all'interno del Municipio VIII. Si tratta della riqualificazione degli ex Mercati Generali, d'interesse della Lamaro Appalti, società della famiglia Toti. In questo caso, come si legge nell'ordinanza, l'obiettivo era quello di "sfruttare le relazioni" di De Vito "con soggetti chiamati ad intervenire nell'iter amministrativo relativo all'approvazione del Progetto di riqualificazione".  Secondo il PM, De Vito e Mezzacapo "Si facevano indebitamente promettere e quindi dare dai due fratelli imprenditori, Pierluigi e Claudio Toti, a titolo di prezzo della mediazione illecita" la somma di 110.620 euro. La vicenda degli ex Mercati Generali è tutt'altro che secondaria, per l'impatto urbanistico del progetto da cui, da tempo, l'archistar Rem Koohlaas ha ritirato  la firma. E' importante anche per gli equilibri politici all'interno del Movimento 5 stelle. Lì si è infatti giocata una bella partita che ha visto intrecciarsi alleanze trasversali per far ripartire i cantieri. Avviata una prima volta sotto l'amministrazione Veltroni, la riqualificazione ha conosciuto negli anni importanti ripensamenti. Le destinazioni d'uso sono profondamente mutate e dell'iniziale Città dei Giovani, progettata dall'archistar olandese, è rimasto ben poco. Il risultato, rivendicato dalla Giunta Raggi, è stato raggiunto però a seguito d' uno scontro con i cosiddetti talebani: i consiglieri pentastellati del Municipio VIII che arrivarono a sfiduciare il presidente del Municipio VIII, all'epoca governato dall'allora Paolo Pace. La firma sulla delibera è poi arrivata, ma non è stata quella di Paolo Berdini, manifestatamente contrario. Il via libera è infatti stato ottenuto solo dopo le sue dimissioni. Il via libera alla seconda variante sugli ex Mercati Generali, approvata dalla Giunta Raggi, è arrivata solo nel settembre del 2017.

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