Aree protette, tutti d'accordo: "Approviamo i Piani di zona fermi da vent'anni nei cassetti"

Il futuro delle aree protette dipende dalle scelte della Regione Lazio. Per Legambiente e Federparchi occorre superare uno stallo decennale, figlio di commissariamenti e progetti rimasti nei cassetti

Una foto del parco di Veio

E' trascorso quasi un anno dall'approvazione del Piano d'Assetto dell'Appia Antica. Da luglio 2018 il parco attraversato dalla Regina Viarum, può contare su uno strumento fondamentale di programmazione.

La delocalizzazione delle attività incompatibili, la promozione dell'agricoltura sostenibile, gli investimenti per la fruizione e la promozione turistica, sono tutte finalità messe nero su bianco da quel Piano d'Assetto. Un traguardo conseguito che pone subito un altro obiettivo: quello di chiudere l'iter anche su tutti gli altri che, da tempo, prendono polvere nei cassetti del Consiglio Regionale.

Il futuro dei parchi

Il 19 giugno il futuro dei parchi del Lazio è tornato ad essere un tema d'attualità. Vi è riuscito grazie all'appuntamento voluto da Legambiente e Federparchi, cui hanno partecipato anche molte altre realtà interessate alla valorizzazione delle aree protette della Regione. Dal vicegovernatore Daniele Leodori a Cristiana Avenali,  responsabile regionale dell'ufficio di scopo sui contratti di fiume. Da Italia Nostra alla Coldiretti, solo per citare alcune realtà presenti all'appuntamento.

Governance efficienti: un antitodo ai commissariamenti

“Ci siamo posti l’obiettivo di rilanciare lo sviluppo delle aree protettesapendo che tale risultato può e deve essere ottenuto con atti concreti" hanno premesso Maurizio Gubbiotti, coordinatore di Federparchi Lazio e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. Per i due, le cose da fare sono semplici. Si deve puntare sull'attuazione ed il completamento di una governance che negli anni, a causa di lunghi commissariamenti o amministrazioni regionali disinteressate alla qualità ambientale – hanno ricordato i due – è stata raramente definitiva". Vanno quindi nominati i consigli direttivi, i referenti delle comunità di parco, i presidenti stessi dei parchi. In definitiva occorre superare la fase emergenziale per avviare una gestione che sia il più possibile strutturata e, non meno importante, trasparente. Anche nelle modalità attraverso cui vengono nominati gli stessi consigli direttivi.

L'approvazione dei Piani d'Assetto

L'altro aspetto, tutt'altro che secondario, su cui Gubbiotti e Scacchi chiedono d'intervenire, è quello dei Piani d'Assetto. Alcuni sono pronti da decenni. E' il caso della Riserva di Decima Malafade che, senza quello strumento di salvaguardia, finirà per essere attraversata dall'autostrada Roma Latina. Ma anche di tante altre realtà come il Parco di Veio, quello di Bracciano e Martignano o la Riserva del Laurentino Fonte Ostiense. Recentemente anche i produttori agricoli, con una lettera aperta rivolta al presidente Zingaretti, hanno chiesto di uscire dalle secche di questa situazione che "per 20 anni ci ha condannati all’impossibilità di apportare anche le più semplici migliorie ai nostri beni".

La costruzione del futuro

Il futuro dei parchi dipende quindi dalla capacità di riesumare, dai cassetti, i piani fermi da due decadi. "Se in questi anni il nostro impegno è stato molto forte – hanno dichiarato i presidenti di RomaNatura e Legambiente – oggi dobbiamo spingere ancor di più perché tutto ciò accada e perché i parchi diventino i protagonisti della costruzione di un futuro sostenibile”.

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