Da Aprilia stop per un mese ai rifiuti di Roma: "Mancano sbocchi in inceneritore Acea. Ordinanza ci chiede di violare la legge"

La lettera di Rida Ambiente a Comune, Regione, Ministero. Nell'impianto Tbm non verranno accolte tonnellate di immondizia dalla Capitale per quattro settimane

Immagine d'archivio, l'impianto visto dall'alto

Acea riduce gli spazi disponibili nel suo termovalorizzatore? E allora a cascata per l'impianto di Aprilia gestito dalla Rida Ambiente è "oggettivamente impossibile" accogliere i rifiuti da Roma. Inutile insistere, è il messaggio scritto nero su bianco in una nota della società che RomaToday ha potuto visionare, inviata il 9 agosto a tutti gli attori alle prese con la pianificazione dei conferimenti dell'indifferenziata della Capitale: Comune, Regione, Ministero dell'Ambiente, Arpa Lazio, Ama spa. 

Per quattro settimane a partire dal 6 agosto l'impianto di Trattamento biologico meccanico (TBM) in provincia di Latina non prenderà le 750 tonnellate a settimana pattuite, perché mancano gli sbocchi nell'inceneritore per la parte combustibile, che è fissata da linee guida europee adottate dalla regione Lazio al 43% del totale di rifiuti accolti. Un quantitativo che non può scendere a favore di una maggiore produzione di secco per le discariche (principio che l'ordinanza regionale richiama ma allo stesso tempo, è l'accusa, chiede di bypassare) ma che non può nemmeno aumentare senza destinazioni finali per lo smaltimento. 

"Ama fino all'8 agosto ha conferito 55mila 547 tonnellate, pari all'87% dei quantitativi contrattualmente fissati per l'anno 2019, ben più del supporto dovuto" si difende il patron di Rida Ambiente Fabio Altissimi, nella lettera con cui nella sostanza replica alle diffide arrivate nei giorni scorsi da Ama e Regione Lazio. Dà la colpa ad Acea, proprietaria dell'inceneritore di San Vittore nel Lazio. "Dopo l'ulteriore riduzione del 33%" da parte della multiutility, è scritto nella missiva, "imporre la rapida e sostanzialmente irreversibile saturazione degli stoccaggi" equivarrebbe alla "violazione del principio precauzionale affermato nella circolare (del ministero dell'Ambiente, n.1121 del 21/01/19, ndr)" secondo cui al fine di prevenire il rischio incendi, "i quantitativi di rifiuti in ingresso all'impianto devono essere limitati a quelli autorizzati ed effettivamente gestibili". 

Uscendo dai linguaggi tecnici: ad Aprilia, per quattro settimane, Roma non può più trasferire neanche le circa 750 tonnellate a settimane. Ci sarebbe l'ordinanza regionale a imporlo, ma Rida ribatte ricordando che la stessa ordinanza non può andare in deroga alle normative di sicurezza fissate dallo stesso Ministero. Stoccare più rifiuti del previsto senza poterli trasferire negli impianti di trattamento, quello di Acea nel caso specifico, non è consentito dalla legge. "Rida aveva proposto ad Acea perfino una remunerazione maggiorata per la termovalorizzazione del CSS eccedente i quantitativi contrattualizzati - scrive ancora l'azienda - Acea ha rifiutato, e nei primi sette mesi di questo anno ha ridotto i quantitativi conferibili dalla scrivente di 3.852 tonnellate. Se Acea non avesse ridotto le quantità, Rida "avrebbe potuto dare ulteriore supporto ad Ama per circa 10mila tonnellate".

Insomma, la "guerra" di spazi e lavorazioni - non è la prima volta che Rida lamenta le chiusure di Acea - non si placa. E il blocco ad Aprilia non ci voleva. Pesa come un macigno su un equilibrio già fragile. Mentre in Campidoglio serpeggia il timore di dover fare i conti a settembre con un'altra emergenza rifiuti. A tal proposito è in corso mentre scriviamo un incontro al ministero dell'Ambiente. Allo stop di Rida infatti si aggiungono le 500 tonnellate che restano fuori dai Tmb di Malagrotta, di proprietà del Colari, almeno fino a ottobre. E i mancati accordi con l'estero per il conferimento dell'immondizia in impianti fuori dall'Italia. Le interlocuzioni con Paesi esteri e con altre regioni d'Italia sono in corso, ma ancora nessun contratto è stato chiuso. 

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