Parco dei Castelli Romani: approvato il piano di assetto dopo 25 anni

Dopo 25 anni di attesa l'Ente Parco dei Castelli Romani ha approvato il suo piano di assetto, su cui cittadini e istituzioni potranno presentare le loro osservazioni per quaranta giorni prima della presentazione alla Regione Lazio. Associazioni e ambientalisti plaudono al nuovo piano, mentre i sindaci sono pronti a bloccarlo.

Venticinque anni fa, nel 1984, veniva fondato il Parco Regionale dei Castelli Romani con l’intento di tutelare il paesaggio del vulcano laziale e ci sono voluti altrettanti anni di gestazione per avere il primo piano di assetto del parco, una sorta di grande piano regolatore per la tutela ambientale del territorio. Dopo un iter di un paio di mesi, il piano è finalmente a disposizione dei cittadini e delle istituzioni che potranno nei prossimi quaranta giorni presentare le proprie osservazioni prima della presentazione alla Regione Lazio.

Con il piano d’assetto il Parco ha tutti gli strumenti necessari per il suo funzionamento insieme al regolamento delle attività compatibili con la gestione del parco ovvero il  Programma Pluriennale di Promozione Economico e Sociale che va ad aggiungersi al regolamento delle attività nei bacini lacuali.

Il Presidente dell’Ente Parco Gianluigi Peduto commenta così il traguardo quasi raggiunto dopo un percorso lungo venticinque anni:  “Il Parco sta per portare a termine il percorso di costruzione del Piano di due strumenti che garantiscono una gestione pianificata del territorio e che rappresentano un traguardo molto importante per i Castelli Romani, soprattutto perché arriva dopo molti anni dall'istituzione di questa area naturale protetta”.

Le associazioni ambientaliste e la Consulta delle associazioni del Parco plaudono al nuovo piano e mettono soprattutto in luce che nei venticinque anni trascorsi le amministrazioni comunali hanno perseguito politiche di espansione edilizia, mostrandosi incapaci di elaborare piani alternativi di sviluppo e compromettendo purtroppo ampie zone, nello stesso arco di tempo ci sono stati anche tre condoni edilizi che hanno ulteriormente alimentato l’edilizia abusiva persino su terreni demaniali.

Dall’altro lato ci sono i sindaci a cui pare che il nuovo piano di assetto del Parco proprio non piaccia, anzi dure sono le reazioni e le proteste: il piano prevede infatti una particolare tutela dei centri storici per poter accedere ai fondi di finanziamento europei e regionali e in alcuni casi la nuova perimetrazione del parco stabilità secondo le disposizioni del Tar dopo una serie di ricorsi va contro i piani regolari dei comuni.

Alcuni sindaci come quello di Lanuvio Umberto Leoni ha chiesto la Revoca del Piano in quanto impedisce una pianificazione del territorio comunale secondo gli standard dell’amministrazione e in altri casi come a Velletri sono scesi in piazza per protestare contro il piano d’assetto perché blocca l’edificabilità di alcune aree.

I sindaci si sentono privati dei loro poteri legati ai piani di sviluppo edilizio e chiedono voce per un territorio che conta più di un milione e mezzo di abitanti, ma lo sviluppo residenziale secondo la Consulta delle associazioni del Parco non può solo essere asservito al “partito dei sindaci” e chiedono di non bloccare il piano per uno sviluppo finalmente sostenibile del territorio dei Castelli Romani.

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