Affrancazioni e trasformazioni, l'Aula approva la delibera. Il Pd e i cittadini: "Faremo ricorso"

Via libera al provvedimento che semplifica i calcoli per 'liberare' dai vincoli le case nei piani di zona

Clima teso in Aula Giulio Cesare per la delibera che riorganizza le modalità di affrancazione e di trasformazione delle abitazioni costruite nei piani di zona. Le urla di protesta hanno scandito per tutto il pomeriggio la discussione che ha portato all’approvazione del provvedimento arrivata in seconda seduta, dopo che lunedì il Consiglio era stato rinviato per assenza di numero legale. Una questione tecnica, dal momento che ben 20 consiglieri si sono astenuti dal partecipare alla votazione per timore di essere ‘incompatibili’, così come stabilito da un articolo del Testo unico degli enti locali, qualora un membro della propria famiglia fino al quarto grado sia residente in uno degli alloggi coinvolti dal provvedimento. 

Dopo i numerosi rinvii delle scorse settimane e al termine di una lunga discussione con 10 ordini del giorno e 37 emendamenti, il provvedimento è stato approvato con 21 voti favorevoli, 6 contrari e nessun astenuto. La delibera, come ha spiegato l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, “semplifica la metodologia di calcolo” e ne “impone la pubblicazione sul sito del Comune in modo da rendere più trasparente e più semplice l’iter per i cittadini”. Il ricavato, ha spiegato la presidente della commissione Urbanistica Donatella Iorio nel corso del dibattito “verrà impiegato per portare le opere di urbanizzazione che ancora oggi mancano in molti di questi quartieri”. 

Il documento è finito però nel mirino delle proteste dei comitati dei cittadini che hanno acquistato abitazioni nei piani di zona, in totale circa 200 mila case, e delle opposizioni, con Pd e Fdi che hanno sostenuto a vicenda i rispettivi ordini del giorno ed emendamenti, tutti bocciati dalla maggioranza. Al centro della contestazione principalmente i costi che i cittadini che hanno acquistato queste case a prezzi convenzionati (costruite con il sostegno di finanziamenti e terreni pubblici proprio perché destinate a particolari categorie) dovranno sostenere per ‘liberare’ le proprie abitazioni dal vincolo del prezzo massimo di cessione o per trasformare il diritto di superficie in pieno diritto di proprietà. Un onere troppo alto per l’opposizione che si è scagliato contro un provvedimento “nato con scopi sociali e diventato un modo per il Campidoglio per fare cassa”. 

Tra le richieste dell’opposizione, molte delle quali recepite dalle istanze avanzate dai cittadini, l’innalzamento della percentuale di abbattimento dei costi, una revisione dei valori venali delle aree alla base del calcolo, l’eliminazione della soglia minima di 5 mila euro per avviare le procedure. Solo quest’ultimo valore è stato abbassato con l’appoggio della maggioranza a 2500 euro ciascuno. Tra le modifiche apportate, la possibilità di rateizzare l’importo da versare prevedendo però che la nuova convenzione venga firmata solo dopo aver versato tutte le rate e la richiesta agli uffici competenti di estendere anche ai piani di zona non ancora completati la possibilità di procedere con la trasformazione, attualmente possibile solo per 14 piani di zona, così come accade per le affrancazioni. 

È stato approvato anche un emendamento che chiede ulteriore personale per gli uffici del dipartimento che si occuperanno di queste pratiche: “Considerando che chi ha già pagato secondo il vecchio sistema, ma non ha ancora firmato la convenzione, potrà chiedere il rimborso” ha spiegato Iorio “prevediamo un surplus di lavoro”. 

Davide Bordoni, capogruppo Fi, punta il dito contro la “miopia del M5S che ci porta a votare contro a un provvedimento che inizialmente vedevamo in modo favorevole”. Andrea De Priamo, capogruppo Fdi, denuncia: “Si sta perdendo un’occasione”. Giulio Pelonzi, capogruppo Pd, annuncia ricorsi: “Non finisce qui. Proseguiremo la nostra battaglia nelle piazze, in Parlamento e anche davanti al Tar per correggere una delibera sbagliata”. 

Donatella Iorio si difende: “Questa amministrazione si è rifatta alla legge del 2011 la cui ratio era quella di permettere ai comuni di fare cassa. Un indirizzo che non deve essere imputato a noi e che nessuna amministrazione, dal 2011 all’arrivo del commissario Tronca, ha mai recepito”. Poi ricorda: “L’iter che ha portato al voto di oggi ha contemplato un lungo confronto con i cittadini”. Respinge al mittente le accuse anche il consigliere Pietro Calabrese, presidente della commissione dedicata ai piani di zona: “Queste case sono state concesse a quanti non avevano un reddito abbastanza alto per accedere ad abitazioni a prezzo di mercato. Con l’affrancazione si procede a garanzia del finanziamento stanziato da parte di tutta la collettività e non solo di quei cittadini che hanno usufruito di questo vantaggio”. 

Sul piede di guerra l’Unione dei comitati dei piani di zona: “Da stasera siamo al lavoro con i nostri legali perché abbiamo intenzione di impugnare la delibera in tutte le sedi” ha spiegato Gian Luca Riparbelli. “Appoggeremo anche tutti i ricorsi di quei cittadini che fino ad oggi hanno pagato con il precedente sistema e che sono stati penalizzati. Inoltre, stiamo preparando una serie di emendamenti da presentare in parlamento”. Ha concluso Riparbelli: “Non siamo dei privilegiati, come vorrebbe far capire la maggioranza, ma persone con redditi bassi che dopo aver vissuto per anni in quartieri senza servizi si ritrovano a dover pagare anche questa tassa”. Presenti in Aula anche il segretario del Pd di Roma, Andrea Casu, e il responsabile politiche abitative del partito, Yuri Trombetti che ha commentato: “Continueremo a stare a fianco di questi cittadini”.

Intanto, come spiegato nel corso della discussione, anche l’assessore Luca Montuori vuole portare le affrancazioni nei piani di zona al Governo. “Ho già parlato con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli” ha spiegato. “Questo problema verrà inserito quanto prima all’ordine del giorno dei lavori della Camera dei Deputati”. 

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