Dai servizi sociali all'uso dei beni comunali, 90 realtà sociali scrivono a Raggi: "Niente dovrà essere come prima"

Nell'appello promosso dalla Rete dei numeri pari: "L'epidemia ha aggravato le disuguaglianze"

Dal continuare con l’erogazione dei servizi sociali così come permesso dal decreto Cura Italia alla concessione della residenza a chi vive in stabili di fortuna fino alle garanzie occupazionali per i lavoratori che hanno un rapporto di lavoro con il Comune di Roma. Una novantina di realtà sociali romane, tra sindacati e associazioni, movimenti per il diritto all’abitare e soggetti del terzo settore, hanno firmato l’appello promosso dalla Rete dei numeri pari indirizzato alla sindaca di Roma, Virginia Raggi.

“Niente sarà più come prima. Il refrain di questi giorni. E noi vorremmo che molte cose non tornassero più come prima. Perché il prima è stato il problema”, esordisce il documento. “La pandemia che ci ha travolti, non è stata affatto democratica, poiché ha peggiorato fortemente le condizioni delle fasce sociali più deboli. Ha aumentato le disuguaglianze sociali, economiche, geografiche, di genere e alle povertà già conosciute se ne sono aggiunte di nuove”.  Dai lavoratori in nero alle partite Iva passando per i precari, “migliaia di persone si sono trovate improvvisamente senza la possibilità di reperire autonomamente il cibo per mangiare. Questa situazione ha fatto esplodere tutte le criticità che già conoscevamo, esasperandole”.

Mentre “l’unica risposta arrivata forte e chiara è quella data dai soggetti non istituzionali”, scrivono ancora, “da parte dell’Amministrazione capitolina e di altri soggetti istituzionali ne è arrivata una frammentata e parziale. E non bisognerà aspettare molto per accorgerci, in maniera più evidente di prima, che dove non arriva lo Stato, arrivano la criminalità organizzata e le mafie”.

Non si tratta solo di un appello ma di un preciso elenco di richieste che si chiede alla sindaca Raggi di mettere in pratica. Al primo posto c’è “l’individuazione e condivisione di procedure chiare per permettere l’accoglienza delle persone fragili nei centri dedicati nella fase 2 e 3 dell’emergenza” e la “concessione della residenza a chi vive in stabili di fortuna” così da permettere a tutti di avere un accesso ai servizi sociali e sanitari.

E ancora: “Il ritiro della delibera 140” sulle concessioni del patrimonio capitolino, che fino ad oggi ha prodotto sfratti e richieste di arretrati a decine di associazioni che operano da anni in questi spazi, e la “risoluzione del contenzioso con la Casa Internazionale delle donne e comodato d’uso gratuito e il ritiro dell’ipotesi di sgombero per Lucha y Siesta con soluzione politica che riconosca il valore culturale e politico del progetto”. Un tema centrale in tempi di Coronavirus dal momento che l’obbligo di quarantena dentro casa ha provocato un aumento dei casi di violenza maschile nei confronti delle donne.

Le realtà sociali chiedono inoltre “l’individuazione di beni immobiliari da mettere a disposizione per i servizi di accoglienza e le necessità abitative” e un “incremento del fondo per le politiche sociali, tagliate dal bilancio comunale”. Per superare il cosiddetto ‘digital divide’ nel territorio romano viene richiesta “l’attivazione del wi-fi comunale”.

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In quanto alle difficoltà generate dallo stop imposto dall’epidemia di Coronavirus vengoo richieste “garanzie occupazionali per le lavoratrici e i lavoratori che, direttamente o indirettamente, hanno un rapporto di lavoro dipendente dal Comune di Roma (società partecipate, nidi convenzionati, cooperative sociali, ecc.)” e di “non fermare i servizi sociali, dando piena applicazione dell’articolo 48 del Decreto Cura Italia che mette al centro la co-progettazione dei servizi con diverse modalità operative e riconosce i costi delle infrastruttura sociale messa a disposizione dagli enti”.

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