Appalti, la relazione di Cantone: "Le assegnazioni dirette hanno favorito mafia capitale"

La relazione dell'Autorità anticorruzione è arrivata sul tavolo di Campidoglio, Prefettura e Procura: "C'è un evidente collegamento con l'inchiesta di mafia capitale". Al setaccio il periodo tra il 2011 e il 2014

"Ci sono appalti che possono essere dati per legge anche senza gara, ma noi abbiamo verificato che molti sono stati assegnati senza gara anche se non c'erano quei presupposti". Sono cadute come l'ennesima tegola sulla delicata situazione capitolina le parole del presidente dell'Anac Raffaele Cantone che ai microfoni del Gr1 Rai ha parlato in merito la relazione dell'autorità anticorruzione sulle amministrazioni capitoline tra il 2011 e il 2014, in un periodo a 'cavallo' tra l'amministrazione Alemanno e quella Marino. Un sistema, quello degli appalti senza gara che Cantone ha confermato essere alla base del sistema di mafia capitale: "Non tutti gli appalti irregolari sono necessariamente oggetto di corruzione, ma quel sistema di illegalità ha finito per favorire meccanismi corruttivi".

Con il passaggio all'amministrazione Marino, sottolinea Cantone, il sistema non è stato cancellato. "Con il passaggio alla giunta Marino c'è stata una riduzione del numero degli appalti, in percentuale le procedure negoziate (cioè quelle senza gara, ndr) sono rimaste particolarmente elevate, ma dal punto di vista del volume economico si sono notevolmente ridotte. Ora non spetta a noi valutare se questa relazione potrà aprire nuove indagini giudiziarie, anche sui sindaci" ha aggiunto. Intanto la relazione è stata inoltrata, oltre che a Campidoglio e Prefettura, anche alla Procura "perchè c'è un evidente collegamento alle indagini di Mafia Capitale, dato che alcuni degli appalti riguardavano cooperative oggetto dell'inchiesta". 

Nell'arco temporale preso in considerazione dalla relazione, anticipa il Corriere della sera, il 43% del valore complessivo degli appalti affidati sarebbe stato affidato a "trattativa privata". Un uso che l'Anac definisce "generalizzato e inscriminato". Il quotidiano fornisce anche qualche numero. Sul periodo Alemanno "la relazione si limita a illustrare il dato del forte ricorso alle procedure negoziate: quasi due miliardi, il 36 per cento del totale, senza che vengano fornite giustificazioni". In quanto a Marino: "Le procedure negoziate sono salite all’87 per cento del totale, anche se per un importo complessivo dimezzato o poco più". I pricipali motivi: la "forte riduzione degli stanziamenti in bilancio" e i ritardi nell'approvazione del bilancio "con il conseguente ricorso all’esercizio provvisorio". E ancora: "Nonostante i servizi da svolgere fossero in gran parte ritenuti vitali e improcrastinabili, si è rilevata la totale assenza di programmazione, seppur limitata agli importi a disposizione".

La notizia è stata commentata anche dall'ex sindaco Gianni Alemanno: "I dati diffusi dall'Autorita Nazionale Anticorruzione (Anac) vanno letti in modo corretto: il vero boom di procedure negoziali e trattative private dell'amministrazione capitolina è avvenuto sotto la giunta Marino, non sotto la nostra. Questo risulta chiaramente considerando i valori complessivi degli appalti in cui le gare ad evidenza pubblica passano dal 63% del nostro periodo al 21% del periodo di Marino. In due anni e mezzo della nostra amministrazione (dal 2011 a metà del 2013) su 5.108 milioni appalti ben 3.254 milioni sono stati dati con gara ad evidenza pubblica (pari appunto al 63%). Questa percentuale è nella media dei grandi comuni italiani e tra l'altro è nettamente inferiore a quella del comune di Firenze amministrata da Matteo Renzi nello stesso periodo, (il 13% di gare ad evidenza pubblica per un importo pari al 49,5%)" ha scritto il consigliere comunale in una nota. "Invece, nell'anno e mezzo amministrato da Marino (da metà 2013 a tutto il 2014) non soltanto la percentuale delle gare ad evidenza pubblica rimane la stessa (12,67%) ma l'importo scende a solo 290,8 milioni su 1.364 milioni (pari al 21%). Se si tiene conto che negli ultimi due anni e mezzo della nostra amministrazione abbiamo dovuto affrontare molte emergenze, dalla straordinaria nevicata a Roma all'esondazione dell'Aniene fino all'esplosione del problema degli immigrati, si comprende che la nostra amministrazione ha fatto di tutto per contenere questo problema che invece è esploso alla fine del nostro mandato".

Il Movimento cinque stelle invece chiede le dimissioni di Marino: "Il Comune di Roma, sia nella gestione di Alemanno che in quella di Marino, era a conoscenza di tutte le gravi irregolarità e anomalie negli affidamenti degli appalti senza gara concessi alle cooperative sociali, tra le quali quelle di Buzzi e Carminati" scrivono in una nota congiunta i parlamentari e i consiglieri regionali e capitolini del M5S. "Dunque, tutti sapevano e nessuno si è opposto o ha invertito la tendenza tanto da fare del Comune di Roma il 'porto franco' degli appalti. Alla luce di tutto ciò appare ancora più grave la decisione del Consiglio dei Ministri di optare per una scelta pilatesca come quella di affiancare all'attuale sindaco Marino il Prefetto Gabrielli". I pentastellati chiedono le dimissioni di Marino e "nuove elezioni". 

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