Di Maio in difesa degli ambulanti contro il Campidoglio: il capo politico del M5s sconfessa i suoi consiglieri

Il leader grillino ha chiesto l'immediato ritiro delle delibera che trasformava le rotazioni delle bancarelle in posti fissi

Luigi Di Maio nel 2016 a una manifestazione dei No Bolkestein

Meglio placare gli animi degli ambulanti. Specie se ci troviamo a due giorni dalle elezioni europee. Così Luigi Di Maio (che ricordiamo in piazza nel 2016 a difesa degli operatori contro la direttiva Bolkestein) è sceso in campo in prima persona su una questione prettamente romana, con l'intento subito raggiunto di frenare la proposta di delibera sottoscritta dai consiglieri di maggioranza del suo partito, quella che prevedeva una grande e indigesta rivoluzione proprio per il mondo delle bancarelle.

Trasformare le circa mille rotazioni destinate a rivenditori di merce varia (non alimentare) sparse su piazze e strade della città in postazioni fisse, da mettere a bando e assegnare una volta per tutte. Un tentativo nella testa dei grillini di ostacolare lo "smercio" illecito di licenze nel Centro storico, la zona più appetibile, rilevato anche in un'inchiesta aperta a gennaio dalla Procura con 16 persone iscritte tra gli indagati, tra cui anche gli storici bancarellari Dino e Mario Tredicine. 

Manco a dirlo, l'idea non è piaciuta affatto alla categoria, da settimane sul piede di guerra e proprio ieri in via dei Cerchi, davanti alla sede del dipartimento Commercio, con striscioni di protesta appesi alla balconata dal palazzo. "Da qui non ci muoviamo" ripetevano in coro gli operatori, un gruppo di cinque, sei persone con rappresentanze sindacali al seguito. Alla fine, la comunicazione che aspettavano arriva direttamente dall'assessore Carlo Cafarotti, che sulla questione non si era mai espresso prima. 

"La delibera rotazioni deve essere ritirata" taglia corto. "Ho convocato i parlamentari: provvedimenti su temi così importanti vanno condivisi in termini di modalità, partecipazione e soprattutto contenuto. Il mio Assessorato è qui per creare lavoro". Toni duri, di chi si allinea immediatamente al diktat del capo politico calato nel frattempo dall'alto, senza rivendicare minimamente la ratio di un testo che ha come firmatari i suoi stessi consiglieri di maggioranza. 

Più cauto il proponente, il presidente della commissione commercio Andrea Coia (M5s), che ha tentato di gettare acqua sul fuoco raccontando di una scelta ponderata, quella del ritiro del testo, frutto di un ragionamento di gruppo. "Per salvaguardare gli operatori onesti e favorire il dialogo che deve portare necessariamente a legalità e decoro, io, l'assessore e Luigi Di Maio abbiamo deciso il ritiro della delibera di trasformazione delle rotazioni" ha spiegato con una narrazione che non lasciasse adito a ipotesi di spaccature o liti interne. Ma senza convincere nessuno. 

Che Di Maio sia entrato a gamba tesa nella questione, anche e forse soprattutto per non ritrovarsi centinaia di ambulanti infuriati all'evento di chiusura della campagna elettorale, oggi in piazza Bocca della Verità, è dato per certo. Niente posteggi fissi. In realtà, la delibera Coia era già stata sospesa dallo stesso consigliere, che la scorsa settimana aveva annunciato il congelamento almeno temporaneo dell'iter di approvazione (ricordiamo che il testo non è ancora arrivato in Aula e deve passare per i pareri dei municipi e delle commissioni competenti). Ora lo stop ha la benedizione dall'alto e si parla non più di sospensione ma di ritiro. Non è chiaro se a questo punto il testo diventi cartastraccia o se ci saranno margini per rimetterci le mani salvando qualcosa. Se ne riparla, come di tutto il resto, post elezioni.  
 

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