Ama, si dimette il Cda: ennesimo flop per i vertici scelti dal M5s

Alla base della decisione lo scontro con il Campidoglio sulla partita dei 18 milioni di euro di crediti vantati dall'azienda

Immagine d'archivio

Un altro Cda se ne va.  Ama, la partecipata dei rifiuti del Comune di Roma, è di nuovo senza Consiglio di Amministrazione. A tre mesi appena dall'insediamento, i vertici hanno oggi  rassegnato le dimissioni. La presidente Luisa Melara, l'ad Paolo Longoni e il consigliere Massimo Ranieri lasciano il posto, e alla base dello scontro con il Comune di Roma, socio unico della municipalizzata, c'è ancora una volta il progetto di bilancio 2017.

Il Campidoglio sfida il cda: "Non verranno mai approvati bilanci della società non corretti"

La scorsa settimana la lettera inviata dal direttore generale di Roma Capitale Franco Giampaoletti, in cui si avvisava gli amministratori che il bilancio non poteva essere approvato per via di un "elemento ostativo": ancora una volta la partita dei 18,3 milioni di crediti vantati da Ama verso il Comune per servizi cimiteriali svolti tra il 2006 e il 2012.

All'Adnkronos parla il consigliere del cda Ama Massimo Ranieri: "Se Raggi dice di essere stata lasciata sola, allora noi siamo stati abbandonati. Sono deluso e arrabbiato, se il piano per Ama era un altro ce lo potevano dire subito. Il problema dei rifiuti non si gestisce con l'ideologia ma servono azioni 
concrete". 
 

Il bilancio di Ama da cambiare: i 18 milioni della discordia e la guerra con Bagnacani

Un film già visto, identico a quello andato in scena con l'ex presidente Lorenzo Bagnacani, rimosso i primi di febbraio dalla sindaca Raggi. Anche allora lo scontro fu sui conti dell'azienda e sugli stessi 18 milioni. Per il Comune vanno svalutati interamente anche se il tavolo di confronto tra le parti (che il Comune si era impegnato a costituire nella delibera che bocciò il precedente progetto di bilancio 2017) per fare le opportune verifiche non è mai decollato.

Uno scontro acceso e un aut aut che il Cda non ha accettato. Finisce così l'avventura anche del sesto gruppo di manager chiamati a guidare Ama in poco più di tre anni, dopo gli amministratori unici Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio e Massimo Bagatti e il cda guidato da Lorenzo Bagnacani.

Durissima la presa di posizione dei sindacati che definiscono Ama ad un passo dal baratro. "Niente da fare. Seconda assemblea dei soci andata deserta in una settimana. Dopo due anni e mezzo Ama è ancora senza il bilancio consuntivo 2017, mentre sul piano operativo e dei flussi, oltre al vittimismo, non vediamo nulla di concreto. Le dimissioni dell'ennesimo nuovo Cda di Ama portano l'azienda a un passo dal baratro". 

La lettera del Cda: "Mancata collaborazione"

"Visto il mutismo della sindaca Virginia Raggi- aggiungono i sindacati- non possiamo che prendere atto dell'evaporazione dell'esperienza della Cabina di Regia istituita con il protocollo dell'8 luglio e ritirare la nostra firma. Non ci prestiamo a questo gioco sulla pelle dei lavoratori". 

"L'assemblea cittadina del 15 ottobre- concludono Fp Cgil, Fit Cisl, Fiadel Roma e Lazio- sarà solo il primo passo di una vertenza necessaria ad evitare che la mancanza di responsabilità del Campidoglio venga pagata dai cittadini e dai lavoratori, che vengono per l'ennesima volta lasciati in balia di eventi ormai inspiegabili".

Il Pd Roma in una nota attacca duramente l'amministrazione capitolina: "Le dimissioni del cda di Ama rischiano di trascinare la società in un punto di non ritorno con la conseguenza sciagurata di generare ulteriore caos nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti della Capitale. La misura è colma. C'è il sospetto grave che nell'amministrazione capitolina qualcuno voglia procurare un fallimento per favorire gli appetiti di privati. Affossare Ama attraverso ripetute contestazioni di bilanci, mancati pagamenti e continui cambi dei vertici mortifica la continuità gestionale della società e favorisce il caos, i disservizi organizzativi e logistici. Se l'intenzione è quella di far morire Ama, noi ci opporremo con tutte le nostre forze. Fermare la deriva dei fallimenti pilotati dell'amministrazione Raggi è possibile è tempo di nominare un commissario per Ama che tolga i poteri a Roma Capitale e eviti il disastro". 


 

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