Ama, lo stallo sul bilancio mette a rischio la tenuta dell'azienda. I sindacati: "Quadro grave"

Bilancio ancora da approvare in Ama e clima da guerra fredda con il Campidoglio

Immagine d'archivio

Un pessimo finale quello si prospetta per i conti di Ama. A quasi un anno dall'approvazione del progetto di bilancio 2017 da parte del cda, tra i botta e risposta a colpi di lettere e dichiarazioni tra l'azienda e il Campidoglio che ha quasi sempre disertato o fatto rinviare le plurime convocazioni dell'assemblea per esprimersi sul documento, la telenovela sta per concludersi. E il finale, appunto, potrebbe non essere lieto. 

Allo stato attuale, stando a quanto ricostruito dall'agenzia di stampa Dire, l'Ama è a un passo dal rischio della messa in liquidazione. Dopo la nuova approvazione del bilancio a dicembre da parte del cda (con l'istituzione di un fondo ad hoc per 18 milioni di euro relativi ai servizi cimiteriali per gli anni 2008-2016), le parole di giubilo del Comune (che assicurava subito dopo "ora verranno attivate tutte le procedure per arrivare in tempi brevi all'approvazione del nuovo bilancio da parte del socio unico") e il nuovo parere negativo del Collegio sindacale, l'ennesima assemblea dei soci fissata per lunedì scorso è andata deserta e, salvo colpi di scena al momento non previsti, il Campidoglio non dovrebbe presentarsi nemmeno per la seconda convocazione fissata per venerdì.

Anche perchè non sarebbe prevista alcuna Giunta (che dovrebbe approvare la delibera di indirizzi per l'assemblea dei soci in relazione al progetto di bilancio) tra oggi e domani, nè sembra percepita l'urgenza del tema. Se questo scenario, che appare il più probabile, dovesse realizzarsi a quel punto si confermerebbe una volta di più la fattispecie prevista dal comma 3 dell'articolo 2484 del codice civile in tema di scioglimento e liquidazione e cioè che le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata si sciolgono "per l'impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell'assemblea".

A quel punto il cda, a causa della prolungata inerzia del socio, sarebbe di fatto obbligato a portare i libri in Tribunale: "Gli amministratori - recita l'articolo 2485 - devono senza indugio accertare il verificarsi di una causa di scioglimento e procedere agli adempimenti previsti dal terzo comma dell'articolo 2484. Essi, in caso di ritardo od omissione, sono personalmente e solidalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai soci, dai creditori sociali e dai terzi. Quando gli amministratori omettono gli adempimenti di cui al precedente comma, il tribunale, su istanza di singoli soci o amministratori ovvero dei sindaci, accerta il verificarsi della causa di scioglimento, con decreto che deve essere iscritto a norma del terzo comma dell'articolo 2484". 

Insomma, se il Campidoglio non si presenterà in assemblea costringerà i tre membri del Consiglio di amministrazione, presieduto da Lorenzo Bagnacani, a portare i libri in tribunale. Ma molto difficilmente questo avverrà senza che prima i diretti interessati non avranno compiuto tutte le azioni necessarie a tutela del proprio operato, dell'azienda e della collettività, visto che si tratta di soldi pubblici (vedi possibili interventi postumi della Corte dei Conti). 

Il che, visto il clima da guerra fredda che da tempo regna tra Palazzo Senatorio e via Calderon de la Barca, potrebbe indurre anche il Comune a rompere gli indugi, bocciare il bilancio e rimuovere il cda. Una mossa che non sarebbe indolore, perchè lo statuto di Ama non prevede che la bocciatura di un progetto di bilancio costituisca giusta causa per la revoca degli amministratori che, a quel punto, avrebbero diritto a richiedere il risarcimento dei danni. 

"Siamo molto preoccupati dalla mancata approvazione del bilancio e domani lo diremo chiaramente all'assessora Montanari, vista la convocazione della cabina di regia. Ci sembra un atteggiamento irresponsabile" ha commentato il segretario della Fp Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola. "Quando alla fine del 2018 revocammo lo sciopero, si erano fatti passi avanti nel confronto con Roma Capitale su assunzioni e coperture bancarie - ha spiegato Di Cola - da settimane chiediamo di aprire quel confronto per discutere della modifica della delibera 52 del 2015, che apre allo spacchettamento, e sul futuro industriale di Ama". 

"Invece di azioni per rilanciare la partecipata, fino ad oggi abbiamo visto tagli e richieste perentorie in assenza degli strumenti necessari per portare a casa i risultati. Richieste come un porta a porta frettoloso che si scarica come sempre sulla schiena dei lavoratori - ha concluso Di Cola - senza risposte non staremo a guardare". 

(Fonte Agenzia Dire)

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