Caos piani di zona, la nuova legge congela le affrancazioni: dall'Aula una mozione "per superare lo stallo"

Iorio: "Non ritardiamo ulteriormente la definizione in considerazione del già lungo tempo trascorso"

Superare la “situazione di stallo” che si è creata con le recenti modifiche legislative in tema di affrancazioni. È l’Aula Giulio Cesare ad accendere i riflettori sul rallentamento delle pratiche per il calcolo della ‘tassa’ che i proprietari degli alloggi realizzati in regime di edilizia agevolata possono richiedere al Comune per liberare i propri immobili dal vincolo del prezzo massimo di cessione. Con una mozione che vede come prima firmataria la presidente della commissione capitolina Urbanistica, Donatella Iorio, ma che ha ricevuto un via libera bipartisan e unanime, martedì scorso l’Assemblea capitolina ha chiesto all’assessore Luca Montuori di impegnarsi “a dare mandato al direttore del dipartimento di autorizzare la prosecuzione della lavorazione e stipulazione delle pratiche di affrancazione”.

Ripartire con la macchina delle affrancazioni, quindi, perché l’approvazione del tanto discusso emendamento al decreto fiscale di dicembre ha, di fatto, fermato nuovamente gli uffici. Non un particolare tecnico. Dopo la sentenza della Cassazione del settembre del 2015, che ha fissato il vincolo al rispetto del prezzo massimo di cessione per gli immobili realizzati in regime di edilizia agevolata anche per le compravendite successive alla prima, un’ondata di richieste di affrancazione ha letteralmente intasato gli uffici dell’assessorato all’Urbanistica. Mentre si è gonfiata la bolla delle cause tra venditori e acquirenti, quasi cinquemila proprietari hanno chiesto al Comune di calcolare l’ammontare della ‘tassa’ da versare per poter procedere alla vendita a prezzi di mercato dei propri alloggi. Le pratiche procedevano molto lentamente. In molti si sono ritrovati con i rogiti bloccati o semplicemente impossibilitati a rivendere le proprie abitazioni al prezzo di acquisto. Intanto gli uffici del dipartimento e maggioranza pentastellata hanno lavorato a lungo su una nuova delibera per mettere ordine alle modalità di calcolo e velocizzare le procedure. Il provvedimento, il numero 116 del 1018, è arrivato a metà dell’ottobre scorso. 

A metà dicembre un emendamento promosso dal senatore del Movimento Cinque Stelle Ugo Grassi, sostenuto dai colleghi Emanuele Dessì ed Emiliano Fenu, e da un ‘gruppo di lavoro’ che ha coinvolto esponenti pentastellati a tutti i livelli, anche comunale e regionale, ha modificato parte della legge in materia permettendo così a quanti avevano venduto a prezzi di mercato alloggi vincolati di affrancare gli immobili anche senza esserne più i proprietari. L’obiettivo era quello di sgonfiare a monte la causa dei ricorsi avanzati dagli acquirenti che avevano iniziato a chiedere indietro la differenza tra il prezzo che avevano versato e quello del valore effettivo dell'immobile. 

L’emendamento, si legge nella mozione approvata dall’Aula capitolina, ha anche “introdotto nuove disposizioni in materia di determinazione del prezzo massimo di cessione”. A distanza di oltre 30 giorni, però, il decreto attuativo non è ancora arrivato. “La situazione di stallo venutasi a creare con l’approvazione della L.136/2018 a nostro parere va superata” spiega la presidente della commissione Urbanistica, Donatella Iorio. “Occorre continuare ad evadere le pratiche di affrancazione attualmente in corso, anche con la stipula dei relativi atti, al fine di non ritardarne ulteriormente la definizione in considerazione del già lungo tempo trascorso e in applicazione dei principi di efficienza, efficacia e buona amministrazione, anche per non incorrere in attività omissive tali da creare responsabilità amministrative o risarcitorie”. 

La soluzione? Procedere con il calcolo in base alla delibera 116. “Il nostro indirizzo per gli uffici capitolini competenti è di proseguire speditamente con la lavorazione delle pratiche e con la stipula delle convenzioni per affrancare dal vincolo del prezzo massimo gli immobili situati nei Piani di zona, procedendo alla determinazione degli importi da corrispondere nella misura e secondo le modalità previste dalla delibera 116/2018 con la quale l’Assemblea ha messo ordine in questa materia”.

Come spiega Iorio, infatti, l’emendamento non ha “abrogato l’art. 29 comma 16undieces della L. n.14/2012 che lascia in capo ai Comuni la possibilità di determinare il corrispettivo di affrancazione”. Il meccanismo proposto dai consiglieri è questo: gli uffici capitolini proseguono con la determinazione degli importi in base alla delibera 116 adottata dal Campidoglio e una volta adottato il decreto si procederà ad "ulteriori doverosi conteggi". Tecnicamente funzionerebbe così: "Introduzione all'interno degli atti negoziali di affrancazione, di doverosa clausola che contenga espressa reciproca accettazione dell'eventuale futura perequazione e saldo definitivo in denaro”. 

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