Castel Romano, via libera per il taglio di un altro bosco: si trova nella riserva di Decima Malafede

Non distante dall'Outlet di Castel Romano, concesso il Nulla Osta per il taglio di un bosco ceduo di 2,8 ettari. Assessore Antonini: "Ci sono querce con oltre 30 anni d'età, non vanno abbattute"

Albero abbattuto: immagine di repertorio

Ancora un via libera per il taglio di un bosco all'interno della riserve di Decima Malafede. Questa volta, a finire sotto le catene dentate delle motoseghe, saranno le querce presenti da decenni nella località Caccia Nobile, alle spalle di Castel Romano.

Il bosco a rischio

L'ente Regionale Roma Natura ha infatti concesso il Nulla Osta all'abbattimento del bosco ceduo. La superficie netta per cui era stata chiesta l'autorizzazione al taglio è di 2,80 ettari. Alle porte di Roma quindi, si sta per rinunciare ad un polmone verde esteso come tre campi regolamentari da calcio. Una perdita importante

"Questo è un bosco completamente vergine, ancor più significativo di quello per il quale Roma Natura aveva già rilasciato il Nulla Osta lo scorso anno" spiega Marco Antonini, l'ex presidente del WWF Lazio ed attual assessore all'Ambiente del Municipio IX. "Stiamo parlando della vallata alle spalle dell'Outlet di Castel Romano. Lì è presente un corridoio faunistico importante, che mette in comunicazione la foresta di Castel Porziano  con la Macchia Grande di Trigoria" un  ito, quest'ultimo, di importanza comunitaria.

Un bosco ceduo ricco di fauna

Il valore del bosco di Caccia Nobile, secondo Antonini, va ricercato anche nella presenza, al suo interno, di un'interessante varietà di mammiferi. " Lì si aggirano anche daini, donnole, faine, tassi, volpi e istrici. Ma soprattutto è stata accertata la presenza di una specia rara: la martore. Inoltre - fa notare il naturalista - è un sito utilizzato per lo svernamento di specie come le beccacce". Nonostante queste presenze, l'area è considerata un bosco ceduo, quindi destinato al taglio.

Gli esemplari da salvaguardare

Non è chiaro quante siano le piante che finiranno sotto le seghe. Nel concedere il proprio Nulla Osta, Roma Natura ha precisato che "saranno rilasciate e preservate  le piante con diametro maggiore di 50 centimetri che abbiano età maggiore di due volte il turno di taglio".  Inoltre, " al fine di creare un habitat rifugio per la fauna selvatica, è stata rilasciata lungo il confine nord un'area da preservare al taglio". E' stata "segnata mediante triplice anellatura" ma anche in questo caso non viene specificato di quanti esemplari si tratti e che superficie interessi.

La disputa sull'età degli alberi

Le precauzioni indicate dall'ente regionale, non convincono però l'assessore del Municipio IX. Per Antonini infatti  i provvedimenti adottati non sono sufficienti. "Quello era un bosco ceduo ma hanno saltato un turno di taglio che di solito, per le querce, avviene intorno al diciottesimo anno d'età. Di conseguenza farnie e cerri presenti hanno quasi il doppio degli anni e non devono essere abbattute" perchè appunto, secondo la valutazione del naturalista, non sono più "cedui", cioè destinati a far legna.

Il Nulla Osta rilasciato da Roma Natura 

Il via libera rilasciato da Roma Natura non conclude l'iter autorizzativo. In altri termini, si legge nell'atto, "non esime il richiedente dall'ottenere le eventuali autorizzazioni da parte degli Enti preposti (Comune, Sovrintendenza ecc) per la realizzazione dell'intervento" . Di fatto però, una volta ottenuto il Nulla Osta dall'ente regionale, i privati non trovano molti ostacoli ad ottenere il via libera definitivo al taglio degli alberi. Com'è avvenuto, in epoca recente, per le "Spallette" di Decima Malafede.

I precedenti illustri

Nel febbraio del 2018, appena un anno fa, venne autorizzato il taglio di un altro bosco ceduo. In quel caso gli ettari da abbattere, nel terreno di Propaganda Fide, sono stati ben 21. E nonostante le promesse di chi, come il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, aveva dichiarato che la foresta sarebbe stata salavata, alla fine hanno vinto le ragioni del privato che voleva ricavarne legname. Tra le proteste dei comitati e l'inerzia degli altri enti, compresa la Città Metropolitana. C'è però anche un altro precedente significativo e riguarda la foresta di Capocotta. In quel caso, nonostante il via libera di Roma Natura, gli alberi sono stati salvati. La speranza, per gli ambientalisti, è che prevalga questa circostanza. 

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