Tenuta Castel di Guido, bracconieri senza pietà: un giovane lupo è stato ucciso a fucilate

I cacciatori si sono accaniti contro un esemplare di pochi mesi. Lipu: “E’ stato ucciso con sette pallettoni da cinghiale all’interno della Riserva naturale”

Ritrovato morto uno dei due lupetti neri del branco

Uno dei lupetti ibridi, nati nella scorsa primavera, è stato ucciso all’interno della riserva naturale del Litorale Romano.La presenza della carcassa è stata segnalata, lo scorso 26 novembre ai volontari che gestiscono l’Oasi LIPU di Castel di Guido. L'organizzazione ne ha dato notizia solo ora, ha spiegato, "per consentire la conclusione delle indagini preliminari".

Un lupetto ibrido

L’animale è stato trasportato all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana che, a seguito delle analisi genetiche, ha confermato i sospetti dei volontari. L’esemplare era uno degli ibridi nati dalla lupa Aurelia e dal maschio Nerone. Come il papà ed un altro fratello, il cucciolo aveva un fenotipo anomalo: il manto scuro.

Ucciso con sette pallettoni da cinghiale

Gli esami, inaspettatamente, hanno mostrato anche un altro risultato. L’animale è stato abbattatuto con sette colpi di fucile. Per riuscirvi sono state utilizzate munizioni spezzate che, hanno spiegato i volontari Lipu, sono spesso “usate, illegalmente, per la caccia al cinghiale”. La morte di un giovane esemplare di lupo è un evento tutt'altro che sporadico. Solo un lupacchiotto su due, infatti, riesce a superare un anno di età. Ma spesso, come anche questo caso dimostra, le cause dei decessi sono antropiche.

I bracconieri nella riserva

La presenza di bracconieri all'interno dell'Oasi di Castel di Guido, era già stata segnalata dai volontari della LIPU. Il rinvenimento di questo esemplare impallinato dimostra però che, gli animali presenti nella Tenuta, non sono minacciati solo dai lacci utilizzati per asfissiare le prede. Le tutele di cui gode la Riserva, evidentemente, non rappresentano un ostacolo per i cacciatori di frodo. Né lo sono le norme che proteggono i lupi appenninici, animali ancora classificati come “specie vulnerabili”.

Un alleato dell'uomo

Il conflitto tra uomo e lupo, hanno spiegato i volontari dell’Oasi LIPU, “è generalmente dovuto da una parte ai possibili danni  che la presenza del lupo può creare al settore zootecnico, e dall’altra all’idea antica e smentita dalla scienza che vede il lupo come un competitore per i cacciatori”. D’altra parte però gli stessi produttori agricoli lamentano l’eccessiva presenza del cinghiale, un animale di che costituisce il 94% della dieta alimentare dei lupi di Castel di Guido. In tal senso la presenza di lupi rappresenta un valido alleato nel contenimento di una specie, la Sus Scrofa Majori, particolaremente prolifica e dannosa per le culture.

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Una strategia controproducente

Chiarito che il lupo è un alleato dell’uomo nella strategia di contenimento dei cinghiali, va sfatato anche un altro mito. Uccidere questi predatori non diminuisce i danni zootecnici. Al contrario li alimenta. E questo avviene “a causa della disgregazione sociale dei nuclei familiari, che porta individui solitari a rivolgere le attenzioni preferenzialmente verso prede facili come il bestiame non custodito” hanno ricordato i volontari della LIPU. Se si vuole difendere il bestiame, occorre farlo attraverso cani da guardia e recinzioni elettrificate. I colpi di fucile non sono ammessi. Perchè la specie, in Italia protetta da una cinquantina d'anni, ha impiegato davvero molto tempo a riconquistare l'antico areale laziale. E poi perchè, ucciderli, non fa altro che aumentare i rischi, a Castel di Guido molto esigui, di predazione.
 

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