Tenuta di Castel di Guido, no allo spacchettamento: resta un bene comune

In attesa del bando per il rilancio della Tenuta, comitati e associazioni si sono incontrate con Regione e Roma Capitale. Bonafoni (LZ): "La valorizzazione dell'area è garantita dall'unitarietà dei beni"

I duemila ettari della tenuta di Castel di Guido non saranno parcellizzati. Il suo rilancio passerà invece attraverso la valorizzazione del suo enorme patrimonio. Il bando di gestione che per la fine del mese dovrebbe essere pubblicato, dovrà tener conto delle aree agricole, degli ottocentomila metriquadrati di boschi, qdel sito paleontologico “Pelladrara di Cecanibbio”.

IL GIUSTO APPROCCIO - Per Marta Bonafoni, consigliera regionale eletta nella Lista Zingaretti “la volontà di avviare una fase preliminare di consultazione” è “sicuramente una buona notizia”, in quanto si tratta di una fase “necessaria per dirimere ogni ipotesi di spacchettamento della tenuta”.  E’ “un passaggio fondamentale e molto atteso, per ribadire che la fruibilità e la valorizzazione dell’area è garantita proprio dall’unitarietà dei beni e delle potenzialità presenti in una delle zone più belle della nostra Regione. Una notizia che va di pari passo con la certezza, ribadita dall’assessore all’Agricoltura, Carlo Hausmann, di aver scongiurato ogni ipotesi di vendita della tenuta che resterà un bene comune a disposizione dei cittadini”.

UN PATRIMONIO UNITARIO - Come si legge anche sul portale della Regione Lazio, dall'odierno incontro a La Pisana "è emerso l'intento comune nel fare sistema per il futuro della Tenuta. In particolare si è riscontrata la volontà di trovare soluzioni gestionali unitarie nell’ottica della multifunzionalità di questo straordinario bene regionale; di puntare alla conservazione del capitale naturale e del metodo di coltivazione biologica; di valorizzare le risorse archeologiche; di dare spazio alle associazioni e ai servizi alle persone e di tutelare non solo l’occupazione attuale, obiettivo essenziale e condiviso, ma anche di aumentarla e incrementare l’indotto".

SOSTENIBILITA' FINAZIARIA - Per Coldiretti, il rilancio della Tenuta rappresenta  "dopo tanti anni una grande opportunità,  per dare una svolta e ottimizzare la gestione di un bene storico e di grande valore ambientale ed economico”. Perchè ciò realmente avvenga, David Granieri, presidente della Coldiretti di Roma e del Lazio, auspica che  “nel bando siano prioritari alcuni criteri: know-how imprenditoriale, sostenibilità e longevità del progetto. Su queste solide fondamenta sarà possibile costruire un innovativo modello di sviluppo pubblico-privato che possa rappresentare un punto di riferimento per tutto il settore".

IL RUOLO DEL COMUNE - Resta da sciogliere un nodo.  "In questa fase di rilancio, riteniamo che anche il Comune di Roma debba fare la sua parte. Per questo – conclude Marta Bonafoni – facciamo nostri i dubbi espressi in audizione dal presidente del Comitato Castel di Guido rispetto alla reale disponibilità economica del Comune di investire nel progetto e sollecitiamo un chiarimento in merito da parte dell’amministrazione capitolina".

UN OBIETTIVO CHIARO - Ma Roma Capitale sembra determinata. Come ha ribadito in una nota Daniele Diaco, presidente della commissione Ambiente,  il Comune " eserciterà il proprio diritto di prelazione a canone ricognitorio sulla Tenuta di Castel di Guido affinché  questo bene pubblico di enorme valore resti nella disponibilità e fruibilità  della collettività, cosa non garantita da un qualsiasi privato. L'Amministrazione capitolina sta già lavorando ad un ambizioso progetto di valorizzazione, nella sua molteplicità e vocazione, che mira a creare un modello virtuoso e determinante nel panorama agricolo romano e nazionale. Da ciascuno dei soggetti intervenuti è emersa la consapevolezza che la salvaguardia del Patrimonio, dell'Ambiente, degli animali e dei lavoratori della tenuta, è  garantita solo evitando frammentazioni e  Roma Capitale – ha concluso Diaco – riveste un ruolo  fondamentale  per garantire il raggiungimento di tali obiettivi”.

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