Emergenza cinghiali, Coldiretti attacca RomaNatura: "Piano di contenimento inesistente"

La Coldiretti lamenta gli scarsi indennizzi e suggerisce di puntare sulla caccia di selezione a cura degli agricoltori

Rischia di farsi sempre più complicata la convivenza tra uomini e cinghiali. La loro diffusa presenza in ambiente urbano, rappresenta infatti solo la punta di un iceberg. Sono moltissimi infatti gli ungulati che si sono riprodotti in constesto extra cittadino.

I danni causati all'agricoltura

La specie, molto più grande e prolifica di quella autoctona, sta ingenerando problemi soprattutto in ambito rutale. Secondo una stima di Coldiretti Lazio, i danni causati al sistema agricolo regionale si stima siano tra i 3 ed i 5 milioni all'anno. Una cifra consistente "a fronte della quale – lamenta David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – gli indennizzi stanziati sono assolutamente inadeguati". Un problema che "si trascina da anni a spese degli agricoltori e della sicurezza dei cittadini".

Il ruolo di RomaNatura

I frequenti avvistamenti di ungulati nella Capitale, offre una buona cartina di tornasole. Aiuta  a comprendere quanto, questa specie, si sia radicata nelle campagne e nelle aree boschive a ridosso della città. Si tratta di aree che, in parte, sono gestite dall'Ente regionale Roma Natura. Ed è proprio a questa realtà che il presidente di Coldiretti Lazio ha scritto, per richiedere "un intervento  deciso a difesa di quei cittadini e imprenditori che vivono all’interno e nelle vicinanze delle aree verdi di competenza dall’Ente". In tutto si tratta di 15 parchi cittadini e perurbani che si estendono su superfici enormi. Solo per quanto riguarda le nove riserve naturali, si stima siano infatti 14 mila e 226 gli ettari da gestire. Numeri che danno un'idea di quanto difficile garantire un'efficace amministrazione di questi territori.

L'abbandono delle campagne

"La mancata applicazione del piano di contenimento dei cinghiali, nelle aree gestite da RomaNatura – sottolinea David Granieri – sta aggravando una situazione già critica per la collettività e per l’ambiente costringendo un numero crescente di agricoltori ad abbandonare le coltivazioni". La fuga dalla cempagne, provoca un impoverimento dell'offerta enogastronima che caratterizza i produttori di Coldiretti. Ed al tempo stesso, come fatto notare da Granieri " determina anche il degrado del paesaggio".

Gli agricoltori e la caccia di selezione

L'idea di puntare su un superpredatore come il lupo, avanzata nel corso di un recente convegno organizzato dal Parco di Bracciano-Martignano, non  è piaciuta alla Coldiretti. L'organizzazione mira ad una soluzione decisamente diversa: mettere i fucili in mano agli agicoltori. "Riteniamo che ristabilire un equilibrio naturale sia essenziale per il mantenimento della biodiversità e che gli agricoltori potrebbe essere considerati importanti risorse nella caccia di selezione svolgendo il ruolo di selecontrollori" spiega Granieri. Una soluzione drastica a fronte di quella che Coldiretti considera "un’emergenza non più sostenibile che richiede azioni immediate e incisive, non più procrastinabili".

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