Livia, la grande signora dell'impero

La Villa di Livia è uno dei più bei siti archeologici della periferia romana, eppure è conosciuto quasi solo da pochi specialisti. Tutti conoscono la più bella statua dell'imperatore Augusto esistente, l'Augusto loricato conservato ai Musei Vaticani; tutti conoscono il magnifico giardino dipinto su quattro pareti, conservato al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo, dal quale sono poi state copiate importantissime pitture romane e pompeiane. Pochi sanno che entrambi questi gioielli provengono dalla Villa Livia situata al nono miglio della via Flaminia, dove ora sorge Prima Porta.

La Villa, caduta in disuso e sparita dalla memoria sul finire dell'impero romano, fu riscoperta nel 1863. In quell'anno venne prima dissotterrata la statua di Augusto e, qualche giorno dopo, l'ipogeo magnificamente affrescato e in uno stato di conservazione ottimo. Ci si accontentò delle scoperte e gli scavi furono inspiegabilmente sospesi. Il sito fu nuovamente dimenticato e solo nel secondo dopoguerra, dopo che i tedeschi avevano scelto quel magnifico sperone di tufo a picco sulla valle del Tevere alle porte nord di Roma come postazione strategica, e i bombardamenti danneggiato pesantemente il soffitto stuccato e gli affreschi dell'ipogeo che avevano resistito per millenni, si decise di staccare gli affreschi del ninfeo. Il sito subì poi ulteriori danni a seguito della decisione di costruirci sopra un parco pubblico, finché all'inizio degli anni Ottanta si ordinò finalmente di riprendere gli scavi che ebbero un impulso decisivo dopo il 2000.

Oggi, grazie anche agli interventi compiuti lo scorso anno un po' frettolosamente ma con intelligenza in occasione del bimillenario della morte di Augusto, la villa si presenta nella sua bellezza e preziosità, con pavimenti e affreschi ricchi e stupefacenti. È soprattutto una testimonianza viva e presente della sua padrona, quella Livia che fu moglie di Augusto e personaggio chiave dei passaggi di Roma dalla Repubblica all'Impero, moglie, madre, nonna, bisnonna e trisavola di tutti gli imperatori delle dinastia dei Cesari, cofondatrice della Roma dominatrice del mondo e partecipe della nascita e dello sviluppo del principato augusteo.

La villa, che Livia dovette ereditare dalla ricca famiglia della madre Alfidia, è testimonianza dei gusti della sua padrona, del suo amore per la cultura, per la natura, per la medicina. In essa era il famoso laureto cantato da poeti e storici romani dal quale venivano i rami di alloro che cinsero i Cesari nei loro trionfi. Riscoprirla oggi è conoscere uno dei luoghi più intimi e cruciali al cuore della Roma augustea.

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